Gigì

Non molti hanno avuto la fortuna di assistere alla messa in scena di "Gigì" con il grande Ernesto Calindri

Se non siete stati sempre appassionati di teatro in generale e di musical o commedie musicali in particolare, probabilmente non avete mai avuto la fortuna di assistere a "Gigì" dello sceneggiatore Alan Jay Lerner e del compositore austriaco naturalizzato statunitense Frederick Loewe, messo in scena, nella stagione 1995-1996 da un cast d'eccezione: Liliana Feldmann, Isa Barzizza, Gianluca Guidi, Maria Laura Baccarini e il meraviglioso ultraottantenne Ernesto Calindri.

Gigì, uno spaccato della "Belle Epoque", uscì come romanzo breve a puntate a firma della scrittrice francese Colette che pubblicò poi la novella in un unico volume nel 1944. La storia narra le vicende di Gilberte, chiamata affettuosamente, appunto, Gigì: la giovane fanciulla, che vive con la nonna e la madre (che non viene mai delineata caratterialmente) in un modesto appartamento a Parigi, sta prendendo lezioni dalla prozia per essere instradata nella difficoltosa, ma sempre in voga per l'epoca, vita di "cortigiana". Gaston Lachalle, figlio di un industriale dello zucchero, oltre a frequentare il bel mondo e Maxim's (ristorante molto di moda sia a Parigi che nelle operette - basti pensare a "La Vedova Allegra") frequenta la casa di Gigì e della nonna Mamita perché solo lì si sente veramente se stesso. Come in ogni "favola musicale" che si rispetti, l'amicizia tra Gaston e Gigì si trasforma in amore e, anche se, inizialmente Mamita e la sorella pensano che Gigì diventerà solo l'ennesima, e temporanea, amante del giovane, Gaston la chiede in sposa.

Il racconto venne trasformato in sceneggiatura teatrale e debuttò il 24 novembre 1951, diretto da Raymond Roulear e prodotto da Gilbert Miller, a Broadway, al Teatro Fulton con protagonista nientemeno che Audrey Hepburn che si aggiudicò il Theatre World Award per i debutti teatrali. Fu la stessa Colette (che curò l'adattamento del testo insieme ad Anita Loos, l'autrice di ''Gli uomini preferiscono le bionde'') a volerla nel ruolo di Gigì, dopo averla ammirata in "Vacanze a Montecarlo". La commedia ebbe un tale successo di critica e di pubblico che venne replicata 219 volte e divenne, nel 1958, l'indimenticabile film, vincitore di 9 premi Oscar, di Vincente Minnelli, con Leslie Caron e la travolgente simpatia ed ironia di Maurice Chevalier nel ruolo (scritto per l'occasione) di Honoré, zio di Gaston. L'adattamento, in questo caso, fu di Alan Jay Lerner che collaborò quindi nuovamente con Loewe dopo il successo di "My Fair Lady".

La versione italiana fu messa in scena dal regista Filippo Crivelli che prese Colette alla lettera e con l'aiuto dello scenografo Roberto Comotti (pochi arredi di scena, in perfetto stile liberty), della costumista Antonella Poletti e dell'ottimo cast ne fece un successo. Maria Laura Baccarini nel ruolo di Gigì era perfetta: giovane, briosa, con l'aria ingenua e a tratti maliziosa, non sfigurava né vicino ad un figlio d'arte del calibro di Gianluca Guidi (già sulle orme del padre Dorelli per timbrica e charme) né a mostri sacri del palcoscenico come Isa Barzizza e Liliana Feldmann.

Discorso a parte per Ernesto Calindri. Contro il "logorio della vita moderna" (per citare una sua indimenticabile battuta in uno spot per un amaro), evidentemente non c'era cura più salutare del continuare, a ben 84 anni, a calpestare i tavolati del palcoscenico riuscendo, oltre che a cantare, anche ad accennare passi di danza che, considerata l'età, erano più fluidi di molti odierni "ballerini" (o definiti tali). Le battute, rivolte al pubblico o ai propri coprotagonisti, sembravano fossero cucite addosso come i costumi d'epoca, perfetti per un Signore del Teatro qual'era e che riusciva a strappare applausi prolungati anche solo con l'entrata in scena.

''Il fascino di questo spettacolo - affermò Calindri in un'intervista - è dovuto probabilmente a due fattori: la rievocazione ironicamente affettuosa di un mondo sempre più remoto; e la scelta raffinata e, oserei dire, perfetta dei personaggi, anche quelli cosiddetti 'minori'. Per questo è uno spettacolo che abbiamo davvero realizzato con amore''. Nella piéce lo zio Honorè cantava "Merci mon Dieu, pour tout les Fammes..." ma gli spettatori che hanno avuto la fortuna di assistere, almeno una volta, ad uno spettacolo con questo attore, potrebbero dire con sicurezza "Merci mon Dieu, per questi attori..."

Dalla stagione 1995-1996 lo spettacolo non ci risulta essere stato più messo in scena in Italia mentre a Brodway un ultimo adattamento risale appena allo scorso 2015. Ci auguriamo che, prima o poi, qualche Compagnia decida di rimetterlo in scena o che qualche emittente televisiva rimetta in replica la registrazione effettuata al Teatro Sistina di Roma per "Palcoscenico" e andata in onda come omaggio a Calindri poco dopo la sua scomparsa.

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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