Non aver paura (recensione)

Il sottotitolo (solo uno spettacolo) svela le intenzioni di questo divertissement teatral-cinematografico

Gianni Garko
m&s - Gianni Garko (foto © Valerio Ziccanu Chessa)

Lo spettacolo inizia non appena si entra nel foyer della sala teatrale, che deve prestarsi però alle necessità del racconto, con le luci volutamente basse e le possibilità di ospitare agevolmente già le prime soluzioni scenografiche che vedremo appena superato il botteghino. All'ingresso in platea si viene accolti da una particolare mascherina (a gas) che silenziosamente accompagna gli spettatori al proprio posto e che si aggirerà (sono almeno in 4) "minacciosamente" per tutta la durata dello spettacolo.

Perfette elementi di scena le "mascherine a gas" contribuiscono ad alimentare la divertita tensione degli spettatori, prestandosi molto cortesemente per le foto di rito dei più impavidi, ma anche apparendo all'improvviso, davanti o dietro chi è seduto (qualche salto sulla sedia lo hanno fatto fare!), e dando così la prima giustificazione alla frase "Mai puoi sentirti al sicuro in un teatro, perché in realtà non conosci chi ti sta seduto dietro" (ma nemmeno davanti o di lato). Ovviamente luci, arredi e musica di sottofondo contribuiscono alla costruzione dell'atmosfera horror che sarà poi elemento fondamentale e imprescindibile di tutta la narrazione.

Ci siamo,  buio totale in sala e si entra nel "vivo" dello spettacolo. Sul palco viene raccontata la "tragica" storia dell'incendio che, nel 1915, distrusse quello che allora si chiamava Cine Teatro Alce, dove persero la vita 23 persone, tra cui Ettore Sperelli, il direttore della compagnia, e la figlioletta di appena 6 anni, Violetta. Racconto tragico che è stato reso famigliare dagli oggetti di scena visti finora e abilmente integrati nella sala.

Leggenda dice che alcuni resti, ritrovati durante i lavori di restauro e ricostruzione, siano stati - vista l'impossibilità di identificazione - mescolati al materiale di costruzione, per non giacere, altrimenti, in una fossa comune. La prima delle tante citazioni al cinema e letteratura di genere parte qui (ne abbiamo visto un riferimento al "Poltergeist" di Tobe Hooper, con soggetto di Steven Spielberg). Gianni Garko in scena è un perfetto maestro di cerimonie ("Creepshow" di George A. Romero, soggetto di Stephen King) e guida abilmente tutto il racconto scenico, una sorta di conferenza teatrale, articolata sulle varie differenziazioni della "paura".

Viene fatto un uso importante di proiezioni ed effetti che portano il teatro sempre più vicino all'opera cinematografica, con ovvio vantaggio per lo spettacolo in reale tridimensionalità, dove gli accadimenti sono ad un passo da chi vede. Immaginiamo (e qualcosa pensiamo di aver individuato) il divertimento di Franco Ferrini (solidissimo sceneggiatore - per Dario Argento, Michele Soavi, Lamberto Bava e altri - e autore dell'adattamento italiano dal testo spagnolo di Eduardo Aldan) nell'aggiungere del suo e citare anche proprie opere (ma è probabile, vista la sua importanza nel cinema di genere, che siano anche già presenti nel format originale).

Il tutto degno di un romanzo gotico di Edgar Allan Poe (o di una sua trasposizione cinematografica prodotta dalla Hammer Film ed interpretata, logicamente, da Christopher Lee o Peter Cushing, o entrambi). E degne del grande scrittore sono le innumerevoli sollecitazioni delle angosce umane più profonde, usate per mettere a nudo le paure più nascoste di ognuno di noi, al contempo esorcizzandole con una sana, divertita e liberatoria scossa di adrenalina. 

Dei costrutti teatrali più tradizionali che sono in scena diciamo veramente poco, anzi nulla, perché in questo specifico caso è ancora più importante godersi tutto lo spettacolo solo in teatro, divertendosi ad individuare le citazioni, se si ama farlo come noi, o più semplicemente facendosi condurre in un piacevole quanto diverso modo di fare drammaturgia teatrale, adatto a qualsiasi genere di pubblico, anche ai giovanissimi che ameranno essere parte integrante dello spettacolo, divertendosi ancora di più se percepiranno gli stati d'ansia dei genitori. Perché la tensione crea sicuramente divertimento e risate.

I 100 minuti di rappresentazione passano molto velocemente e al ritorno della luce in sala (ma non troppa) il pubblico, prima di alzarsi, si guarda attorno con circospezione, le mascherine sono scomparse e si può guadagnare l'uscita con - forse - tranquillità. Quando si è fuori dal teatro si è finalmente più rilassati, ma non si sa mai: le mascherine - o altro - potrebbero essere intorno a noi! Gianni Garko nel congedarsi dagli spettatori ha infatti raccomandato, una volta tornati a casa, di chiudere bene porte e finestre, controllare negli armadi e guardare sotto il letto. Ma nessuno ammetterà mai di averlo fatto.

Ginevra Media Production
Aldan Company
presentano
NON AVER PAURA...
È solo uno spettacolo
scritto da Eduardo Aldan
progetto artistico Gianluca Ramazzotti
regia Ricard Reguant
versione italiana Franco Ferrini
con Claudia Genolini, Luca Basile, Yaser Mohamed
e con la partecipazione di Gianni Garko

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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