Son tanto felice perché Rukelie cambia il mondo

Abbiamo giocato con i titoli dei tre spettacoli selezionati alla quinta edizione di Confronti Creativi

Sono in totale otto i progetti artistici che hanno partecipato alla prima parte della selezione 2017, quella tecnica, da cui estrarre i tre spettacoli che sono stati poi sottomessi al giudizio finale del pubblico, nel corso della presentazione della stagione teatrale 2017/2018 del teatro comunale JP Velly di Formello, direzione artistica di Carmela Colaninno e Federica Fiorillo (in ordine alfabetico).

Otto diversi modi di fare drammaturgia, in alcuni casi originale, in altri classica, basata su storie contemporanee o che attingono al più sicuro passato, con un assaggio di scena condensato in soli 15 minuti di rappresentazione. In ogni caso, otto proposte interessanti - per lo più - che confermano la vivacità che avevamo già percepita l'anno precedente, assistendo alla quarta edizione.

Il primo degli spettacoli selezionati è "Rukelie" di Peppe Milanta, diretto ed interpretato da Antonio De Nitto. Il racconto teatrale porta a nostra conoscenza - anche grazie ad una convincente interpretazione - la storia di Johann Trollmann, uno dei tanti dimenticati della Seconda Guerra Mondiale. Un promettente pugile professionista, reo di due gravissime colpe: essere uno zingaro nel periodo nazista e non arrendersi mai, anche a costo della propria vita. "Non si può vivere di sole umiliazioni. Un ring ha quattro lati. Come i punti cardinali. Per orientarsi, a me, ne bastavano soltanto due: il mento del mio avversario, e gli occhi di Olga. Ma questo Emil Cornelius l'aveva forse dimenticato". "Rukelie" è un progetto più ampio di quello presentato, basato anche su altri "ultimi", ancora in fase di scrittura. Sarà ancora più interessante conoscerli in scena.

L'altro spettacolo finalista, sempre al maschile, è "Parole che cambiano il mondo" di Paolo Carnevale e Andrea Di Palma, interpretato da Andrea Di Palma, con musiche eseguite dal vivo di Giacomo Gatto e Francesco Celliti. In questo caso vengono prese in prestito - senza sciuparle, anzi - le parole dei grandi autori della letteratura italiana, perché attraverso il loro pensiero si riesca a trovare risposta ad una domanda apparentemente semplice ma di una difficoltà forse insormontabile: "le parole possono cambiare il mondo?". Una spiegazione del senso della vita forse appena scolastica, ma che da quella stessa scuola deve forzatamente partire, prima che la società di oggi abbia avvelenato in forma definitiva le anime del domani.

L'unica finalista al femminile è Angelica Bifano con il suo "Mamma son tanto felice perché". Un difficile raffronto tra una madre di ieri, una figlia cinquantenne di oggi e la famiglia nella sua accezione più classica. Sono dodici i personaggi che Angelica Bifano interpreta, su cui primeggiano le due figure della madre anziana (e quindi naturalmente egoista) e la figlia oramai diventata anziana all'ombra della madre, con una vita di continue rinunce e sacrifici per i quali nessuno ha mai detto "grazie" e probabilmente mai lo dirà. Un testo complesso, molto interessante e reale, purtroppo reso meno realistico scenicamente dal visetto da "bimba" dell'unica attrice in scena.

Menzione (nostra) speciale - ma il lavoro non è stato selezionato - per la qualità interpretativa di Livia Antonelli e Valerio Puppo (compagnia Habitas), in scena con "L'imbroglietto" di Niccolò Matcovich. Un gioco surreale e piacevole che, forse, per essere presentato ad un pubblico adulto, manca appena di scrittura, anche se è pieno di giocoleria e fantasia. Farebbe sicuramente tanto divertire gli spettatori giovanissimi e dalla mente molto più aperta della nostra. Ottimamente reso nei quindici minuti di estratto che la giuria tecnica ha visionato, ovviamente "live", con il merito aggiuntivo di aver reso protagonista della scena addirittura un "computer", fondamentale nel racconto e nell'interazione con i due attori in carne ed ossa. E se non è fantasia questa! Ma d'altra parte siamo tutti figli di Kubrick.

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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