Le confessioni di Sant'Agostino (recensione)

Le celebri "confessioni" sono riproposte da tempo, e con successo, da Alessandro Preziosi

Alessandro Preziosi
m&s - Alessandro Preziosi in Le Confessioni di Sant'Agostino

Importante operazione di rifinitura drammaturgica senza la quale lo spettacolo sarebbe stato di difficile realizzazione, avvenuta per mano di Tommaso Mattei che ha saputo adattare in tre tempi i ben tredici volumi delle “Confessioni” scritte da Sant’Agostino, filosofo prima ancora che santo. Ciò rendendo comprensibile un’opera che, per altezza e profondità di pensiero anche teologico, non per tutti potrebbe essere di facile comprensione almeno al primo approccio.

Opera che parla dell’uomo all’uomo stesso e di qualsiasi tempo. Tempo che Sant’Agostino analizza cercando di capire che cos’è, specialmente rapportandolo a Dio. Tempo che interroga, ripercorre, scruta in profondità anche dolorosa e che torna quasi in modo circolare nei pensieri che lo accompagnano fino alla tormentata conversione.

Brevissimi stacchi tra un tempo teatrale e l’altro con le luci che calano, ma riprendono subito dopo su nuove riflessioni, anzi, su nuove confessioni. La colonna sonora, dalla felice scelta del genere elettronico, accompagna nel giusto modo calzante il ritmo dei pensieri e ne esalta l’essenza. Questo spettacolo è uno degli esempi in cui, come il teatro a volte insegna, l’attore si mette a servizio della parola diventandone un tramite.

Alessandro Preziosi ha i toni dalle giuste sfumature e vibrazioni capaci di rendere viva e vivida la parola agostiniana già in sé vibrante. Di fronte al leggio e come fosse un direttore d’orchestra, con la sua interpretazione è come se dirigesse l’anima di Sant’Agostino, conferendo alle parole scritte la forza della varietà dei propri toni recitativi. Come se, frase dopo frase, creasse nell’aria una sorta di geometria immaginaria in cui i pensieri e la voce del santo si fanno oggettivi in un climax di espressioni intense fino al liberatorio sorriso finale.

La sua formazione teatrale, l’esperienza - peraltro molto approfondita nell’avere costantemente fatto teatro fin dall’inizio della sua carriera - la vocazione teatrale di fondo e l’innato carisma personale gli permettono di mantenere con il pubblico un’attenzione totalizzante per tutta la durata dello spettacolo. 

In un palcoscenico che è già a scena aperta, senza sipario collocato semmai sullo sfondo, e che lo vede fermo al leggio senza compiere movimenti nello spazio teatrale, se non la gestualità delle mani e delle braccia, Preziosi dà voce a tutti i travagli e tormenti interiori di Sant’Agostino. Quelli di un uomo terreno che al contempo si sente, senza essere ancora capace di rispondere, chiamato a qualcosa di trascendentale. 

Sant’Agostino cerca sé stesso cercando Dio che in realtà, come capirà poi, è sempre stato in lui. Dopo profonde riflessioni anche sul tempo e sul rammarico di avere trovato Dio tardi; dopo aver ripercorso la sua vita fin dall’infanzia, finalmente scatta in lui tale consapevolezza che lo porta alla conversione definitiva e alla pace tanto agognata.

A quel punto le luci diventano luci di rivelazione e illuminano maggiormente il palcoscenico, lasciando che l’attore ritorni se stesso per qualche minuto in modo da rivolgersi al pubblico e commentare il fine ultimo della ricerca agostiniana. Una rappresentazione di spessore fatta da tematiche e vette di pensiero non comuni che  avvicina lo spettatore grazie all’emozione che rende le parole di Sant’Agostino ancora vive e intense. 

Le Confessioni di Sant’Agostino
con Alessandro Preziosi
musiche elettroniche originali Paky De Maio
traduzione e adattamento Tommaso Mattei

redattrice
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