La première nel 2002, poi la solita permanenza a Londra, al Dominion Theatre, per alcuni anni e in tour italiano, per la prima volta, nella stagione 2009/2010. A distanza di 8 anni "We Will Rock You" è tornato nelle sale italiane, a partire da ottobre 2018.
Ambientato in un futuro dispotico in cui il rock è stato bandito e i suoi seguaci sono stati costretti a nascondersi, il musical descrive una società vittima della globalizzazione più totale e alla mercé di una multinazionale che controlla non solo la musica, ma la vita dei singoli individui. Un racconto leggero ed esile, almeno nella versione originale, simile come atmosfera ad un altro musical successivo, il "Bat Out of Hell" di Jim Steinman, stessa matrice rock, andato in scena - dopo una lunga e faticosa gestazione - sempre a Londra fino a poco fa, dove dovrebbe tornare prossimamente.
La "nuova" versione italiana di We Will Rock You, perché di questo si tratta, sempre firmata da Barley Arts, ha mantenute inalterate le canzoni (anche se pensiamo sia sempre riduttivo definire così i brani dei Queen), eseguite dal vivo e rigorosamente in lingua inglese (e solo per questo il produttore Claudio Trotta meriterebbe un applauso!), ma ha provveduto a uno studiato riadattamento e aggiornamento globale del testo (a cura di Michaela Berlini, Valentina Ferrari e Claudio Trotta), inserendo citazioni (ad esempio i social network) impossibili nel 2002 e dando maggiore enfasi al ruolo specifico dei brani nella drammaturgia. Suggeriamo agli spettatori, di conseguenza, un leggero studio dei testi prima di entrare nella sala, almeno per riuscire a cantare tutti assieme la hit che dà il titolo al musical o "Bohemian Rhapsody" (che tra pochi mesi festeggerà 44 anni, senza minimamente sentirli). Ma in questi casi un "Mama uuu uuu uu uu" è sicuramente permesso.
Alla conferenza stampa sono stati alcuni degli stessi protagonisti del musical a tratteggiare il proprio contributo e le principali caratteristiche del personaggio interpretato: la cattivissima Killer Queen (Valentina Ferrari), i due giovani Galileo (Salvo Vinci) e Scaramouche (Alessandra Ferrari), il visionario Pop (Massimiliano Colonna). Spazio, come è giusto che sia, per Riccardo Di Paola (direzione musicale) e Roberta Raschellà (chitarra), in rappresentanza della "colonna sonora" dello spettacolo. La band di 6 elementi, per mantenere coerenza con il racconto - la musica dal vivo è stata proibita - sarà nascosta al pubblico, ma non troppo (anche nella precedente scenografia londinese era possibile, cercando con lo sguardo, individuarne la posizione). Coreografie e scenografie sono state invece ridisegnate.
In conclusione si tratta di un "prodotto" completamente rinnovato, è stato spiegato che si tratta di una versione "no replica" (nel gergo teatrale la produzione ha la facoltà di modificare, anche profondamente, lo script originale), messo in scena prima che esplodesse l'attuale "queen/freddie mania" e che probabilmente non avrà nemmeno bisogno dell'attenzione suscitata dal film Bohemian Rhapsody e dai recenti Premi Oscar ottenuti (4 statuette) per avvicinare il pubblico italiano alle sale che ospiteranno il tour successivamente.
Barley Arts
presenta
WE WILL ROCK YOU
di Queen e Ben Elton
traduzione Raffaella Rolla
con Alessandra Ferrari, Claudio Zanelli, Loredana Fadda, Massimiliano Colonna, Salvo Vinci, Valentina Ferrari, Paolo Barillari
ballerini Flavio Tallini, Paolo Ciferri, Giammarco Capogna, Francesco Venezia, Beatrice Berdini, Jessica Falceri, Greta Disabato, Gloria Miele
musicisti Riccardo Di Paola (tastiere), Antonio Torella (tastiere), Roberta Raschellà (chitarra), Federica Pellegrinelli (chitarra), Alessandro Cassani (basso), Marco Parenti (batteria)
scenografie Colin Mayes
coreografie Gail Richardson
regia Tim Luscombe









