Alessandra Simone è una performer, regista e operatrice di teatro-comunità. "Solo al femminile" è il titolo del progetto che ha presentato nella Residenza Multidisciplinare della Bassa Sabina, all’interno degli spazi del Teatro delle Condizioni Avverse e in quelli messi a disposizione dalle amministrazioni comunali di Salisano, Montopoli di Sabina e Poggio Mirteto, tutte in provincia di Rieti. Restituzione finale sul territorio, ma anche due incontri didattici al Centro di Formazione Professionale di Poggio Mirteto (IFRieti), dove anche noi eravamo presenti, precisamente con la seconda classe del corso di estetica e il coordinamento interno delle insegnanti di lettere e di estetica.
Il progetto residenziale è stato inserito all’interno dell’opera realizzata con il sostegno della Residenza Multidisciplinare della Bassa Sabina TerrArte 2021 in attuazione dell’estensione all’anno-ponte 2021 dell’Intesa triennale (2018-2020) MIBACT- Regione Lazio ai sensi dell’art. 43 “Residenze” del D.M. 27 luglio 2017, relativa ai progetti di Residenze artistiche.
Diplomata alla Scuola di Teatro di Bologna Galante-Garrone e alla Scuola di Cirko Vertigo, Alessandra Simone si è specializzata come acrobata aerea alla Scuola Nazionale di Circo di Rio de Janeiro. Nel 2009 ha partecipato al workshop con Ariane Mnouchkine a Parigi. Ha frequentato il corso di teatro-comunità (diretto da Maria Grazia Agricola e Duccio Bellugi Vannuccini del Théâtre du Soleil) con la quale collabora tuttora. Come performer lavora in spettacoli di circo tradizionale e contemporaneo, produzioni teatrali e liriche. Ha conseguito il “Certificat en dramaturgie circassienne” organizzato da CNAC/ESAC. E’ la fondatrice di ACC PROJECT, un progetto sperimentale internazionale di ricerca sulla creazione circense a partire dall’autobiografia. Dal 2015 conduce laboratori di teatro e autobiografia per l’Associazione Italiana Psicologi nel Mondo e per C.F.P. Spazio Psicomotorio S.R.L. Attualmente lavora come tutor presso l’Accademia professionale della Fondazione Cirko Vertigo, assistendo maestri e registi di calibro nazionale ed internazionale tra cui Peter James, Eric Angelier, Carlo Roncaglia.
Nel corso dei due incontri sono stati dati i primi dettagli narrativi e visivi del suo (as)solo, ancora in costruzione, ma già perfettamente delineato nei suoi temi drammaturgici e sociali principali. Sostanzialmente siamo di fronte ad una performance di circo contemporaneo, con la protagonista che in scena viene "accompagnata" da un bambolotto di antica memoria (Big Jim), un giocattolo quasi sconosciuto alle adolescenti del Terzo Millennio, snodabile come una danzatrice, ma dotato di una particolarità: premendone la schiena il braccio scatta con un "mortale" colpo di karate, almeno nelle prime versioni. Un atto esplicito di improvvisa violenza che ognuno di noi è libero poi di interpretare nel modo preferito. Anche di fingerne l'inesistenza, come spesso succede quando si affrontano argomenti scomodi, ma ancora troppo radicati in una società (poco) civile che fatica ad ammettere i suoi inevitabili cambiamenti.
Solo al Femminile approfondisce la mai conclusa riflessione sull’identità di genere, tralascia la visione solida e stereotipata di "uomini vs donne", per approfondire il concetto di gender fluidity. Tutto questo attraverso l'esaltazione del trattamento di bellezza, fulcro nodale dell'incontro con le prossime "operatrici del benessere" (questa la qualifica che attende le ragazze al termine del corso).
Parlando e confrontandosi con le studentesse, Alessandra Simone, perfettamente a suo agio con una platea scolastica, ha cercato e trovato i punti di contatto tra sé e le adolescenti, stimolando la curiosità della classe, rispondendo alle tante domande sul progetto e fornendo così le linee guida principali che hanno permesso la realizzazione del make-up di scena, con la più classica depilazione a cera che è diventata elemento simbolico della performance.
Il secondo incontro si è poi trasformato in un laboratorio esperienziale durante il quale, attraverso "giochi", Alessandra ha stimolato le allieve a portare il loro punto di vista, quali significati attribuissero agli oggetti di scena, a partire dai due bambolotti simbolo dei giochi nettamente separati (per scelta degli adulti) dei bambini del secolo scorso. Questa suddivisione - purtroppo ancora protagonista della cronaca recente - ha permesso la condivisione di alcuni stereotipi e preconcetti di genere, contenuti all'interno di una selezione di testi raccolti dal Centro Studi e Documentazione del Pensiero Femminile di Torino. Partendo dal Codice di Hammurabi e arrivando ai grandi pensatori del '900, con una mediazione culturale attenta è possibile capire come la violenza di genere si sia annidata anche nelle pieghe di letterati e filosofi, tuttora oggetto di studio scolastico, ma esenti da ogni forma di critica o dissenso.
L'incontro è diventato anche occasione di una breve restituzione artistica con - come ulteriore sostegno alla coreografia - una mirata scelta di drammaturgia musicale (Mia Martini), che si è andata così ad affiancare al gesto, lo ha rafforzato ed esaltato. Inutile ribadire che le ragazze, oramai totalmente coinvolte nell'aspetto più creativo, sono diventate attente suggeritrici di tutto il progetto, fornendo contributi che hanno reso la performance un processo di drammaturgia collettiva di comunità.
Appagate le intenzioni dell'artista di creare una performance che trascenda ed ibridi i generi tra teatro, circo contemporaneo e performance art, che sia necessario, in un prossimo futuro, rivedere il titolo del progetto, togliendo la parola "solo"?








