W le donne (recensione)

Lo show afferma la resa totale di ogni uomo di fronte alle tante Lei che ne costellano l'esistenza

un momento dello spettacolo
m&s - un momento dello spettacolo W le donne (foto © Claudio Cavalloro)

"Se non puoi vincere il tuo nemico, fattelo amico", potrebbe essere questa la logica conclusione cui ogni uomo dovrebbe arrivare, trovandosi di fronte ad un "nemico" quanto necessario quanto imbattibile. Ci riferiamo, anzi è Riccardo Rossi a farlo, alla ovvia (e opportuna) alzata di bandiera bianca, leggi resa senza condizioni, ma anche affermazione che ogni uomo fa, trovandosi di fronte all'altra metà (ma anche meta) della sua vita. Una scelta dettata dalle circostanze? Scopriamolo assieme ad un "donnologo" d'eccellenza.

L’attore romano si improvvisa docente di "scienze muliebri", ma anche brillante scienziato, mostrando i cromosomi X e Y che compongono il codice genetico maschile e femminile, ma solo l'uomo ha la Y. Il primo errore comincia proprio da qui! Elenca, con una divisione categorica, tutte le donne con cui gli uomini si devono inevitabilmente imbattere nel corso della vita, iniziando dalla prima figura femminile che un bambino vede appena viene alla luce. La mamma? No, l’ostetrica. E' la prima persona che noi esseri umani (moderni) vediamo, ed è proprio lei che sin da subito ci mostra la realtà dei fatti, ci tira su per le gambe e ci schiaffeggia, ma "per il nostro bene, per farci piangere e respirare”, sottolinea.

Si prosegue con un nuovo traumatico incontro: l’infermiera (che si trasforma immediatamente nella moglie del portiere). Rossi descrive lo spiacevole avvenimento riferendosi al passato, quando le siringhe erano di vetro con l’ago grande come un tubo innocenti, quando c’era ancora la bollitura dell'astuccio in metallo come metodo di sterilizzazione e quando le "punture" venivano fatte esclusivamente dalle donne, tranne nel caso del personaggio di Mario Brega, il famoso camionista di Bianco, rosso e Verdone: “Questa mano po' esse fero e po' esse piuma, oggi è stata piuma”.

Crescendo iniziano le scuole e nessuno, per quanto smemorato possa essere o diventare, si è mai dimenticato il nome della maestra delle elementari. È proprio lei la terza donna che Rossi esamina, il rapporto maestra-alunno non è cosa da poco. La maestra è la nostra prima insegnante, quella da cui impariamo le cose essenziali che ci serviranno per tutta la vita, e il racconto si fa sentimentale. Ci si accorge della sua importanza nel passaggio dalle elementari alle medie: la maestra capisce cose di noi che la mamma, dandoci per scontati, non percepisce. Lei ci studia e ci capisce più di parenti e famigliari.

Si continua ad avanzare nel tempo, si esamina la naturale gelosia per la sorella più piccola, l'avversione per la suocera e si ride del padre che spia i primi appuntamenti della figlia, sbirciando dalla finestra e studiando il mezzo di trasporto del fidanzatino di turno. Ovviamente nessuno può essere all'altezza della sua "bambina". Il viaggio tra le donne è anche musicale, con "Una donna per amico" di Lucio Battisti: “Può darsi che io non sappia cosa dico, scegliendo te una donna per amico”. La strofa di Mogol dà la scusa per affermare che non può esistere amicizia tra uomo e donna, perché anche se i due non si sono mai toccati, il maschio ci spera sempre. 

Giungiamo finalmente alla moglie. Prima una digressione ironica con la foto di due "first lady", le vere "presidenti", poi il clima si fa più serio. Rossi legge la lettera di una malata terminale alla ricerca una nuova compagna per il marito. Amy ha 56 anni e da 26 è sposata con Jason. Vorrebbe vivere con lui altri 26 anni, ma purtroppo non le sarà permesso, così decide di scrivere una lettera, pubblicata sul New York Times, in cui elenca tutte le buone qualità e i gusti del marito. Non vuole lasciarlo solo, si preoccupa per lui. Esiste un uomo che farebbe questo per la sua compagna? Ovviamente no.

Lo spettacolo si avvia a conclusione, non prima, però, di descrivere l’ultima (non per importanza) figura femminile: la mamma, introdotta da una vecchia foto del piccolo Riccardo in un lontano carnevale scolastico, l’unico della classe  abbigliato con pantaloncini corti, calze lunghe forate “delle quali si ignora l’utilità”, una spada - prestata - senza fodero e un cappello con la Z rossa (unico emblema riconoscibile della maschera), in mezzo ad altri due giustizieri mascherati, ma perfetti, un Batman ed un D'Artagnan, sempre al limite della perfezione!

Evidentemente il trauma infantile patito deve essere stato importante, perché Riccardo propone spesso questa foto e la relativa risposta della madre alle sue giuste proteste: "Ma perché ero conciato così?". E la risposta è sempre la stessa, da mamma: “Ma quanto eri carino!” . Il racconto si completa con la descrizione della signora Rossi, una donna che ha vissuto le restrizioni e che sa apprezzare le tante cose che oggi abbiamo: una valutazione attenta che sfugge a chi fortunatamente non può rendersi conto di cosa significhi, per esempio, avere fame.

Dopo aver raccontato l'amore e la vita, Riccardo Rossi insiste, sempre con il gradimento del pubblico, nei suoi viaggi nel tempo e tra le donne. Ironico e divertente, magari non sempre originale ("l'iniezione" appartiene al repertorio di altri comici romani), innesta in questo tributo al femminile un pizzico in più di malinconia e riflessione, forse anche frutto del fisiologico avanzare dell'età. Sostanzialmente identico il coinvolgimento del pubblico, che, perfettamente tenuto per mano, esplora con l'attore tutte le tappe di vita, unite dallo stesso filo conduttore: la duttilità della donna, che pur restando fedele alla propria personalità, cambia sempre, a seconda del ruolo che riveste. Se è dunque vero che il mondo ha bisogno delle donne, “le donne hanno bisogno di una sola cosa: rispetto”. E su questa ultima affermazione, l'applauso non può mai mancare e, solitamente, è anche sincero, anche da parte maschile.

AB Management
presenta
W LE DONNE
di Riccardo Rossi e Alberto Di Risio
regia Cristiano D'Alisera
con Riccardo Rossi
luci Marco Vignanelli
durata 90 minuti, escluso intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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