La scena si apre su un "bell'ambiente" unico ed efficace (di Marco Piccioni) - separatamente ci deve essere un bagno che viene citato, ma non utilizzato nel racconto - dove si trovano costretti i due protagonisti: Mark (Federico Rosati) e Louise (Miriam Galanti). Dalle parole dei due giovani (Mark potrebbe essere appena più adulto, mentre Louise ha aspetto e atteggiamenti da studentessa) apprendiamo che deve esserci stata una catastrofe nucleare, probabilmente causata da un attentato terroristico, cui Mark - fortunatamente - è riuscito a scampare, rifugiandosi velocemente nel bunker antiatomico che ha nel giardino della sua casa. Cercando la sua salvaguardia, è riuscito a portare in salvo anche la svenuta Louise. Ora si tratta di "sopravvivere" alle radiazioni, dividendosi il poco spazio della stanza e soprattutto razionando con la massima attenzione il poco cibo e la preziosissima acqua. L'unico possibile contatto con quello che c'è sopra - o con quello che ne è rimasto - una radiolina, ma anche questa va accesa con molta parsimonia, per evitare che le batterie giungano troppo presto alla loro fine: Mark stima di dover rimanere due settimane nel bunker, per attendere che i "detriti" radioattivi si siano posati e la superficie possa essere di nuovo vivibile.
La ricognizione dei viveri è piuttosto rapida: nella preziosa dispensa di Mark ci sono solamente scatolette di chili piccante, fagioli e salsicce, riso e tonno, qualche mela e del cioccolato. Si deve poi scegliere se lavarsi o bere e quando accendere la stufetta a gas che provvede a scaldare i due occupanti. La situazione non è sicuramente da hotel a 5 stelle (ma nemmeno da pensioncina!), ma l'importante è essere ancora vivi. Inoltre si può far passare le "lunghissime" ore con "Dungeons and Dragons", gioco di ruolo tanto amato da Mark quanto detestato da Louise. E' proprio il rifiuto del gioco da parte della ragazza a scatenare la prima reazione stizzita del padrone di casa e piccole ripicche meschine e infantili, come la negazione del cibo, quando ogni tentativo "logico" di convincere Louise si scontra con - inizialmente - un ostinato rifiuto e - successivamente - una sensuale beffa.
Il tempo "percepito" non passa mai, fa molto freddo e non ci sono coperte a sufficienza, gli animi si innervosiscono sempre di più e i tentativi di tollerarsi e aiutarsi si scontrano con la realtà di una convivenza che sicuramente - almeno da parte di lei - non avrebbe mai trovato spazio, se non fosse stata dettata dalle particolari circostanze. Le difficoltà oggettive diventano poi insormontabili quando l'unico coltello si trasforma da "posata" in arma, con la quale i due iniziano pericolosamente a minacciarsi. Speriamo che i rumori provenienti da "sopra", siano reali e non il frutto di allucinazioni.
Un testo indubbiamente interessante, che si innesta (almeno cinematograficamente parlando) nel contesto catastrofico (molto caro a tanto cinema statunitense di serie molto oltre la B), ma soprattutto in quello claustrofobico, dove pochi personaggi si trasformano in acerrimi nemici, dando il peggio che possono. Alla mente arriva praticamente da subito "Misery non deve morire", ma anche "Hard Candy", poco conosciuto thriller di David Slade, ma anche alcuni comportamenti - che non sapremo quanto e se guidati da una accurata regia - di reality show oggi tanto di moda e da molti (almeno secondo le rilevazioni) apprezzati. Tornando all'oggetto principale della recensione, abbiamo trovato la costruzione degli avvenimenti appena sbilanciata tra parole e azione, con un linguaggio eccessivamente "forte" (non c'è bisogno di pronunciare "c...o" ogni 4 parole perché si percepisca che abbiamo di fronte due giovani) e tempi lunghi nei cambi di scena, con - di conseguenza - la perdita di efficacia della drammaturgia, che in casi come questo non dovrebbe mai concedere respiro allo spettatore. Ma è pur sempre un debutto, quindi c'è ancora molto spazio per aggiustare (o infischiarsene, perché anche questa è una scelta).
AFTER THE END
di Dennis Kelly
regia Marco Simon Puccioni
con Miriam Galanti, Federico Rosati
aiuto regia Angela Pepi
scenografia Marco Piccioni
costumi Evelin Pettigli
musiche Pivio
luci Diego Pirillo
produzione esecutiva Inthelfilm
ufficio stampa Maya Amenduni
durata un atto unico di 1 ora e 35 minuti








