Mangia! (recensione)

Magari non concordi, ma Mangia e Mamma hanno sempre viaggiato assieme, da qui l'espressione Mangia a'Mamma

Anna Piscopo in Mangia!
m&s - Anna Piscopo in Mangia! (foto © Gaia Attucci)

Secondo dopoguerra, un periodo abbandonato dalla memoria dei contemporanei, ma meno dalle nonne di oggi e mamme di allora, di quando le genitrici italiane, faticosamente e segnate dalle cicatrici (spesso quelle invisibili e per questo ancora più dolorose), sono riuscite a mettersi alle spalle i morsi "veri" della fame ed hanno, come prima grande conquista, vista l'affermazione del frigorifero in tutte le case. Soprattutto pieno.

All'elettrodomestico, che da bombato si è trasformato negli anni in una lucente cabina-armadio comandata dallo smartphone, si è affiancata la grande comodità del supermercato prima e dell'ipermercato poi, dove poter scegliere qualsiasi tipo di cibo, da cucinare o già pronto per la tavola, proveniente veramente da qualunque tradizione culinaria. Le case si sono trasformante nel tempo in una succursale appena più modesta di un emporio alimentare, in grado di fare agilmente fronte ad una improvvisa carestia, o all'invasione degli alieni di H.G. Wells, oppure ad una quanto mai fantascientifica pandemia mondiale, cui rispondere a colpi di pane e pizza fatti in casa. Questa grande abbondanza e disponibilità non ha comunque eliminato il grande dilemma di ogni mamma italiana che si rispetti: ma mia figlia mangerà a sufficienza?

I maschi non sono oggetto della stessa "attenzione", forse perché solitamente tengono, meglio tenevano, meno al proprio aspetto fisico, più inclini a sacrificare una taglia per ottenere in cambio quella profonda stimolazione di endorfine che solo una doppia fetta di pane sciapo, con Nutella sopra e sotto, potrebbe scatenare. L'esortazione verbale, che nasce da un dna purtroppo aggrovigliato dai ricordi di quando il cibo non era mai a sufficienza (anche se la genitrice è nata negli anni '60/70, ma tanto in casa c'è la nonna, che è sicuramente peggio, perché è mamma due volte), si risolve ad essere - spesso e senza volerlo - una inevitabile condanna ad un supplizio che si ripete ogni giorno ad orari quasi fissi per ben due volte, di cui è vittima l'adolescente di turno.

La trasposizione drammaturgica - e drammatica - messa in scena da Anna Piscopo (autrice/attrice di origine barese) sembra prendere le mosse proprio da questa innocente impostazione che, nelle sue forme di esasperazione piena, diventa un contrasto aperto ma allo stesso tempo molto subdolo tra l'adulto e la giovanissima, una forte contrapposizione che nasconde aberrazioni, a volte ingestibili senza l'ausilio di uno specialista, al quale però dovrebbero rivolgersi entrambe le protagoniste per riuscire ad ottenere un risultato valido.

La registrazione cui abbiamo assistito (tratta dalla rassegna estiva andata in scena nel 2019 ai Giardini della Filarmonica di Roma) costruisce, partendo dal detto popolare "Mang’ ca da jess mangiat!" (traduzione dal pugliese "Mangia se non vuoi essere mangiato!"), un monologo duro, rabbioso e arrabbiato, dove la protagonista interpreta nella "maniera peggiore" (ovviamente intendiamo l'atteggiamento del personaggio, sia chiaro) la voglia di riscatto della propria madre, spostandosi però dalla poetica e raffinata "Bellissima" di Luchino Visconti alla immediata (anche nel titolo) "merda" di Cristian Ceresoli. Il linguaggio e l'esposizione scenica del monologo sono duri, a tratti (volutamente e necessariamente) volgari; si sbatte in faccia a chi assiste le tante incomprensibili contraddizioni della nostra società, dalle quali sembra impossibile riuscire a liberarsi. Crudeltà del tutto contemporanea, probabilmente inevitabile.

Anna Piscopo ha scelto di non censurare nulla, di non tirarsi mai indietro, ma di farci masticare un boccone di carne che non riuscirà facilmente ad andare giù. "Mangia!" è quindi il piatto cattivo, quello fatto di maschilismo, prevaricazioni, sfruttamento del lavoro, annullamento della personalità. E di fronte a questa portata, decisamente indigeribile, quale può essere la nostra scelta? Accompagnare ogni boccone con pane e acqua, sperando di riuscire a coprirne il sapore e che finisca presto? Oppure scagliare a terra il piatto frantumandolo, mandando così in mille pezzi la disumanità che ci circonda? La risposta, come sempre, va cercata in teatro.

MANGIA!
di Anna Piscopo
regia Lamberto Carrozzi
con Anna Piscopo
scena Panaiotis Samsarelos
disegno luci Ettore Bianco
suono Moammed Ozuf
produzione Compagnia Licia Lanera
riconoscimenti Premio Nazionale di Letteratura e Teatro Italiano “Nicola Martucci”, Miglior Spettacolo “Corti in Pietralata”, “Miglior Attrice del Teatro Lo Spazio”
durata un atto unico di 60 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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