Notre Dame de Paris (recensione)

Continuano i sold out e così Victor Hugo si riscopre ancora più  "pop", anzi popolare

Notre Dame de Paris
m&s - Notre Dame de Paris (foto © Cristina Checchetto)

Pensare che, come più volte dichiarato, Riccardo Cocciante e Luc Plamondon (la versione italiana del libretto è firmata da Pasquale Panella) scrissero l'opera per il puro piacere di comporre musica e senza pensare a una messa in scena, rende la storia di "Notre Dame De Paris" ancora più affascinante.

Il debutto del 16 settembre 1998 a Parigi e la prima italiana il 14 marzo del 2002 in Italia, in una struttura (il Gran Teatro di Roma, ora scomparso) realizzata appositamente per ospitare l'imponente allestimento e reggere il "suono", ma soprattutto il movimento delle "tre campane" - e le acrobazie del cast artistico - sono state solo l'inizio del grande successo che ha collezionato negli anni questa monumentale opera popolare e il suo ritorno nei teatri, "quelli grandi".

Nell'ultimo periodo la produzione è passata da Zard padre (David) a Zard figlio (Clemente) con un avvicendarsi di diversi artisti - soprattutto tra ballerini e acrobati - e in occasione della tappa bolognese abbiamo potuto ammirare sul palco le performance di un cast ormai rodato dal lungo tour, con la gradita presenza di ben 4 attori/cantanti che hanno tenuto a battesimo il musical nella prima "stagione" di attività.

E così non siamo riusciti a rimanere indifferenti neppure noi quando, dopo l'Ouverture, Matteo Setti (Gringoire) ha intonato "Il tempo delle cattedrali". Ci è sembrato di entrare in uno spazio musicale senza data, che era contemporaneamente "l'anno del signore 1482", il 2002 e il momento attuale: occhi truccati dallo sguardo sereno e sorridente, pantaloni colorati e soprabito blu, voce limpida e cristallina.

L'unico segno visibile del tempo trascorso, il recente taglio di capelli corto dell'artista: le parole "Storia d'amore e di passione / E noi gli artisti senza nome / della scultura e della rima / La faremo rivivere / Da oggi all'avvenire" sono state profetiche e visionarie quanto l'impianto scenico e le coreografie, rispettivamente di Christian Rätz e Martino Müller. Notre Dame, la cattedrale che contemporaneamente accoglie e respinge gli zingari e il loro "re" Clopin (Lorenzo Campani), la bella Esmeralda (Tania Tuccinardi) e le porte di Parigi, sono state pensate come un muro grigio, enorme, spaventosamente moderno e, si credeva, difficilmente associabile alle architetture gotiche.

Invece, allora come adesso, basta vedere gli enormi gargoyle che si muovono su parallelepipedi grigi e le finestre, fessure, aperture, nelle quali e tra le quali si muovono gli zingari e le guardie, per essere magicamente catapultati tra le guglie e nelle scale, strette, tortuose e nascoste, dell'architettura parigina in cui Frollo (Cristian Mini, che nel cast 2002 impersonava Clopin) - il "prete innamorato" - si strugge di un amore diviso tra la "passione" per Nostro Signore e per Esmeralda, con Quasimodo (Giò Di Tonno, ormai imprescindibile dal personaggio) che si nasconde alla vista della gente comune a causa della sua bruttezza.

Il muro, apparentemente senza nulla eppure con tutto, è un simbolo estremamente forte. Protegge e abbandona, include ed esclude ed è sempre una sorpresa (anche se si ha già visto Notre Dame) quando figure acrobatiche si staccano improvvisamente dalla struttura, mimetizzate dai costumi (di Fred Sathal) dalle sfumature di una "pietra" che adorna la cattedrale. Figure "folli" che entrano ed escono dalla scena su transenne montate su ruote, impalcature, travi con colori e acconciature rubate alla strada che si contrappongono alle guardie capitanate da Febo (Fabrizio Galatone, anche lui nel cast originale), innamorato della bellissima zingara nonostante l'ingombrante presenza della promessa Fiordaliso (Federica Callori).

La drammatica vicenda d'amore di Victor Hugo è sempre stata raccontata come moderna, ma mai come in Notre Dame viene riscoperta nell'accezione "pop" e non perché musicalmente adattata, bensì perché "popolare" e sicuramente, in questa veste, estremamente attuale. Il problema dell'inclusione e della paura del diverso, gli stranieri, l'asilo, i cittadini, i diritti acquisiti e da acquisire, la religione come scusa di ogni cosa, la vendetta, la colpevolizzazione della donna, la ragione e il sentimento, la purezza e la passione, perfino il bullismo: tutti temi spaventosamente contemporanei e che spesso vedono vittima e carnefice confondersi. Zingari che combattono in tute bianche contro guardie che paiono aver indossato la divisa di un movimento di protesta fin troppo conosciuto e uomini che con il loro abito professano alti ideali ma che si macchiano di spregevoli azioni.

Nota di merito per Tania Tuccinardi, che già da tempo si divide tra Fiordaliso e l'alternarsi con Lola Ponce e Elhaida Dani nelle verdi vesti della zingara. È una Esmeralda credibilissima, il phisique du role aiuta la mimesi completa: i capelli rossi che ondeggiano durante la danza e la calda voce non possono che portare l'immaginario verso sentimenti di libertà e totale coinvolgimento. Come lei non possiamo non citare le tre Marie, le campane di Quasimodo, protagoniste del musical al pari dei performer fisici: solo per la loro presenza ondeggiante varrebbe la pena entrare in un teatro.

Grazie a Notre Dame l'Italia ha scoperto che si era in grado di fare grandi produzioni, diverse nello stile da quelle anglosassoni, ma sicuramente di presa sul grande pubblico che fino ad allora poco si era accostato al genere. Considerata l'età eterogenea degli spettatori presenti, abbiamo speranza nel futuro. Qui crolla il tempo delle cattedrali / La pietra sarà / Dura come la realtà / In mano a questi vandali e pagani / Che già sono qua / Questo è il giorno che verrà / Oggi è il giorno che verrà.
Si ringrazia per la cortese collaborazione Chiara Sanvito di Words For You.

Scheda Spettacolo

  • Titolo: Notre Dame de Paris
  • Genere: opera moderna in due atti tratta dall’omonimo romanzo di Victor Hugo
  • Musiche: Riccardo Cocciante
  • Liriche: Luc Plamondon
  • Versione italiana: Pasquale Panella
  • Regia: Gilles Maheu
  • Coreografie: Martino Müller
  • Scenografie: Christian Rätz
  • Costumi: Fred Sathal
  • Luci: Alain Lortie
  • Suono: Manu Guiot
  • Arrangiamenti: Riccardo Cocciante, Iannick Top, Serge Perathoner
  • Cast: Tania Tuccinardi, Giò Di Tonno, Cristian Mimi, Matteo Setti, Graziano Galatone, Federica Callori, Leonardo Di Minno
  • Con: più di 30 artisti tra acrobati, ballerini e breaker 
  • Produzione: Clemente Zard
  • Tour: 2019-2020
  • Voto: ★★★★☆ (4/5 stelle)
giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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