Intervista a quelle ragazze lì, ma proprio a loro!

Girls Like That, racconto di Evan Placey, è tornato in stagione, dandoci modo di incontrarne cast artistico e regista

il cast artistico di Girls Like That
m&s - il cast artistico di Girls Like That (foto © media & sipario)

La pièce racconta in maniera crudele ma veritiera il comportamento, apparentemente solo sconsiderato, degli adolescenti, tanto cattivi quanto realmente consapevoli della propria perfidia. Quattro sedicenni sul palco, "armate" dei loro smartphone, si rivelano a genitori "piuttosto distratti" (cit.), facendo "socializzare" la foto di nudo di una loro "amica".

Uno spettacolo sicuramente da vedere che - come scrivevamo nella nostra recensione - non è "solamente 'un’indagine onesta su una generazione di non-sorelle' (come ha scritto The Guardian), ma è soprattutto la disamina di quei figli che spesso fingiamo di non avere, salvo poi scoprirli diversi da quegli angeli caduti dal cielo, che solo tanta noncuranza e disattenzione potevano non farci riconoscere".

Tornato in scena il testo, ne abbiamo approfittato per vederlo nuovamente - nulla è cambiato come forza nelle sensazioni restituite - e per incontrare il regista (Emiliano Russo) ed il cast artistico (Giulia Gallone - Flavia Mancinelli - Diletta Masetti - Ottavia Orticello). Avviso: abbiamo cercato nel riportare la conversazione di non raccontare troppo dello spettacolo, ma molti riferimenti alla trama sono ovviamente inevitabili.

Il linguaggio è apparentemente eccessivo, ma solamente se visto da chi non è mai entrato in una qualsiasi scuola
Le "parolacce" usate non sono a caso, sono tutti modi per chiamare "troia" una donna. Placey ne fa un discorso del "maschilismo del linguaggio", infatti fa dire ad una delle ragazze "immaginatevi se i ragazzi si chiamassero troio tra di loro" e questa cosa le fa ridere, perché non è possibile, non esiste "troio", ma esiste una lunghissima lista per chiamare "troia" una donna. Ecco perché lo spettacolo parla anche di femminismo, per il maschilismo che c'è nel linguaggio.

Placey - osserva il regista - in un'intervista fa notare che le donne sono arrivate ad utilizzare sulle donne gli stessi meccanismi di oppressione che finora solo gli uomini hanno utilizzato, ed è esattamente questo il nocciolo della questione "femminista" della pièce. 

Il racconto è sugli adolescenti, ma la cronaca ci restituisce altri fatti tragici di adulti. Si sta alzando l'asticella dell'età?
Il problema vero è che non ti liberi più, non mi potrò più liberare di quell'immagine che vi siete fatti di me, mi perseguiterà sempre, quindi non è un discorso di età. Può riguardare anche una donna di 30 o 35 anni o 40. E' una persecuzione che ti marchia con un hashtag.

Rientra il regista: Oramai esiste veramente Second Life, chi sei sul web può essere qualcosa di completamente diverso da quello che sei nella vita di tutti i giorni. L'immagine che ti crei online supera mille volte ad oggi quella reale.

La scelta di portare sul palco un testo così complesso?
Volevamo parlare di qualcosa che riguardasse i nostri tempi, un testo di teatro contemporaneo e diverso da quello che normalmente si mette in scena. E' uno spettacolo che i genitori dovrebbero vedere con i figli, che vorremmo portare nelle scuole, ma ci rendiamo conto di quanto sia difficile. Il confronto con le ragazzine che mettiamo in scena (16 anni) ci darebbe l'esatta percezione di come loro affrontano questa tematica. Anche se temiamo che non reagirebbero, considerando il tutto come "normalità".

Quanto siete stanche quando uscite dal personaggio (si guardano rapidamente tra loro e sorridono prima di rispondere)

Molto, poi più è lontano da noi e più è faticoso. Interpretare un personaggio che non è simile a te, è sempre molto faticoso, perché devi entrare in dinamiche che non sono le tue, che diventano "innaturali". E' un mestiere, ma è anche difficile riuscire ad abbandonare completamente un personaggio. Lo studi, lo prepari, lo interpreti e poi in qualche sfumatura ti rimane dentro, anche in una forma di diverso tono di voce.

Conclude il concetto il regista: è anche difficoltoso riuscire a sostenere la dinamica del branco, che però in questo spettacolo è veramente fondamentale. E' un lavoro corale dove tutti i quattro personaggi devono riuscire a mantenere sempre la stessa vitalità in scena e veramente a sostenersi nel caso in cui ci sia un leggero dislivello.

GIRLS LIKE THAT
di Evan Placey
traduzione a cura di Flaminia Cuzzoli, Ottavia Orticello e Emiliano Russo
con Giulia Gallone, Flavia Mancinelli, Diletta Masetti e Ottavia Orticello
coreografie Monica Scalese
regia Emiliano Russo
produzione Upnòs Aps
in collaborazione con Emanuele Merlino
produzione autorizzata da The Agency (London)

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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