Cover e plagio a parte, ci si può sicuramente allineare nello stile di un headliner internazionale, mantenendo comunque la propria personalità, è quello che hanno evidentemente fatto i Figli del Tuono italiani, ma anagraficamente più correttamente nipoti degli AC/DC.
Abbiamo molta curiosità nell'ascoltarli - dal vivo e in digitale - con il loro dichiarato progetto classic rock, che più classico non si può. Si presentano in quartetto - voce/chitarra ritmica, basso, chitarra e batteria - con un disco di esordio omonimo e con un amore viscerale per gli AC/DC e per pochi e selezionati altri grandi nomi della musica rock, sono sempre i "soliti", ma chi non potrebbe essere d'accordo quando i nomi citati sono gli Airbourne e i Metallica? Anche se la scelta del nome della band potrebbe indicare sonorità sicuramente più morbide.
Emiliano Ferroni (cantante e portavoce della band) non fa un mistero dei gusti musicali dei componenti del quartetto e, di conseguenza, della strada che la loro esibizione dal vivo prenderà: 30 minuti circa di spazio al rock, senza fronzoli aggiuntivi, con un buon ritmo sostenuto, metriche essenziali, riff piacevoli e puro divertimento per gli amanti del genere. Testi in lingua inglese, come il rock impone, esili come impone la metrica, perché asservita alla struttura del brano.
L'esibizione è tutta giocata in velocità e ci dà modo di familiarizzare maggiormente con quasi tutti i brani che compongono questa loro opera prima (di pochissimo sotto i 38 minuti). Le influenze di Angus Young e compagni si sentono su più brani, ma non per questo sono meno piacevoli da ascoltare, specialmente in un contesto live (il modo migliore per apprezzare le band hard rock), si miscelano bene anche con le influenze più globali che giocoforza chi arriva per ultimo si trova a dover sostenere, a meno che non abbia rifiutato di ascoltare qualsiasi disco, da Jimi Hendrix in poi, ma non crediamo sia stato possibile, a meno che non si viva completamente tagliati fuori dal mondo musicale. L'amalgama finale è comunque buono, frutto di una condivisione delle scelte che, come amano raccontare tra un brano e l'altro, per i Sons of Thunder diventano una filosofia di vita dal nome "fratellanza".
Il gruppo esterna quella curiosa modalità che rende "fratelli" tutti coloro che si riconoscono in un ideale - in questo caso la musica rock - e che porta, ad esempio, il camionista a soccorrere il camionista fermo su una piazzola alle tre di notte, o i motociclisti a salutarsi incrociandosi dall'altra parte del mondo. Chi ama il rock sa che un altro amante del rock non può che essere un fratello, con il quale condividere un palco, una birra o una semplice sigaretta, ascoltando e applaudendo altri musicisti.
Tornando all'album, "Sons of Thunder" è costituito da 10 brani, scritti e arrangiati in casa, auto-prodotto come quasi ogni album di esordio italiano nel settore, vista la oramai incancrenita scomparsa dei produttori. Nato, come dicevamo sopra, per esternare la voglia di fare musica propria, ma con le idee chiare di volersi mantenere ben piantati nel contesto filologico scelto, con un preciso quadro di insieme che trova possibilità di ascolto anche da parte di un pubblico più generalista (magari non proprio pop o televisivo).
In concerto la band è quello che ci si aspetta sia: solido rock in solido suono, canzoni orecchiabili che si prestano a essere immediate intonate in coro, da sorseggiare assieme ad una buona birra scura. Può anche non essere un capolavoro, ma quanti sono in grado di cucinare anche solo un buon hamburger di ottima carne, cotto al punto giusto e saperlo servire correttamente?
Come la cucina, anche la musica è fatta di basi, dalle quali poi evolversi, e la base c'è. Come ci sarà il tempo per raffinarsi e proseguire, dopotutto la formazione è in piedi da poco più di due anni. E dopo il concerto? Dopo il concerto ci si può fermare a fare quattro chiacchiere con loro, come abbiamo fatto noi, perché in una fratellanza c'è sempre posto per aggiungere un amico in più, lo hanno detto anche Garinei & Giovannini!
SONS OF THUNDER (2019)
Or We Get Angry
Stronghead
We Sold Our Souls for R'n'R
I Don't Piss from My Knees
No Fear. No Pain. No Gain.
House of Dogs
Born To Be A Rock
Thunder Again
Horns Up
Born To Lose
SONS OF THUNDER
Alessandro Calcavento (batteria e cori)
Emiliano Ferrone (voce e chitarra)
Marco Mercatili (basso e cori)
Cristiano Pecorelli (chitarra solista)






