Nel suo ultimo lavoro discografico – pubblicato per ISOLA TOBIA LABEL e disponibile nei principali digital stores e anche in copia fisica su www.isolatobialabel.com/chiosco – che vede la produzione artistica di Fabio Merigo, il cantautore veneto non descrive infatti il peccato in sé stesso e il sentimento che ne deriva, ma sente la necessità di guardarlo dalla prospettiva proprio di chi lo compie. In realtà a essere presentato è un punto di vista alternato fra il pensiero dell’artista e quello dei suoi ‘personaggi’, entrambi strumenti per esprimere un giudizio pungente e spassionato, nel tipico stile di Porfirio Rubirosa. La stessa suddivisione in vizi è soprattutto una suddivisione in comportamenti, la cui caratteristica peculiare è sottolineata anche dalla scelta di arrangiamenti musicali differenti per ognuna delle tracce che li rappresenta. Se la varietà dei generi si riscontra difatti già nei testi, nei quali il registro può farsi molto alto ma anche estremamente basso, d’altro canto la musica si tinge di svariati colori stilistici di stampo pop, rock e folk, con una virata verso un sound quasi elettronico, distante dai precedenti lavori dell’artista. Punto di contatto fra le tracce, che si susseguono senza soluzione di continuità, sono invece gli intermezzi sinfonici con i quali l’ascoltatore viene ‘traghettato’ da un brano all’altro in una sorta di esperienza sensoriale, avendo essi la duplice funzione di essere propedeutici rispetto alla canzone che segue e di ‘decompressione’ rispetto a quella che precede. A rafforzare il costrutto narrativo della tracklist è anche il ricorso a diffuse citazioni, mirato a dare un tono di autorevolezza e universalità al contenuto dei brani attraverso, appunto, concetti espressi da altri.
Nel complesso l’album comunica un’ambiguità di fondo, a partire dall’ossimoro del titolo IL FURORE COMPOSTO – espressione presente anche nel testo della traccia UN IRACONDO – che se da una parte descrive come l’autore abbia voluto ‘comporre’ il furore con i suoi testi, dall’altro esprime il ‘vivere a metà’ dei protagonisti delle sue storie, il cui vissuto sembra fatto di impeti mai completamente portati allo scoperto. Un esempio fra tutti, la parola ‘cuore’ censurata con un bip nel brano UN AVARO, che si presta a diverse letture, non ultima quella di volere in qualche modo ‘censurare’ i sentimenti. Più in generale, ciò che l’artista fa emergere è la difficoltà di rimanere coerenti a sé stessi, il relativismo delle cose e la volontà di lasciare sempre una porta aperta al cambiamento. Sulla scena del concept si dispiegano così, traccia dopo traccia, personalità che si fanno flessibili al fine di adeguarsi alle situazioni, quasi a voler intendere che tutto sommato l’adattamento a ciò che accade non è opportunismo ma una spietata forma di sopravvivenza.
GUIDA ALL’ASCOLTO
«L’album IL FURORE COMPOSTO è per me il più intimo fra quelli che ho realizzato, per il personale dolore esistenziale che ne viene fuori, in una maniera che mai si era avuta nei miei precedenti lavori discografici, anche perché stavolta mi sono ritrovato a fare i conti prima di tutto con me stesso. Nulla è lasciato al caso, nemmeno il titolo che sintetizza nel suo concetto la tensione di stampo borghese, quella continuamente soppressa e repressa della famiglia media. Attraverso i 7 vizi capitali ho raccontato infatti cosa si cela dietro l’abito socialmente accettato e cioè un universo fatto di rabbia, speranze disattese e occasioni perdute. In particolare, ho voluto compiere una ricerca e un’analisi di tipo spirituale e sociologico delle ragioni che conducono l’uomo a determinati comportamenti, soffermandomi soprattutto sui rapporti di famiglia. Ho parlato infatti di padri che celebrano i figli, di capifamiglia che temono il futuro, di adolescenti alle prese con le pulsioni sessuali e la necessità di apparire, di tensioni inespresse, di madri che suppliscono ai bisogni spirituali della prole con offerte materiali, di complessi edipici nel rapporto padre-figlio e di smarrimento del nucleo familiare. Per farlo, ho fatto ricorso anche a numerose e trasversali citazioni: da OMERO a JACK KEROUAC, da DINO BUZZATI a DANTE ALIGHIERI, passando per i BEATLES e perfino gli OFFLAGA DISCO PAX. Per la prima volta in 18 anni di carriera inoltre, pur mantenendo la supervisione generale del progetto, ho affidato la produzione artistica a FABIO MERIGO. Il risultato è quello di sonorità più vicine a un gusto contemporaneo, senza tuttavia perdere nulla della mia cifra stilistica e senza rinunciare nemmeno ad alcuni ‘coup de théâtre’, inseriti nell’album per arricchirne ulteriormente la trama». [Porfirio Rubirosa]
IL FURORE COMPOSTO è un album prodotto da Porfirio Rubirosa
Testi di Porfirio Rubirosa (Giovanni Albanese)
Musiche di Porfirio Rubirosa (Giovanni Albanese) e Fabio Merigo
Produzione artistica di Fabio Merigo con Porfirio Rubirosa
Registrazione e mixaggio a cura di Fabio Merigo presso la Cucina Futurista di Fara Gera d’Adda (Bg), tranne basso e tenore registrati da Il Drugo Arcureo presso Antro Arcureo di Padova (Pd)
Mastering di Pietro Caramelli presso Energy Mastering di Milano (Mi)
Artwork grafico di Dagon Lorai
Edizioni di Carlo Giovanni Mercadante Editore
Pubblicazione, distribuzione e ufficio stampa a cura di Isola Tobia Label (www.isolatobialabel.com)
Hanno suonato
Porfirio Rubirosa voce, chitarra classica e acustica, ukulele, armonica a bocca e batteria
Fabio Merigo cori, chitarra elettrica, strings, tastiere, e programmazione
Il Drugo Arcureo basso elettrico, basso acustico e contrabbasso
Compaiono anche
Giorgio Stamboulis voce narrante in Un superbo
Sara Lupi cori e voce femminile in Un superbo, Un lussurioso e Un invidioso
Jacopo Pesiri tenore in Un goloso
Riferimenti artista:
Facebook: www.facebook.com/porfiriorubirosaofficial
Instagram: www.instagram.com/ilcapodeidadaisti
Twitter: www.twitter.com/porfiriotwit
YouTube: www.youtube.com/porfi60mdt
Sito Web: www.porfiriorubirosa.it








