London Pride 2023

Siamo tornati nella capitale britannica per il Pride, non occasionalmente, ma stavolta intenzionalmente

London Pride 2023
m&s - London Pride 2023 (foto © media & sipario)

Nel 2017, vedi il nostro precedente approfondimento London Pride 2017, ci eravamo realmente capitati per caso. Ma come tutte le cose belle e ricorrenti, negli anni successivi ci siamo sempre informati sulle date per tornare, stavolta intenzionalmente e con macchina fotografica di ordinanza per continuare a documentare l'evento. 

Quello che ci aspettiamo è la stessa giornata di festa e di vicinanza, non solo perché le persone stipate sul percorso della stilata erano e sono sempre tantissime. La vicinanza è soprattutto quella di intenti, quella di chi - più intelligente (o sensibile, ma preferiamo la prima definizione) di altri - si rende conto che l'unica differenza notabile è tra chi più o meno comodamente assiste lungo le stradde del centro della città e chi invece è chiamato a sfilare. Onestamente nemmeno ci sarebbe dispiaciuto poterlo fare, ma probabilmente c'è sempre tempo per fare tutto, anche quello. Ma è veramente difficile, vedendo, non farsi venire la voglia.

Grazie alla perfetta logistica e la particolare attenzione al web del Regno Unito, dal sito ufficiale della manifestazione (https://prideinlondon.org/) abbiamo la mappa puntuale delle strade attraversate con un orario di massima che ovviamente non possiamo considerare eccessivamente attendibile. Sappiamo quanto sia complesso organizzare le migliaia di persone che prendono parte alla sfilata e gestire le centinaia di migliaia che assistono. L'orario è di massima e non ce ne lamentiamo. L'importante è esserci e in qualsiasi maniera. Anche noi nel nostro piccolo ci siamo.

La sfilata 2023 è esattamente come ce la attendiamo: colorata molto, rumorosa anche di più, divertente e sorridente, sempre. Si sorride nel vedere quanta volontà di ridersi addosso ci sia in chi sfila, lasciando che siano i cartelli (strutturati o improvvisati su cartoncino che siano) a testimoniare il messaggio "serio", quella richiesta urlata, ma allo stesso tempo sottovoce (quindi ancora più forte), di inclusione, di affermare che tutti siamo uguali a tutti. Una necessità di dimostrare - chi è qui no, molti altri sì - che è possibile elevare la propria coscienza, facendo sì che "fratellanza" non sia solo una delle migliaia di parole presenti su un dizionario.

Ci rendiamo conto che la dimensione comunitaria del Pride va molto oltre la semplice celebrazione di diritti oramai acquisiti, visto che sembrerebbe necessario ribadirli ogni anno con una manifestazione di questo genere. Se guardiamo al passato l'Inghilterra non è stata una nazione particolarmente avanti con i tempi e aperta alle tante "minoranze" sessuali (un esempio su tutti: il trattamento non proprio riconoscente nei confronti di Alan Turing), la lotta di diverse generazioni di attivisti, di chi ha vissuto i tempi più bui della discriminazione è stata sicuramente significativa e dei risultati ne godiamo tutti oggi. Peccato che non tutte le nazioni ne abbiano voluto seguire il virtuoso esempio.

Impressionante, come sempre, la grande capacità organizzativa che sta dietro l'evento: migliaia di volontari, associazioni locali, gruppi di supporto che lavorano tutto l'anno per rendere possibile e fluida (in ogni senso) questa giornata, da ricordare attraverso decine di scatti con il proprio smartphone. Ma non è sicuramente questo l'aspetto più importante. Il Pride non è solo una parata, ma è l'espressione di una rete sociale che opera costantemente per i diritti e il benessere non di una parte della comunità sociale, ma di tutta la comunità civile, che lo è ancora di più proprio perché vi si riconosce.

Aggiornamento, navigando tra fonti ufficiali e stampa britannica, abbiamo recepito i dati dell'affluenza: oltre 30.000 partecipanti e più di 1,5 milioni di spettatori. Ogni altro commento è superfluo.

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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