Un innocente gioco da bambini che affascina anche gli adulti, ne abbiamo una chiara dimostrazione ogni volta che - abbondantemente passate le fasi di infanzia e adolescenza - ci ritroviamo ad essere attratti in maniera irresistibile da quell'improvvisato (e divenuto per la nostra struttura fisica troppo stretto) sedile in legno che sfida la forza di gravità grazie a due corde (o catene) e un punto di ancoraggio che speriamo sia molto robusto, per evitarci la brutta figura davanti ad amici e parenti. Tre sull’altalena, scritta da Luigi Lunari nel 1990, è una forma di incertezza personale resa nella forma di commedia, con quella giusta vena surreale che la rendono ancora più godibile, come la fase di salita verso l'alto.
Tre vite, tre uomini apparentemente totalmente diversi che si incontrano casualmente ad un incrocio comune. L'appuntamento non dichiarato è in un “non luogo” che assume le sembianze di una sala d’aspetto prima (la fase di ascesa), di un’anticamera poi (la fase di discesa). I tre protagonisti - un piccolo industriale, un ex capitano dei servizi segreti e un professore - si ritrovano nella sala/anticamera accedendo da tre ingressi differenti. Ogni personaggio, dopo un primo confronto, pensa che gli altri due abbiano sbagliato indirizzo, per accorgersi con stupore che il posto è quello giusto e che lo è per tutti e tre. Per un puro caso (un'emergenza che i protagonisti non possono controllare e sulla quale non riceviamo troppe spiegazioni, d'altra parte nella vita non ci viene spiegato tutto quello che accade attorno a noi) si ritrovano costretti a passare la notte nel luogo misterioso, raccontando le loro storie di vita e le loro paure più recondite. Tra domande, letture della Bibbia, litigi, pediluvi e giochi di carte per ammazzare il tempo, nasce una sintonia fra i tre uomini che cercano di comprendere quale strano scherzo del destino li abbia portati lì.
Che cos’è quel posto? Perché ha tre ingressi? E’ una sala d’aspetto o l’anticamera di un qualcosa di più? E' un luogo reale o metafisico? La presenza di un frigorifero, che si comporta come il cilindro di un mago (o come il calapranzi di Pinter), e la comparsa di una donna delle pulizie, dagli atteggiamenti percepiti come ambigui, acuisce il senso di smarrimento dovuto alla situazione di irrealtà (almeno così percepita dalla lineare mentalità dell'adulto). Le spiegazioni scientifiche del professore non sembrano risolvere gli enigmi sempre più irrazionali ed inspiegabili. Nascono quindi ragionamenti filosofici, spiegazioni logiche, dibattiti sulla morte e sull’esistenza, considerazioni sulla precaria essenza dell’uomo. Le insicurezze dell’ignoto e le paure dei tre - una volta accettata la situazione "impossibile" (Eliminato l'impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità, da Il segno dei quattro di Arthur Conan Doyle) divertono il pubblico che asseconda le salite e le discese dei protagonisti: dalla perplessità al divertimento, per poi arrivare alla rassegnazione e consapevolezza che il destino prima o poi si presenterà, perché non si può oscillare per sempre: sono le innegabili leggi della fisica a ricordarcelo.
Nelle note di regia leggiamo la citazione di Dario Fo che ebbe a dichiarare/scrivere: ... Tre sull’altalena è una macchina di fantastica fattura. Io l’ho letta di un fiato, ridendo a bocca spalancata. E’ una delle poche invenzioni teatrali per le quali valga la pena uscire la sera a Milano, sobbarcarsi il rito della vestizione, prenotare il biglietto, prendere il taxi, starsene seduti in una sala stipata di gente… Ovviamente non possiamo che essere d'accordo con il Premio Nobel per la letteratura nel 1997, sommessamente e in un angolo abbiamo scelto solo una domanda da porre tra le tante irrisolte: chi è la donna delle pulizie? Nessuno risponderà, ma assistendo ad una successiva replica, magari ci faremo una nostra più puntuale opinione (dopotutto siamo adulti).
Laboratorio Minimo Teatro Marchigiano
presenta
TRE SULL'ALTALENA
di Luigi Lunari
regia Mario Gricinella
con Pino Presciutti, Roberto Paoletti, Giovanni Filipponi, Daniela Mancone
durata totale 2 ore, intervallo incluso









