Dario Fo pittore: le macchine teatrali a Spoleto

Il Museo Nazionale del Ducato di Spoleto ospita, fino al 25 aprile 2027, la mostra Dario Fo pittore: le macchine teatrali, a cura di Stefano Bertea e Mattea Fo

Dario Fo
m&s - Dario Fo (foto L.V. Toffolon)

L'esposizione è la prima di quattro previste in Umbria per il centenario della nascita di Dario Fo (1926-2016), è organizzata dalla Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali e dalla Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, con i Musei Nazionali di Perugia, la Regione Umbria, il Festival dei Due Mondi e la Fondazione Dario Fo e Franca Rame ETS.

Il percorso espositivo

La mostra presenta opere legate a quattro produzioni teatrali: Isabella, tre caravelle e un cacciaballe (1963), Mamma! I Sanculotti! (1993), Lu Santo Jullare Francesco (1999) e La figlia del Papa (2014).

Attraverso fondali dipinti, sagome carrellate, arazzi scenografici e bozzetti, il percorso illustra l'evoluzione del rapporto tra pittura e scena nell'opera di Fo, dagli arazzi degli anni Sessanta ai grandi fondali ispirati ai canovacci dei cantastorie medievali, fino alle sagome degli ultimi spettacoli.

Particolare rilievo assume il fondale di Lu Santo Jullare Francesco, che torna a Spoleto dopo 27 anni dal debutto spoletino del 1999.

La "macchina teatrale": un dispositivo narrativo totale

Nel panorama del teatro italiano del secondo Novecento, l'approccio di Fo alla scena ha rappresentato una netta rottura con la tradizione borghese e naturalista. Per l'artista, il disegno e la pittura non sono semplici corredi estetici, ma precedono e guidano ogni fase della drammaturgia: pittura e regia costituiscono un unico atto progettuale.

La "macchina teatrale" di Fo è un dispositivo cinetico e narrativo. I fondali non sono concepiti come sfondi passivi, ma agiscono come co-protagonisti, interagendo fisicamente con gli attori. Le sagome e i grandi arazzi scenografici - ispirati ai canovacci illustrati dei cantastorie medievali e alla tradizione visiva della commedia dell'arte - definiscono lo spazio dell'azione, dando volto e forma ai personaggi in un dialogo continuo tra parola e immagine.

In questo senso, le opere esposte non sono mere illustrazioni di spettacoli passati, ma congegni visivi autonomi. Attraverso di essi, Fo ha trasformato la scena in un "teatro totale", dove l'invenzione pittorica mette in moto l'immaginazione dello spettatore e consolida il suo ruolo di rinnovatore del linguaggio teatrale contemporaneo.

Informazioni

  • Sede: Rocca Albornoz, Piazza Campello 1, Spoleto (PG)
  • Date: 28 giugno 2026 – 25 aprile 2027
  • Orari: 9.30–19.20 (ultimo ingresso 18.45)
  • Contatti: Tel. 0743 223055 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Sito: musei.umbria.beniculturali.it
Testata Giornalistica
Dal 2015 cerchiamo di essere il salotto buono dell'informazione culturale. E qualche volta ci riusciamo anche.
Change privacy settings