La Razzabastarda di Alessandro Gassman

Abbiamo incontrato Alessandro Gassman a lato di una delle tante proiezioni per la promozione del suo film

Opera prima, come regista cinematografico. Il film nasce dalla volontà di trasformare la pièce teatrale "Cuba and his teddy bear" di Renato Poivold, prima in uno spettacolo, che ha portato in scena per tre anni a teatro con il titolo "Roman e il suo cucciolo", e poi in un soggetto cinematografico impegnato, a tratti "scomodo", che faccia riflettere il pubblico "facendo vedere cose che non si vogliono vedere". Una storia che si colloca nel disagio - inascoltato - che ha visto Pier Paolo Pasolini cantore quasi unico, sicuramente inarrivabile per chiunque.

Così i cubani diventano rumeni e il Bronx degli anni '80 si trasforma nella periferia dell'Italia di oggi. Roman (Alessandro Gassman) è un migrante romeno, in Italia da trent’anni. Conduce un’esistenza misera, soprattutto emotivamente, tra gli ambienti della piccola delinquenza e lo spaccio di cocaina. Ad illuminare la sua triste vita l’amore per il figlio Nicu (Giovanni Anzaldo) orfano di madre, al quale vorrebbe dare una vita migliore della sua. La sfida su cui in fondo è basato tutto il film è proprio questa: riuscirà Roman a salvare il suo “cucciolo”?

Alla domanda, ovviamente, noi non vogliamo fornire risposta, invitando il lettore a frequentare le sale cinematografiche (al pari di quelle teatrali).

Attore, regista, direttore artistico. Qual è il ruolo che "interpreta" meglio?
Sicuramente, dopo 30 anni che faccio l'attore, la regia è il passo più importante che io abbia compiuto. Dopo il "Riccardo III" a teatro, la realizzazione di "Razzabastarda" mi ha riempito di soddisfazione perché è veramente il film che avevo immaginato. Vederlo è stato come "vivere il sogno" che aveva fatto. Non è iperrealistico ma è fatto di umori, sensazioni. E poi viene dal teatro e la cosa più bella, più importante, che ho fatto è stato "raccontarlo" agli altri attori, che però erano già pronti per i personaggi, avendoli già interpretati. Hanno fatto tutti un ottimo lavoro. Manrico Gammarota e Matteo Taranto poi hanno reso ancora di più il personaggio che a teatro. Giovanni Anzaldo poi, piemontese, ha abbandonato completamente l'accento per il romano. (E per un po' la nostra chiacchierata continua scherzosamente in cadenza piemontese, ndr)

Come primo impegno in una regia cinematografica c'è stata qualche fonte di ispirazione?
Il film è in bianco e nero. In realtà avrei voluto il bianco e nero anche in teatro (ridendo, ndr) ma non ho potuto farlo. Così l'ho fatto al cinema, omaggiando a mio modo Mathieu Kassovitz de “L’odio” (per la voglia di raccontare una storia di emarginazione e criminalità inquadrandola nelle periferie di una grande città europea, ndr). Ma anche l'Ettore Scola di "Brutti, sporchi e cattivi". E poi la filmografia di Larry Clark. (Larry Clark è un autore crudo quanto geniale che meriterebbe maggiore attenzione, ndr) Io ho molto amato "Kids" e "Adolescente delle caverne", apprezzo anche la sua direzione fotografica. Non volevo una coda romantica e credo di essere riuscito a trasmettere lo "sporco" del film.

RAZZABASTARDA
regia Alessandro Gassman
soggetto Alessandro Gassman, Vittorio Moroni
sceneggiatura Vittorio Moroni
con Alessandro Gassman, Giovanni Anzaldo, Matteo Taranto, Michele Placido

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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