Il dio del massacro (recensione)

Io credo nel dio del massacro, il solo che governa, in modo assoluto, fin dalla notte dei tempi

una scena dello spettacolo
m&s - il cast artistico dello spettacolo

Un salotto borghese, due bambini hanno litigato, quattro adulti litigano. Le convenzioni sociali della “gente per bene”, i buoni propositi e il dialogo si sgretolano battuta dopo battuta per tutta la durata della commedia a tinte fosche di Yasmina Reza, nota al pubblico per la sua penna tagliente e il tono dissacrante.

Il casus belli è un alterco tra Ferdinand Reille e Bruno Houllié, al seguito del quale Ferdinand armato di un bastone, o meglio dotato di un bastone, colpisce in faccia Bruno. (Armato? / Non le piace armato? Che cosa mettiamo, Michel? Munito, dotato? Munito di un bastone, va bene? / Sì, munito). Le conseguenze sono: la tumefazione del labbro superiore di Bruno, la rottura di due incisivi e del nervo di uno dei due denti (in poche parole il bambino è stato sfigurato dal bastone) e il duello tra i rispettivi genitori. 

Véronique e Michell hanno pensato bene di invitare Alain e Annette, padre e madre di Ferdinand, per decidere tutti insieme come procedere e risolvere la questione. Nel loro salotto accogliente, pieno di tulipani e libri unici, sono pronti a far valere le loro posizioni. Ciò che si sarebbe potuto risolvere in quattro chiacchiere diventa un incubo infinito di battute taglienti e allusioni, attacchi e alleanze in un confronto costante e un continuo rinfacciare la propria natura di bravo genitore, attento e amorevole.  

Véronique e Michell sono persone per bene, modeste, che cercano di ottenere il massimo da quello che hanno, si impegnano per mantenere la loro famiglia e i loro lavori, prendendosi cura non solo dei loro figli ma anche dei rispettivi genitori. Alain e Annette parlano poco, agiscono per la maggior parte delle volte. Non si lasciano influenzare dalle piccolezze della vita quotidiana, hanno ben presenti i loro obiettivi e soprattutto le loro ragioni.

Alain è un avvocato, Annette una consulente finanziaria, Véronique è una studiosa dell’Africa, Michell vende articoli per la casa. Ognuno di loro eccelle in autocontrollo e buone maniere, tipiche del loro vivere comune. Ma quanto tempo si può trascorrere sott’acqua senza respirare? Quante volte si può fare un sorrisino e ignorare le accuse ingiuste? Quanta vita bisogna subire prima di reagire sputando fuori tutti i rospi ingoiati? La drammaturgia entra nelle dinamiche intime dei personaggi e scompone gli equilibri interni alle coppie, alle famiglie, alle “classi sociali”, ai ruoli di genere.

I quattro genitori, nella strenua difesa di ciò che hanno di più caro, radono al suolo i capisaldi della convenzione sociale. Impossibile non sorridere e talvolta ridere delle reazioni di ciascuno, ognuno è in quel salotto a difendere a spada tratta sé stesso e la propria posizione contro tutto e contro tutti, cercando alleati improbabili e trovandoli solo nei propri simili: i maschi con i maschi e le femmine con le femmine, perché le mamme hanno una sensibilità particolare che ai papà talvolta scivola dalle mani, loro non avrebbero voluto esserci e preferiscono un sigaro o un goccio di rum a queste chiacchiere inutili e decisamente sopra le righe. 

Tra i paradossi e le contraddizioni che rendono una situazione comune un’esplosione di assurda attualità, Il Dio del massacro ci mette davanti il bisogno reale che ognuno di noi ha di vivere sott’acqua e trattenere il respiro per non cedere alla magia del caos.

Maura Vindigni

Areté Ensemble
Michele Cipriani
Arianna Gambaccini
presentano
IL DIO DEL MASSACRO
di Yasmina Reza
con Michele Cipriani, Arianna Gambaccini, Saba Salvemini, Annika Strohm
regia Areté Ensemble, Michele Cipriani, Arianna Gambaccini

Testata Giornalistica
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