Non pensavamo che Script sarebbe stato così importante

La frase è di Pete Trewavas, dei Marillion, che abbiamo intervistato prima di una tappa del tour della band

Pete Trewavas, bassista ma non fondatore della band, ci accoglie nel backstage del locale dove tra poco i Marillion suoneranno, mentre conversa con un membro della produzione, intento quest'ultimo a stirare la camicia "bianca" che Steve Hogarth, il cantante del gruppo, indosserà più tardi per il concerto.

Ci accomodiamo in un salottino di servizio e abbiamo modo di constatare che quanto letto finora sui Marillion corrisponde a verità. Trewavas ci parla di ciò che ascolta, principalmente indie americano e britannico, ma ha parole di apprezzamento, e non pensiamo sia per riguardo alla nostra presenza, per le Orme e la PFM, ascoltati - questi ultimi - nei dischi tradotti per il mercato inglese; ricorda la musica con la quale è cresciuto, i genitori ascoltavano Benny Goodman e Frank Sinatra; ci racconta del suo interesse per quasi ogni genere musicale, a partire dalla classica; tra i gruppi maggiormente conosciuti anche in Italia che cita: Blur, Foo Fighters, The Killers, Japan, ma anche il progetto solistico di John Paul Jones (bassista dei Led Zeppelin, ndr).

Il concetto maggiormente interessante riguarda la libertà, intesa come separazione dal mercato discografico e come piena possibilità di proporre al pubblico esattamente ciò che i musicisti vogliono far loro arrivare. I Marillion, realizzano così i propri "prodotti" musicali, senza eccessive intermediazioni. Attraverso i canali online, i fan possono acquistare la loro musica, prenotare un prossimo cd o dvd. Ed è questo un concetto che paga, visto che la band festeggerà il prossimo anno il trentennale del primo disco (quello della band è già passato), "Script of a Jester's Tear", che, da bravi fan, abbiamo con noi e che gli mostriamo (non nascondiamo che lo abbiamo anche fatto autografare). Tenendo in mano il cd, Trewavas ammette che nel 1983 il gruppo non poteva rendersi conto che quel primo album avrebbe poi costituito un trampolino di lancio per un così grande e longevo successo.

In serata, ci avviciniamo alla conclusione della nostra chiacchierata, presenteranno il nuovo lavoro, in uscita da oggi, "Sounds that can't be made", tournée prima in Sud America e Messico, poi in Europa, in Italia a Milano il 22 ed il 23 gennaio 2013, e alla fine di tutto questo impegno lavorativo, una lunga vacanza, prima di riprendere l'attività per la pubblicazione di un nuovo album.

In mezzo a tutto questo, anche tre incontri con i fan: i Marillion weekend, due in Europa e uno in Canada. Si tratta di una tre giorni di musica dove la già minima distanza tra la band e le migliaia di fan viene totalmente azzerata, un happening tra gli appassionati con i Marillion come collettori sociali e musicali. E che il rapporto diretto sia fondamentale lo dimostra l'organizzazione commerciale Marillion che, incurante delle grandi case discografiche, porta in forma diretta la musica agli appassionati, utilizzando il sito, ma anche la struttura dei fanclub, disseminata nel mondo. Non è un caso se, più tardi, ad accoglierci all'ingresso del locale sia stata una delle responsabili del fan club portoghese.

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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