L'Aminta di Giorgia Serrao

Nessun settore della vita è tanto esiguo e insignificante da non offrire spazio alle aspirazioni artistiche (Gustav Klimt)

Giorgia Serrao
m&s - Giorgia Serrao

Abbiamo avuto il “piacere” di creare un doppio disturbo a Giorgia Serrao, assistente alla regia e attrice (invertendo l’ordine il risultato artistico non cambia) de L’Aminta di Torquato Tasso, in scena al Teatro Trastevere di Roma dal 9 al 14 novembre 2021, con la regia di Sergio Basile. Il nostro “doppio” disturbo consiste in questa intervista, che interrompe una prima volta le prove dello spettacolo, e in una sua ripetizione radiofonica per Radio & Sipario, la nostra striscia settimanale dedicata al teatro in onda sui "bit" di Radio Svolta.

È il momento di riprendere e di ricominciare – sono le sue parole – e cercare di fare cose fatte bene e portare lavori di qualità in teatro ed è quello che ci preme di più, sperando poi che il pubblico risponda.

Osserviamo quanto uno spettacolo del genere possa rischiare di rivolgersi ad un pubblico di nicchia
Questa estate ho lavorato, e sono stata più fortunata di altri colleghi, ed ho lavorato maggiormente con delle commedie, che mi piacciono e mi divertono, ma sento e sentiamo noi tutti anche il bisogno di lavorare sull’approfondimento di certi personaggi, come è possibile fare con L’Aminta. Tentare di portare un testo così difficile e in versi nelle sale è una sfida che ci eravamo prefissati, anche per mostrare al pubblico quanto invece sia fruibile. La nostra speranza è quella che si abbia voglia di tornare in teatro e di sperimentare dopo questo lungo periodo di totale chiusura e forse di solitudine perché persi dentro sé stessi. Questa è la nostra speranza nei confronti del teatro italiano: guardare oltre il proprio naso e superare la stasi che purtroppo ha caratterizzato questi ultimi anni. Sono di ritorno da due anni di esperienza lavorativa a Londra e vorrei riuscire a vedere anche nel pubblico italiano quel grande desiderio di tornare e lo stesso entusiasmo che ho visto nello spettatore britannico, nel momento in cui hanno riaperto le sale. So che non si devono fare paragoni, ma per un attore italiano vedere quel coinvolgimento così trasversale, dal più grande teatro del West End al più piccolo off da pochi posti, non può che farti venire il desiderio, la speranza che anche da noi succeda. Forse è un sogno, ma è un sogno a cui noi crediamo.

Tornando all'Aminta, le chiediamo se sia un debutto o la ripresa di un lavoro che si era dovuto fermare
È un debutto assoluto. È un testo al quale il nostro regista, Sergio Basile, è molto legato. E’ un amante da sempre del verso da sempre ed un grandissimo maestro del verso, che ha cominciato a studiare con Vittorio Gassman e Giorgio Albertazzi. Per me una grande fortuna e un privilegio avere Sergio e lavorarci assieme, vederlo dirigere uno spettacolo come questo è stato meraviglioso, un insegnamento veramente grandissimo. La passione che mette lui nel verso, il modo con cui lo spiega e lo rende fruibile è qualcosa di straordinario. Nel caso di questo spettacolo, che lui ama molto e che ha messo in scena più volte, ha voluto costruire ancora qualcosa di diverso e quando ce ne ha parlato ha suscitato in noi il suo stesso innamoramento. È veramente uno spettacolo meraviglioso. La grande sfida è quella di portare i versi dell’Aminta all’interno di una realtà manicomiale, quella realtà dove il Tasso ha realmente vissuto per 7 anni, ma attualizzata, con uno studio profondo del personaggio. Il Tasso che mettiamo in scena è veramente il Tasso o è un malato che pensa di essere Torquato Tasso?

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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