Venezia è un gioiello di architettura anche se è "una città con grossissimi problemi idraulici", felice battuta di Costantino (Giuseppe Battiston) dal Pane e Tulipani (2000) di Silvio Soldini. E' quindi estremamente particolare come il teatro di questa città "idraulicamente problematica" abbia invece avuto problemi con il fuoco. Il riferimento è naturalmente per La Fenice, un edificio che sembra aver preso alla lettera la leggenda dell'uccello mitologico dal quale prende il nome, la fenice (o araba fenice) appunto, l'uccello di fuoco capace di risorgere dalle proprie ceneri. Il teatro infatti andò per ben due volte bruciato e per ben due volte fu ricostruito anche se la sua nascita si deve al concorso indetto dalla Nobile Società dei Palchettisti nel 1789.
Furono ventotto gli studi presentati e tra i nove concorrenti vinse l'architetto Giannantonio Selva, con un modello ligneo tutt'ora conservato. I lavori cominciarono nel 1790 e terminarono due anni dopo: il 16 maggio 1792, giorno della festa della Sensa (una festività cristiana celebrata nella Repubblica di Venezia in memoria dell'ascesa di Cristo al cielo, il giovedì dopo la quinta domenica di Pasqua). Il Teatro La Fenice fu inaugurato con "I giuochi d'Agrigento" di Giovanni Paisiello su libretto del conte Alessandro Pepoli con Giacomo David, Gaspare Pacchierotti e Brigida Banti. Benché il cronista della Gazzetta Urbana Veneta scrivesse, in occasione dell'inaugurazione, che "... tutti li 174 palchi componenti questo Teatro sono simili perfettamente...", trasponendo in tale uguaglianza architettonica l'ideale di un teatro repubblicano, già nel 1807, in occasione della visita del 1 dicembre di Napoleone Bonaparte, si cominciarono le prime modifiche: la creazione del Palco Imperiale.
Seguirono un restauro nel 1825 dovuto all'usura delle decorazione causato dai fumi dei lumi ad olio ed infine il primo incendio. Nel 1836 - forse a causa di una stufa malfunzionante - il teatro crollò e la ricostruzione fu affidata ai fratelli ingegneri Tommaso e Giovan Battista Meduna, Tranquillo Orsi lavorò alla decorazione del soffitto, mentre Giuseppe Borsato lavorò alla decorazione del palco reale. Giambattista Lucchesi e Giambattista Negri sostituirono le scene affrescate del Settecento con specchi e marmorini che mettevano in risalto l'architettura. Il nuovo Teatro, fresco di insegna azzurro e oro, fu inaugurato il 26 dicembre 1837 con la prima assoluta di "Rosmunda in Ravenna" di Giuseppe Lillo.
Il fuoco però non aveva smesso di ardere sotto le ceneri e, tralasciando modifiche anche dovute ai moti del 1848, gli interventi e i restauri a cavallo tra l'800 e il '900, le fiamme presero nuovamente possesso della sfortunata sala, stavolta per cause dolose. Nel 1996 La Fenice venne completamente distrutta per rialzarsi grazie al progetto di Aldo Rossi nel concetto di "com'era, dov'era".
L'inaugurazione del 2003 ha riportato il Teatro ai fasti del passato, tra conservazione e ricostruzione, ed è quanto possiamo ammirare entrando, per assistere ad un'opera o per le visite diurne organizzate. La facciata principale sul Campo San Fantin consente l'accesso degli spettatori all'atrio e al foyer da cui, mediante lo scalone d'onore, si giunge alle Sale Apollinee. Per queste aree il progetto di restauro è stato un "atto d'amore verso i frammenti superstiti" (così scrive Aldo Rossi). Nel sottotetto è stata ricavata una sala espositiva aperta al pubblico anche grazie alla nuova scala esterna di sicurezza.
La sala teatrale completamente distrutta dall'incendio è stata ricostruita filologicamente con il mantenimento di tutti i cinque ordini di palchi, corredati del medesimo apparato decorativo in cartapesta e legno anche sulla base di una minuziosa ricerca fotografica. Il prevalente uso del legno è stato accuratamente scelto e sapientemente trattato per ottenere la migliore resa acustica. Il progetto ha dato luogo anche al ripristino dell'originario accesso alla sala teatrale dalla cosiddetta “entrata d'acqua” dal rio prospiciente il teatro. E' forse questo ingresso che rende ancora più magica La Fenice. Assistere all'arrivo di gondole o imbarcazioni con gli spettatori, magari in costume durante il Carnevale Veneziano, dà pienamente la sensazione di un continuum con quello che avverrà poco dopo sul palco: un'unica e intensa rappresentazione che non può mai avere fine, come il teatro.
Il Teatro è aperto per le visite tutti i giorni dalle ore 9:30 alle ore 18:00. www.teatrolafenice.it









