Babbani (all'inglese) o No-Mag (all'americana), in qualsiasi modo vogliate essere chiamati, è il momento di rivivere la magia che solo la "penna" di J.K. Rowlings ha saputo creare. Nel caso in cui invece faceste parte della fortunata schiera di streghe o maghi che alla scuola di stregoneria di Howgarts ha studiato sul testo di Newt Scamander "Animali fantastici e dove trovarli", assistendo alla proiezione del film omonimo - nella sale dal 16 novembre 2016 - avreste la possibilità di conoscere l'autore in persona e capire come abbia potuto descrivere minuziosamente uno Snaso o un drago Ungaro Spinato, quasi alla stregua di Piero Angela, senza utilizzare una "giratempo" per tornare al 1926.
Per un fan del "maghetto" con la cicatrice, il sopravvissuto a "tu-sai-chi" (leggi Voldemort), entrare al cinema e non trovare il trio Harry-Hermione-Ron potrebbe inizialmente destabilizzare. Anche il fatto di non trovarsi in Inghilterra, ma piuttosto in America, e nel 1926 invece che ai giorni nostri, potrebbe disorientare più di una passaporta o di una smaterializzazione venuta male. Ma bastano poche scene e qualche incantesimo (in certi casi simile ad un gioco di prestigio) per ricondurre un appassionato in quella "stanza della necessità" - con il mondo magico di Silente e compagni ogni qualvolta se ne desiderasse la compagnia - che ogni "potteriano" ha sperato di poter avere da quando sono apparsi gli ultimi titoli di coda sul film "I doni della Morte".
Quest'ultimo episodio della saga si lega in qualche modo a "Animali Fantastici" e i veri appassionati hanno trovato degli indizi che si spera si svilupperanno nei prossimi quattro film che sono stati promessi. Ma andiamo con ordine. Nel 1926, a New York, stanno accadendo fatti quantomeno insoliti che rischiano di far scoprire ai No-Mag - così vengono chiamati i Babbani (leggi forme umane senza poteri magici) in America - la presenza del mondo magico. In un momento così delicato, in un epoca di proibizionismo (sia sociale che magico) nel quale anche il Macusa (Magico Congresso degli Stati Uniti) si trova in difficoltà, sbarca in America il magizoologo Newt Scamander, un Eddie Redmayne che, nonostante accusato di poca espressività dalla critica, è perfetto nel ricoprire il ruolo dello studioso dall'aria scanzonata e un po' naif, che vive in un mondo a sé stante rispetto a tutto quanto lo circonda e nell'indossare il costume che ci aveva fatto venire l'acquolina in bocca già nel padiglione di Lucca Comics And Games. Un mondo che, tra l'altro, tiene ben nascosto in una valigia di cuoio marrone dal quale ogni tanto provengono strani sussulti. L'incontro con il No-Mag Jacob Kowalski - un divertentissimo Dan Fogler - un futuro pasticcere che, casualmente, ha tra la mani una valigia apparentemente uguale a quella di Newt, darà il via ad una serie di vicende che danno modo al regista David Yates (già avvezzo al mondo magico della Rowlings) di realizzare un film che non delude anche se, per i puristi, un po' troppo "americano" forse nel sensazionalismo apocalittico di alcune scene.
Da un punto di vista tecnico ed estetico, il film è una "goduria" per gli occhi: mondi magici realizzati con sorprendenti effetti speciali, valigie dal doppio fondo inaspettato, i buoni ed i cattivi sempre sulla linea di confine, creature magiche divertenti - chi non vorrebbe adesso uno Snaso per Natale? Un delizioso e tenero animaletto panciuto dall'atteggiamento di "gazza ladra" - simpatiche come l'Asticello, o affascinanti come Tuono Alato, un lato dark che non guasta, una storia d'amore appena percepita ed una parte comica sempre latente che ha strappato più di una risata in sala.
La coppia Newt-Jacob, che strizza l'occhio alla comicità di Jacques Tati, non delude anche se, in alcune parti, è la simpatia e l'espressività di Fogler a farla da padrone. Porpentina - Tina, ex Auror interpretata da Katherine Waterstone è forse un po' offuscata dalla sorella Queenie (Alison Sudol) che, nel suo ruolo di coprotagonista è convincente ed accattivante. Non si può non nominare Ezra Miller nella parte dell'ambiguo Credence e Colin Farrell, un seduttivo Percival Graves o Johnny Depp che pur apparendo in una sorta di "cameo", se anche non sorprende per doti attoriali (non ne avrebbe il tempo), interpreta un Gellert Grindelwald che fa ben sperare agli appassionati di trovare risposte alle domande lasciate aperte dalla saga dei sette anni di scuola di Harry Potter.
Babbani o Maghi presenti alla proiezione, fan o neofiti trascinati dai potteriani, una cosa è sicura: sui titoli di coda la sala, completamente sold out, è scoppiata in un applauso, quasi fosse a teatro e sperasse nell'apparizione dell'intero cast a raccogliere i meritati complimenti. Durata del film: 2 ore e 13 minuti









