La mostra - inizialmente visitabile fino al 28 dicembre 2025, poi prorogata al 3 maggio 2026 - offre una selezione di 150 abiti creati dallo stilista nell’ultimo ventennio e offre anche una preziosa occasione per ammirare abiti che altrimenti sarebbe difficile poter vedere, soprattutto così da vicino. Si tratta di preziosi capi indossati da attrici internazionali in cerimonie di altrettanto respiro: da Cate Blanchett a Nicole Kidman, dalla Mostra del Cinema di Venezia ai Golden Globes, per fare un paio di esempi, o l’abito indossato nell’ultimo Festival di Sanremo dalla top model Bianca Balti. Ma queste non sono certo le uniche ragioni per visitare una mostra che in sé racchiude altre occasioni di eccezionalità. Armani ha deciso di mostrare al pubblico questa parte della sua Alta Moda che altrimenti sarebbe rimasta appunto “privé”: riservata solo a una ristretta élite anziché ammirata da molti.
Il percorso espositivo parte dal piano terra e si snoda fino al terzo piano compreso, seguendo un’accurata scala cromatica in crescendo che, a sua volta, parte dal piano terra con il contrasto bianco e nero, con colori tenui al massimo pastello per farsi più accesi a ogni salita. Il primo piano è quello in cui sono esposti abiti più colorati ma spesso con tonalità indefinite che attingono dall’ambrato, dal blu, dal rosa, da più colori accostati da quella che non è semplice fantasia ma alta genialità creativa unita al lavoro artigianale. Unicità che fa nascere ricami preziosi, applica perline e strass di vario genere su tessuti eterei facendoli brillare di luce anche propria, dando prova di una scuola di assoluta eleganza e maestria. Il secondo piano è la cima di questa scala cromatica dove trovano posto, tra altri colori accesi, abiti rosa e abiti rossi testimoni di una varietà di stili e di inesauribile vena creativa.
Per quanto l’edificio sia stato concepito da Armani con una struttura rigorosa e geometrica (è stato ristrutturato nel 2015), nell’allestire questa mostra ne sono state sfruttate le potenzialità, tanto che in alcuni casi l’ambiente sembra interagire con gli abiti stessi. Laddove alcune sale hanno pareti marmoree, il retro degli abiti vi si riflette e, insieme alle luci cromatiche appositamente scelte, le accende dei suoi stessi colori. In tal modo la bellezza del verde o del rosso si amplifica come pure quella dell’argento e dell’oro, peraltro molto utilizzati e molto scenografici di per sé.
Salendo i vari piani e affacciandosi alle geometriche aperture rettangolari che li delimitano, si resta sorpresi nel vedere una pioggia di stelle proiettata sulle pareti. Da questa struttura centrale è possibile guardare verso il basso, di fronte, verso l’alto e allo stesso modo anche girandovi intorno, cambiando così prospettiva. Percorrendo i corridoi dei tre piani si scoprono queste angolature, si aprono nuove prospettive che mostrano dalla parte opposta l’abito, visto da vicino poco prima percorrendo l’altro lato, incorniciato da queste aperture che ne diventano scenografia naturale. È consigliabile ripercorre i corridoi e gli spazi più di una volta per poter cogliere, passandovi, nuove letture e sorprese di giochi di luce magari prima sfuggite.
Il nero è il colore predominante fin dall’inizio del percorso espositivo: non solo di alcuni abiti, ma anche delle sale, delle pedane e soprattutto dei corridoi. Neri sono molto spesso anche i manichini che, se posti su sfondo di pari colore, ma scenograficamente illuminati, sembrano essere sospesi nel vuoto: si fanno silhouette quasi fluttuanti. Il buio cede il passo alla luce in un gioco di riflessi e ombre in cui sono gli abiti a brillare di luce propria, che sprigionano dai tessuti così pregevoli oppure da un particolare come una perla o uno strass. Il nero predomina in una scenografia assente come assenti sono oggetti e arredi. Eccezione fatta per alcune pedane roteanti, che mettono in evidenza l’abito prescelto sempre su sfondo nero e apparentemente sospeso nel vuoto.
Il terzo piano è quello dedicato alla panoramica degli accessori come collane, scarpe, borsette ed è il piano in cui ci sono schermi che proiettano stralci di documentari e sfilate con Armani colto al lavoro e nel cuore della sua creatività operosa. Soprattutto qui si trova l’Archivio Digitale da cui si può attingere molto altro materiale a integrazione della mostra ma, in altri periodi, anche a prescindere. Venti anni di fascino, di moda, di operosità culturale, che testimoniano ancora una volta l'eccellenza dell'uomo, non solo dello stilista.









