Chiara Bonome e le sue sfacciate meretrici

Chiara Bonome, attrice/autrice/regista, racconta un Rirsorgimento poco conosciuto, perché femminile

La Storia è sempre stata declinata solo al maschile: i personaggi femminili, escluse poche eccezioni, si conoscono costantemente accanto ai più celebri nomi maschili, particolarmente durante il Risorgimento. Si tratta, ad un primo livello, di un problema storiografico ma, più approfonditamente, di un problema sociale. La necessità di raccontare gli eventi tramite "solo" le gesta eroiche degli uomini è un punto nevralgico ancora straordinariamente attuale.

Le donne sono sempre state identificate con la fragilità, la debolezza, il limite. La realtà è ben diversa, come si vuole dimostrare da secoli con straordinaria forza, riconquistando per le donne lo spazio storico, letterario, storiografico che a loro appartiene. “Le sfacciate meretrici” vuole essere un omaggio all’impegno e al coraggio di tutte le donne che hanno contribuito all’indipendenza e all’Unità italiana, accanto e al pari degli uomini, attraverso il racconto di alcune delle loro storie così incredibili, eppure vere.

Questo è l'incipit teatrale, entriamo nel merito di queste donne, chi sono?
Siamo partiti dalla bella Gigogin, storia particolare perché in pochi sanno che la canzone, che è l'inno dei bersaglieri, all'apparenza frivola, in realtà nasconde un più profondo significato politico. Poi Cristina Trivulzio di Belgiojoso, aristocratica milanese, tra le prime interpreti dell'emancipazione femminile, la prima patriota femminista. Scriverà anche un'opera sulla condizione delle donne e nel corso dello spettacolo leggiamo degli stralci della sua opera. Durante la Repubblica Romana venne incaricata di gestire 12 ospedali e chiamò tutte le donne romane a partecipare a questa operazione di soccorso, riuscendo ad aggregarne tantissime. Fu lo stesso papa Pio IX, una volta tornato al potere, a definire in una sua enciclica queste donne come "sfacciate meretrici". Questo perché all'appello di Cristina Trivulzio risposero anche tante prostitute. Cristina Trivulzio risponde al papa con una lettera stupenda che leggiamo integralmente nello spettacolo. Afferma che lei non era interessata a quello che queste donne erano state prima, ma solo quello che sono state da quel momento in poi. Poi raccontiamo la storia bellissima di Anita Garibaldi.

E immagino che sia quella più celebre...
Sicuramente è il personaggio femminile del Risorgimento più conosciuto. Nasce come popolana e tale poi rimane, ma è molto poetico il suo incontro con Garibaldi, perché lui si accorge di lei guardandola da una nave con un cannocchiale e ad Anita era stato predetto che avrebbe conosciuto un uomo dal velo rosso. Pochi sanno che è stata lei a comprare la stoffa rossa per la camicia di Garibaldi. Ci sono molti particolari e dettagli in queste storie che noi andiamo a raccontare, anche sconosciuti. 

Dagli uomini l'attenzione della storia si sposta sulle donne...
Esatto ed è questo che da donna volevo puntualizzare. Va scardinato il punto di vista sempre ed esclusivamente concentrato sull'uomo. Noi conosciamo Garibaldi, Crispi, Mameli, Mazzini ma anche loro, allo stesso modo, sono state importanti, ma non si conoscono ed è questa una battaglia che in molte stiamo facendo, in onore di queste donne che hanno aperto il varco alle nostre possibilità, ma di tutti, uomini e donne.

Ci sono altre protagoniste?
Sì, Colomba Antonietta Porzi, un'altra storia incredibile. Una ragazza che si è travestita da uomo per andare a combattere sulle barricate ed è morta, colpita da una palla di cannone, durante gli scontri della Repubblica Romana, a 23 anni. Poi Giuditta Tavani Arquati, altra popolana come Colomba, anche lei trucidata assieme marito e figli dagli zuavi. Nello spettacolo hanno trovato posto loro, ma alla fine lasciamo quasi un sospeso, perché se ne potrebbe fare una "seconda puntata", volendo. Le storie sono tante e talmente belle che volendo se ne potrebbero raccontare decine e decine.

La scelta del periodo storico, il Risorgimento, perché qui ha trovato più storie da raccontare o cosa?
Devo essere sincera, non è stato il Risorgimento che mi ha mossa, nonostante sia stato così fondamentale per quello che siamo oggi. Ma in realtà la genesi del mio interesse nasce al liceo, studiando la storia di Colomba Antonietti Porzi e a 19 anni ho scritto un racconto di dieci pagine su questa donna.

Quindi questo lavoro è una sorta di ripresa...
Non nego che ho utilizzato qualche frase di quel racconto e questo mi emoziona sempre, perché mi dà anche un senso di compiutezza e continuità con la mia adolescenza.

E, concludendo in bellezza, il Teatro Vittoria di Roma vi ha spalancato le porte...
Devo e voglio ringraziare Viviana Toniolo (direttore artistico del Vittoria, ndr) perché ha dato spazio a una compagnia di under 35, credendo subito nel nostro progetto, con la possibilità di integrarlo in stagione e successivamente di aiutarci per andare anche  in streaming, quindi un altro mezzo di comunicazione che si abbina a quello tradizionale dal vivo.

E con questa bella commistione tra spettacolo in presenza e spettacolo in video, ringraziamo Chiara Bonome del suo tempo e suggeriamo ai nostri lettori, se incuriositi, di cercare nei cartelloni delle sale teatrali le "sue" sfacciate eroine.

LE SFACCIATE MERETRICI
donne del Risorgimento italiano
scritto e diretto da Chiara Bonome
con (in o.a.) Simone Balletti, Chiara Bonome, Andrea Carpiceci, Chiara David, Elena Ferrantini, Maria Lomurno
movimenti coreografici Chiara David
adattamento musicale Marco Foscari
disegno luci Valerio Camelin
datore luci Alessandro Greco
foto Manuela Giusto
produzione Attori & Tecnici
durata 85 minuti, escluso intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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