Cristian Ceresoli, è stato il primo autore italiano a vincere il Fringe First Award for Writing Excellence
In maniera piuttosto semplicistica, appena usciti dalla sala, siamo abituati - ogni volta - a ripercorrere mentalmente lo spettacolo che abbiamo appena visto, per capire principalmente a che genere di drammaturgia abbiamo assistito e se l'abbiamo digerita, d'altra parte alla recensione che poi scriveremo si chiede proprio di fare questo, provando ad essere oggettivi (e non è detto che ci riusciamo sempre) nella nostra descrizione. Ma considerando che questo commento, la prima volta, è stato pubblicato abbondantemente tempo dopo la visione, dobbiamo confessare che ancora non lo sappiamo. Indubbiamente è stato portato in scena un monologo poetico e "rivoltante", vestito dal corpo (nudo) di una brava attrice (Silvia Gallerano). E allora che cosa non ci ha convinto? E' possibile che la visione di un corpo semplicemente nudo sia ancora così spiazzante? O si tratta di altro? E è probabile che i nostri dubbi non verranno risolti, se non con una seconda visione. Non possiamo che ascrivere questa nostra perplessità come merito a ciò che è andato in scena. E forse era proprio questo l'effetto cercato.
Straordinario, brutale, disturbante e umano / (Silvia Gallerano è) straordinaria, sublime e da strapparti la pelle di dosso, sono solo due esempi riportati di come la stampa abbia accolto lo spettacolo ed è fuori di dubbio che negli anni (è nelle sale dal 2012) si sia riuscito a costruire una propria e personale circuitazione, sempre meno indipendente e di nicchia, fatta - prima - di passaparola, poi di una conquista sul campo di credibilità autoriale che, riteniamo, nessuno possa contestare.
Dal maggio 2017 è in lavorazione il progetto cinematografico di trasformazione del testo in film. Autore e Attrice hanno collezionato in questi anni riconoscimenti nazionali ed internazionali praticamente dovunque abbiano portato in scena il monologo, rappresentato, finora, più di 500 volte. Ne sono state realizzate varie versioni "tradotte" in più paesi, ma per scelta autoriale non adattate. Un'opera che dovunque è andata in scena ha sicuramente scosso la sensibilità degli spettatori (ribadiamo che la nudità, anche se volutamente volgare, è l'ultima cosa), che comunque hanno sempre reagito positivamente al messaggio artistico. Un'opera, come ci ha confermato l'autore, che è stata resa possibile dalla grandissima disponibilità di una grande interprete.
Sul palco, un alto sgabello e una ragazza completamente nuda, i capelli raccolti e separati in maniera infantile (una mezza via fra un manga stravolto dagli acidi e Hello Kitty), il rossetto molto marcato e un microfono. Ma, ripetiamo, non è l'aspetto della ragazza che infastidisce o comunque colpisce, quanto il suo racconto. Perché "La merda" è esattamente quello che fa presagire il titolo: un fiume di parole, gemiti e grugniti che una "brutta" getta addosso a chi vuole o non vuole ascoltarla. Lei questo fa e vuole fare, chi non gradisce può anche andarsene subito, magari tentando di farsi restituire quanto speso per il biglietto.
Il testo è una forma di liberazione della coscienza, ci si svuota di quanto non si riesce più a trattenere, facendo un uso, anche piuttosto contenuto, di linguaggio esplicito e di gesti. Un flusso che forse appena risente dei suoi anni o che - purtroppo - ha perso il suo impatto devastante, perché superato da molta merd* molto più reale, vomitata addosso ogni giorno dai vari media, ma soprattutto da chi ci circonda, così tanta da suscitare oramai assefuazione. La ragazza in odor di televisione è, se la "leggiamo" sulle pagine della cronaca contemporanea, la fedele rappresentazione scenica del vaso di pandora scoperchiato dal caso Harvey Weinstein e di tutto quello che ne ha seguito poi.
È innegabile che il monologo abbia molta forza e costringa lo spettatore a una riflessione su quello che ci circonda, ma avrebbe avuto la stessa intensità se Silvia Gallerano avesse indossato sul palco un outfit di tutto punto? Non lo sappiamo, il dubbio rimane, ma il pubblico sicuramente ha apprezzato e continua ad apprezzare (o esorcizzare?). Forse è questo ciò che più conta, almeno per chi fa teatro con questa passione, e difatti continua a consegnarsi senza filtri e a confrontarsi con estrema sincerità. I sold out inanellati ne costituiscono il riscontro più credibile.
LA MERDA
di Cristian Ceresoli
con Silvia Gallerano
direzione tecnica Giorgio Gagliano
produzione Frida Kahlo Productions con Richard Jordan Productions (London),
in collaborazione con Summerhall (Edimburgh), Teatro Valle Occupato (Roma)
riconoscimenti Edimburgh Fringe First Award 2012 for Writing Excellence, The Stage Award 2012 for Acting Excellence (Silvia Gallerano), Arches Brick Award 2012 for Emerging Art, Premio della Giuria e Premio del Pubblico Giovani Realtà del Teatro 2010, Dodicidonne ATCL Lazio Award 2010 (Silvia Gallerano), Edinburgh Fringe Sell-out Show 2012 & 2013, Danish Reumert Award 2015 for Best Actress (Danica Curcic), Norwegian Hedda Award 2019 for Best Actress (Helga Guren), Edinburgh Fringe Sell-out Show 2012 e 2013









