Non è un ragazzo Giorgio Capitani, visto che alla fine del prossimo anno festeggerà i 90 anni, dei quali più di 60 passati "al cinema", come direttore di film più o meno blasonati, più o meno di genere, ma sicuramente oltre che il mestiere anche la passione, di conseguenza il titolo della sua opera letteraria, Il cinema nel cuore, è più che azzeccato.
La presentazione del libro diventa immediatamente un viaggio in agrodolce nel mondo del cinema, quello stesso mondo in cui il regista entrò nel dopoguerra, poco più che ragazzo, affrontandone - con il più classico dei percorsi sani di apprendistato - tutti i vari aspetti, curioso di imparare e scoprire un mestiere che consegnava capolavori e autori di altissimo profilo culturale a una Europa che doveva ancora leccarsi le profonde ferite lasciate dalla Seconda Guerra Mondiale.
Capitani parla con affetto e nostalgia del "suo" cinema, della professionalità, di qualità e speranze di allora che stridono con l'attuale, lo fa con i toni pacati del signore adulto che comunque allora "c'era" e sa che i giovani di oggi, quando cercano di avvicinarsi a quella stessa arte, non hanno "molte speranze".
Nel libro, edito da Armando Curcio, c'è sia la nostalgia che il racconto di vita, i tanti sacrifici, il considerare come la realizzazione di un film sia, e debba essere, un'opera d'arte che richiede costante attenzione e costante dedizione, quella stessa dedizione che il regista fatica a vedere attorno a sé, venendo avanti negli anni. Alza spesso gli occhi al cielo, seguendo i ricordi e omaggiando - almeno con il pensiero - chi, come lui, ogni giorno viveva in quel mondo, fatto di entusiasmi e di grande inventiva e professionalità.
Nel passato il cinema era un intrattenimento popolare, con sale a prezzi variabili, ma alla portata di tutti, si permetteva alle persone di andare al cinema tutti i giorni o quasi. Tutto questo non c'è più. Come non ci sono più le tante produzioni che venivano messe fuori nell'epoca, "quasi un film nuovo al giorno". Come non c'è più quella generazione di autori (vengono citati Rossellini, Flaiano, Moravia e altri) che non erano semplicemente espressione cinematografica, ma un momento culturale così importante che è difficile - per chi non l'ha vissuto - anche provare a immaginare.
Chi ama il cinema non può non ritrovarsi nelle parole di Capitani, specialmente quando entra (se ci entra) di recente in una sala. Su un'unica sua espressione ci permettiamo di non essere d'accordo, quando definisce parte della sua produzione di "serie b", quella stessa serie b che viene oggi rivalutata da parte della critica e che Quentin Tarantino ha costantemente al centro della sua attività artistica, forse così di serie b non deve trattarsi. In ogni caso, al termine dell'incontro, Giorgio Capitani annuncia la sua prossima produzione letteraria, una sorta di auto-regalo di compleanno (uscirà nel dicembre 2017 e il regista è nato, appunto, il 29). Non un racconto autobiografico, ma un romanzo ambientato negli Stati Uniti, a Miami. A quanto abbiamo ascoltato, il cinema è oramai solo nei ricordi.








