Per una volta e del tutto irritualmente partiamo dalla fine, dai dati comunicati da Milena Mancini sulla conclusione del suo monologo. Nel mondo ogni giorno - quindi anche mentre noi stiamo assistendo a "Sposerò Biagio Antonacci" - vengono commessi 137 omicidi di donne (il termine "femminicidio" non ci ha mai entusiasmato), In Italia il numero "scende" a 133 all'anno, compreso questo 2022. Quello che deve più colpirci (e lo fa) è che l'80% degli assassini possiede le chiavi della casa dove il delitto avviene. E con il "conforto" dei numeri, che non sono freddi dati, ma riguardano persone che non esistono più, possiamo riavvolgere il nastro al momento in cui la nostra protagonista entra in scena e si siede dietro l'asta di un microfono a favore di una telecamera che la riprende.
Anna (è questo il nome di fantasia che potremmo sostituire con altri 133, tanto il risultato non cambierebbe) indossa solo una sottoveste bianca, non ha le scarpe, lo smalto rosso, pochissimo trucco, una coperta termica che avvolge velocemente e allontana nel momento in cui inizia il suo racconto. E' sposata con Luca (le chiavi di casa del paragrafo precedente), ha una sorella piuttosto assente, ha perduto i genitori (la mamma da ragazzina, il padre recentemente dopo un calvario tra visite e ospedali durato solo 6 mesi).
Anna è una bella donna, con un sorriso che le illumina il viso ma che non riesce a non essere melanconico, nemmeno quando racconta della sua infatuazione adolescenziale per Biagio Antonacci, ascoltato e cantato nel corso di tutta la sua vita, ravvolgendo la cassetta con la Bic (e qui solo un adulto può capire) prima, nello stereo della sua prima macchina "Camillina scattina" poi.
Nulla basta a placare la gelosia, eccetto l'onniscienza che potrebbe scorgere la più sottile piega piega del cuore - George Eliot
Anna come tutte le bambine degli anni '80 ha un'infanzia costellata e condizionata dai cartoni animati giapponesi (Jeeg Robot, Candy Candy, Pollyanna, Remi, Georgie), un'esperienza come tante altre ragazze da commessa a Londra, il ritorno in Italia. E' proprio svolgendo lo stesso lavoro che conosce Luca, colui che diventerà suo marito. Luca è diverso dai ragazzi con i quali è uscita finora, Anna non è costretta ad essere il partner più forte, non è costretta a pagare i conti e prendere decisioni. Luca si dimostra subito forse eccessivamente "deciso", ma fa sempre piacere trovare chi sceglie il ristorante e ti ordina la cena. Magari impedirle, dopo aver vinto un concorso pubblico, di lavorare perché è lui che deve pensare alla famiglia, è probabilmente eccessivo (sicuramente), ma Anna è una ragazza mite, capace di adattarsi di buon grado allo status unico di moglie. E' capace di fare quanti più sforzi possibili per assecondare le "piccole" manie di Luca, come quella di cercare e trovare ogni alimento scaduto in frigorifero (purtroppo è lo scotto che dobbiamo pagare alla società contemporanea dei consumi), facendone però una questione eccessiva e mortificante. "Ha ragione lui" è la frase più ricorrente che sentiamo uscirle dalla voce, sempre seduta sulla punta della sua sedia, con le gambe serrate e la bocca davanti al microfono.
Nel racconto emerge una figura fondamentale nella vita di Anna, babbo Emidio, un uomo burbero ma fondamentalmente buono, che ha amato ed è stato amato dalla sua "Pisè" e che, al momento di una confidenza della figlia sulle difficoltà di rapporto, ha reagito con "Pisè, i panni sporchi ognuno se li lava a casa propria", non rendendosi conto che così ha contribuito a costruirle un pericolo muro di indifferenza attorno, come succede a tante altre donne che provano timidamente (accusandosi di non si sa cosa) a chiedere aiuto. E se invece avesse reagito, allontanando la figlia da quel marito "un po' strano"?
Le persone belle sono quelle che ti lasciano senza parole con i loro fatti
Una famiglia come ce ne sono tante, un marito in carriera, molto sport (tanti trofei conquistati con il calcetto) e una moglie che si affanna ad essere un eccellente casalinga, mantenendo in perfetto ordine la casa, ascoltando - ovviamente quando è sola - Biagio Antonacci a tutto volume. Ma Anna e Luca non sono una famiglia, perché lei ha una malformazione uterina e non riesce a portare avanti nessuna gravidanza (ne è affetta una donna su 4.000) e "se sei una donna e non fai un figlio a che servi". Almeno questo è il pensiero di Luca, che compensa la mancanza "occupandosi" totalmente della moglie, riempendole la casa di telecamere (che attiva e disattiva da remoto) per la "sua sicurezza" e non per dare giustificazione alle proprie insicurezze e alla propria gelosia. Luca non usa la cinta, ma le mani (quelle stesse mani che Anna aveva amato agli inizi), commettendo "azioni" che vanno dal "pizzico" (che comunque lascia sempre un livido) al rovesciarle una pentola di acqua bollente addosso, fortunatamente senza lasciarle segni permanenti. Anna prova a "capirlo", prova ad assecondarlo e compiacerlo, ma l'ira di Luca può scattare in qualsiasi momento, anche se lei dovrebbe accorgersene già dal modo in cui gira le chiavi nella serratura di casa quando torna la sera. Ma tanto dove potrebbe andare? E' sola.
Milena Mancini ha tanti meriti in questo suo lavoro. Il primo è quello di averlo scritto con grande delicatezza, fornendoci - purtroppo - un quadro realistico di una situazione molto comune ad altre disperate e rassegnate come la sua Anna. E' sorprendente come abbia saputo dosare anche il sorriso dello spettatore in un racconto così difficile. Intendiamoci, non si può ridere di fronte ad uno sterminio del genere, ma "Sposerò Biagio Antonacci" ha anche elementi di leggerezza, molta cura nella costruzione di ogni tassello drammaturgico e nella recitazione che lo rendono ancora più piacevole e da vedere più volte, perché quando il teatro è fatto bene, fa bene "rileggerlo" come un bel libro.
«... non può essere normale che una donna venga uccisa, molestata, o costretta a subire qualsiasi forma di violenza da uomini indegni di essere chiamati tali», leggiamo nelle note di regia di Vinicio Marchioni e non possiamo che essere concordi con la sua affermazione (ed apprezzarne il lavoro qui svolto). Ci riallacciamo anche al già citato Biagio Antonacci per "ho i sogni tra le mani non ho fatto mai del male a nessuno". Ci sono troppe Anne nel mondo che hanno bisogno di qualcuno che le "liberi". La loro è una invocazione, la nostra, se non le ascoltiamo, è indifferenza e nei casi più gravi (tutti!) complicità. E intanto il contatore delle vittime va avanti.
Anton Art House
presenta
SPOSERO’ BIAGIO ANTONACCI
di e con Milena Mancini
regia Vinicio Marchioni
musiche Biagio Antonacci
luci Dino Iovannitti
organizzazione e aiuto regia Tommaso De Santis
durata 65 minuti, senza intervallo








