La campanella per la lezione di "storia del Rock" suona molto presto. Per alcuni dei componenti addirittura alle 5 della mattina, soprattutto se l'aula e la classe devono essere pronti per le ore 16, quando il pubblico entrerà in sala per assistere allo spettacolo. Non stiamo parlando di una lezione qualunque, ma di quella "messa in scena" sul palco di "School of Rock" il musical che, per l'Italia, è distribuito da PeepArrow Enterteiment e che da circa un anno sta girando, con una applaudita tournée, i teatri italiani.
Dopo averlo applaudito in teatro, sia in Italia che in Inghilterra, abbiamo avuto la possibilità di seguire il dietro le quinte della tappa bolognese di questo grande musical per famiglie, che prende il la (è proprio il caso di dirlo!) dal film del 2003 diretto da Richard Linklater, con uno strepitoso Jack Black come protagonista (e una eccezionale colonna sonora) e le cui luci e musiche invadono pienamente platea e galleria. Lo spettatore è talmente "abbagliato" dalla magia che avviene sul palcoscenico da chiedersi solo di sfuggita, quando si chiude il sipario, chi si sia stato a chiuderlo e spesso non si domanda nemmeno "chi" possa averlo aperto.
E' questo "chi" che abbiamo avuto l'occasione di conoscere da vicino ed è un chi composto da tutte quelle figure che, in teatro, sono nascoste dalle quinte del palcoscenico o dalla cabina di regia, ma per questo essere nascosti, non sono certo meno importanti per la buona riuscita di uno spettacolo, oseremmo dire (lo osiamo proprio!) fondamentali. Sono le persone ombra - o che si muovono nell'ombra - che in teatro vengono chiamate "maestranze" e che ricoprono ruoli che vanno dal fonico al tecnico del suono, dall'attrezzista al tecnico luci, dal coreografo al direttore di palcoscenico passando per sarte, costumisti, elettricisti, assistenti, senza dimenticare facchini e montatori.
Snocciolando le cifre di questa produzione, per ogni tappa della tournée vengono messi in movimento 3 tir che trasportano il materiale di scena, poi ci sono 15 persone "fisse" per il montaggio e lo smontaggio, mentre sono 20 i facchini che vengono reclutati, di volta in volta, sul posto. Ed è solo l'abc - per rimanere in tema di lezione e nell'ambito della nostra "Scuola" - necessario per la realizzazione di una messa in scena come quella del musical di Massimo Romeo Piparo (non solo produttore, ma anche regista). Il resto dell'alfabeto è composto, lettera per lettera, da Dedizione, Entusiasmo, Fatica, Generosità, Ironia, Lavoro (tantissimo!), Maestria... fino ad arrivare alla lettera iniziale di ciò che abbiamo scoperto, non muove solo gli artisti sul palcoscenico, ma anche quelli dietro. E' la P di passione che abbiamo potuto leggere sul volto certamente stanco, ma anche soddisfatto di ogni singolo componente dello staff tecnico, che ci ha pazientemente descritto ed illustrato molte delle magie che avvengono dietro il sipario.
Il ledwall della scenografia - tra l'altro appositamente costruita per avere in mezzo una porta praticabile - è un sofisticato puzzle di luce, composto da un numero sorprendente di parti che, ovviamente, devono essere correttamente montate perché funzionino correttamente. Il movimento a corda è azionato manualmente da operatori o dagli stessi attori per portare sul palco una particolare parte della scena. Il monitor dal quale il direttore di scena controlla le parti del palco a lui umanamente invisibili per gli ingressi e le uscite degli artisti. Le "americane" (struttura metallica per sollevare i fari, ndr) che percorrono l'Italia con lo spettacolo, perché solo in parte possono essere utilizzate quelli in dotazione dello spazio teatrale che si va ad arredare. Anche la logistica degli spostamenti, che ai più potrebbe sembrare l'aspetto più trascurabile, va invece studiata e calibrata con estrema meticolosità, specialmente come in questo caso, dove parte del cast è composto da bambini, nati e cresciuti alla "scuola" del Teatro Sistina di Roma.
S come Staff, ma anche come Sudore, Stanchezza e Sonno (perduto), sono tutti sempre presenti, l'uno spalla degli altri come una vera famiglia, dove la presenza di spirito per affrontare gli imprevisti è ugualmente fondamentale. Le luci del palcoscenico li illuminano raramente, perché tutte queste persone sono gli elementi invisibili del teatro. Non si vedono, ma senza di essi la magia sul palco non potrebbe avere luogo, almeno non completamente. Noi, con questo articolo, per una volta abbiamo voluto accendere i riflettori su di loro e per non fare torto a nessuno, li ringraziamo tutti. Assieme a noi, idealmente, è ogni singolo spettatore tra i tanti che entrano in teatro a farlo.







