Le mattine 10 alle 4 di Luca De Bei è uno spettacolo che continua a ricevere apprezzamenti dal pubblico e, di conseguenza, viene costantemente riproposto nelle sale, dopo averlo visto ne abbiamo compresi i motivi.
Disagio sociale e immigrazione maltrattata: c’è una sorta di continuità nelle tematiche degli autori contemporanei...
(Bocci) Penso che il teatro debba raccontare l’uomo nel tempo in cui sta vivendo. Le commedie di Molière, ad esempio, parlavano della società francese dell’epoca, poi è merito dei grandi autori e del grande teatro riuscire a trarre dalla storia quelli che sono i valori universali che fanno diventare un testo un classico e i personaggi delle vere e proprie icone. Quindi il fatto che ci sia una continuità nella drammaturgia mi sembra qualcosa da sottolineare con plauso e da auspicare sempre più.
A parte poche eccezioni, il pubblico cerca principalmente la risata, voi andate contro corrente
(Bocci) È un testo che fa anche ridere, ma ti inchioda alla riflessione, alla critica di ciò che sei tu come essere umano quando esci dal teatro, quando leggi il giornale, quando vedi sulla cronaca che succedono delle cose terribile, quando vedi che la politica non si occupa più degli uomini, ma solo dello spread. Se abbiamo questa grande risposta è perché il pubblico ha bisogno di sentire parlare di uomini e delle loro storie. Il fatto che poi lo spettacolo sia a tratti brillante è chiaramente un veicolo in più per cercare di attrarre il pubblico senza spiazzarlo subito. Riusciamo a far arrivare le persone a questo stato di riflessione ed empatia attraverso i mezzi della drammaturgia classica. La straordinaria bravura di Luca De Bei è stata quella di lavorare sulla contemporaneità affondando le radici nella classicità e nella tradizione.
Questi tre ragazzi sono lo specchio della società di oggi?
(Marventi) Assolutamente, anche se con una lente di ingrandimento si va a cercare un particolare. Questi tre mondi che si incontrano in questo luogo, quasi non luogo, è emblematico di una società con cui non si riesce ad entrare in contatto e una realtà molto più grande che soverchia e schiaccia. Difatti i personaggi si incontrano le mattine dieci alle quattro per andare a lavorare e già questo fa capire che si tratta di uno strato sociale obbligato al lavoro e ad una vita difficoltosa, senza speranze e piena di sogni infranti. E forse, potrei dire, rappresenta l’Italia di oggi.
(Bocci) Sicuramente ne rappresenta una parte, nel senso che è presente una miseria dei beni, del benessere, ma soprattutto dell’anima. Quello che ha di particolare questo spettacolo rispetto ad altri di denuncia sociale è che non descrive tre personaggi bruciati, ma profondamente vivi, vitali e speranzosi. Mi verrebbe da dire tre bravi ragazzi, tutto sommato, che si trovano ad essere vittime di un sistema che non li prevede.
Cambia il valore di quella fermata dell’autobus?
(Marventi) Sì, è come un fiore nel cemento che cerca di uscire nonostante il grigiore che la circonda. Piano piano raggiungere quel luogo assume un aspetto molto particolare, ci si sveglia addirittura prima per arrivarci.
(Bocci) Come diceva prima Alessandro è un “non luogo”, un luogo decisamente metafisico. Se non avesse la forza di astrarsi dalla fisicità in cui è calato non potremmo avere noi attori la forza di raccontare questa storia. Anche la scenografia evoca un luogo, ma non lo è, non c’è una strada segnata, non c’è una pensilina, ma il suo scheletro. Quella fermata è un luogo dell’anima. Riflettendoci forse sono le fermate dell’autobus, i vagoni della metropolitani, i treni, i veri luoghi in cui poter osservare l’uomo per quello che è, spogliato dal suo ambiente, dai suoi “vestiti”.
Per i tre protagonisti la speranza di miglioramente rimane un'illusione?
(Bocci) È un'illusione, ma loro ci credono. Hanno la capacità di sognare, soprattutto William che cerca di vivere con i sogni a sua misura. In questi personaggi semplici, senza mezzi e opportunità di studi, c’è la saggezza della vita. Riuscire a pensare la propria vita in questi termini è un grande merito, poi la vita li schiaccia lo stesso perché è più dura di quanto ti aspetti. (facendo riferimento alla vicinanza con le tematiche di denuncia sociale pasoliniane, ndr) Sono convinto che Pasolini queste tre persone, questi tre esseri umani li avrebbe amati moltissimo.
Non ci rimane che ringraziare e suggerire al pubblico teatrale la visione dello spettacolo.






