Abbiamo aspettato qualche settimana, anzi, molte settimane, prima di lanciarci in qualche parere sulla pellicola cinematografica “I Segreti di Silente”. Lo abbiamo, da potteriani orgogliosi, visto al cinema ed abbiamo anche acquistato lo screen play da leggere e il dvd per rivederlo e farcene un’ulteriore idea da altrettanto orgogliosi appartenenti della Casa Serpeverde (la scrivente, ndr) con evidente problemi di collezionismo.
A maggio di quest’anno, è addirittura arrivato in Italia il regista del film David Yates il quale, oltre all’ultimo film e ai precedenti Animali Fantastici, si era occupato della traduzione cinematografica degli ultimi anni di Harry Potter a Hogwarts da “Harry Potter e l’Ordine della Fenice” a “Harry Potter e i doni della Morte - parte 2”.
Yates si è recato a Torino, al Museo Nazionale del Cinema, dove ha tenuto un’attesissima Masterclass e dove ha ricevuto, come riconoscimento, la Stella della Mole, per aver contribuito, con la sua filmografia, allo sviluppo dell’arte cinematografica.
La Masterclass e l’evento sono stati affollatissimi, nonostante in molti non abbiano mai apprezzato come la “bacchetta” registica di Yates abbia interagito con il mondo creato da J.K. Rowling. Già dall’Ordine della Fenice i puristi o, per restare in tema, i “purosangue” del Wizarding avevano criticato aspramente le scelte stilistiche di Yates, paragonandolo più volte ai precedenti colleghi e si erano scatenati con l’ultimo film. In alcuni siti tematici si leggeva la riscrittura della profezia del prescelto Harry: "Nessuno dei due può vivere se Yates sopravvive…"
Estremismo o integralismo cinematografico o di fan-atici piuttosto che di appassionati ci verrebbe da dire, perché la sensazione è che errori ed imprecisioni ci siano state (ed è una potteriana che scrive) ma che il giudizio non meriti una maledizione senza perdono, che sia un “Crucio” o un definitivo Avada Kedavra.
Certo, lo stile di Yates rispetto al colleghi è, ed è stato, diverso, ma alcune delle sue scelte stilistiche sono state dettate da esigenze di sceneggiatura che hanno dovuto condensare pagine e pagine di descrizioni magiche e, conoscendo la Rowling attraverso interviste e twitter, non avrebbe mai permesso ad un regista di continuare a lavorare sugli adattamenti dei suoi libri se non lo avesse ritenuto degno di questo compito.
Certo, è anche vero che tutto il merchandising nato dal bambino che è sopravvissuto e il conseguente introito farebbero chiudere un occhio a chiunque, ma insomma… non possiamo che spendere qualche oggettiva considerazione a difesa del binomio Wizarding-Yates.
L’ultimo film è sicuramente frutto della necessità di cavalcare l’onda dei maghi e delle streghe in attesa. In attesa di capire dove la Rowling “volesse andare a parare”, in attesa di capire se l’attore Mark Mikkelsen avrebbe sostituito degnamente Johnny Deep (“licenziato” per le denunce ricevute), in attesa di capire quali potessero essere i segreti di Silente, annunciato come omosessuale già dagli episodi precedenti.
Il primo Animali Fantastici era stato visto come un “ritorno a casa” dagli appassionati, che si erano presentati alle proiezioni, in tutto al mondo, con la divisa di Howgart a dimostrazione di quanto la chiusura della saga li avesse lasciato orfani e l’idea di analizzare un po’ la genesi della storia di Harry attraverso quella di Newt Scamander - l’autore del testo studiato nella Scuola di Magia dal titolo, appunto, Animali Fantastici e dove trovarli - aveva inizialmente lasciato un po’ perplessi.
L’assenza di un libro a paragone e gli effetti speciali esaltanti avevano convinto i più diffidenti e la regia di Yates non era stata messa in discussione. Il secondo film invece aveva lasciato un po’ interdetti, noi compresi: effetti speciali spettacolari, un Deep esaltante nel suo Grindelvald follemente lucido e un Jude Law affascinante nei panni di Silente ma… troppa carne al fuoco, o almeno questa era l’impressione.
Errori temporali (la MacGranitt su tutti), buchi di trama (colpa di Yates o della Rowling?) ed alcune soluzioni per arrivare al finale che avevano traballato qui e là. Lo stesso Yates, dovendo affrontare, approcciandosi al terzo film, i problemi di cambio attori e lo spostamento di riprese causa Covid aveva ammesso di non essere pienamente soddisfatto dei Crimini di Grindelwald.
Ma veniamo a I segreti di Silente. La critica è stata impietosa e gli spettatori si sono divisi in due categorie: chi lo ha guardato e lo ha apprezzato perché fedelissimo, chi dopo la visione ha rinnegato definitivamente il Wizarding sostenendo come “illegittima” ed esclusivamente dettata dal guadagno la produzione.
Noi sosteniamo una più quieta via di mezzo, analizzando ogni aspetto. Siamo usciti dalla visione al cinema esaltati dagli effetti speciali che non deludono anzi, sembrano migliorare ad ogni film e dal fatto di essere entrati, un’altra volta, ad Howgart. E’ con la seconda visione che abbiamo trovato i difetti che sentiamo di dover però imputare alla stessa Rowling e solo in parte a Yates.
Tutto il film sembra una sorta di “ponte” verso il finale (che forse si esaurirà nel quarto capitolo e non nel quinto, a testimonianza della poca fiducia da parte degli stessi autori), quel finale per il mondo magico tra l’altro già conosciuto (Silente è stato l’unico mago capace di sconfiggere Grindelwald) e quasi superfluo. I segreti di Silente non sono quelli legati al solo Dumbledore (nome originale del mago) bensì alla famiglia di Silente e quindi anche al fratello. Ma a che pro sviscerarli quando il fine dovrebbe essere quello di portare al duello per eccellenza, tra due maghi potenti, tra l’altro innamorati l’uno dell’altro?
Se la situazione fosse stata maggiormente analizzata dal punto di vista psicologico forse sarebbe stato giustificabile per la conoscenza di Silente e di Grindelwald, ma in questo modo la situazione è sembrata quasi un pretesto per sondare lo spettatore.
E’ dura da parte di un’appassionata della saga ammetterlo, quasi quanto per un fan di Star Wars dichiarare che la trilogia originale in realtà sono il IV, V e VI film.
E’ però la realtà. Yates e la Rowling hanno compiuto un’operazione di difesa con I Segreti. Una sorta di Protego Totalum (protezione) del proprio mondo nei confronti di quello babbano, senza concedersi quel guizzo in più, quella rivelazione, quella magia, alla quale eravamo abituati.









