Di origine francese, influenzato dall'opera di André Kertész, Eugène Atget e, soprattutto, da Henri Cartier-Bresson, Robert Doinsneau amava definirsi “pescatore di momenti” tanto da averci spesso ricordato, con le dovute distanze sia cronologiche che di linguaggio, il cantautore emiliano Samuele Bersani con la sua “Pescatore di asterichi” ma anche con l’intera poetica che – appunto in linguaggi diversi – si rifanno ad un presente rielaborato con uno stile elegante, curato e mai banale o banalizzato.
Ma torniamo a parlare di Doisneu, le cui opere abbiamo potuto ammirare non solo attraverso un monitor, ma in mostre sparse per l’Italia. Da quella di Lucca (Lucca Center of Contemporary Art) dal titolo “A l’imparfait de l’objectif”, a quella di Pavia (Spazio per le Arti Contemporanee del Broletto con "Pescatore d'immagini) a quella di Bologna a Palazzo Pallavicini, fino a quella di Riccione dal titolo “Un certain Robert Doisneau” a Villa Mussolini.
Nell’ultimo caso, come in quello di Bologna, l’esposizione è il frutto di un lavoro certosino e ambizioso operato da Francine Deroudille e della sorella Annette - le figlie del fotografo – che hanno scelto oltre 140 immagini attraverso la meticolosa analisi di 450.000 negativi, prodotti in oltre 60 anni di attività dell’artista, per raccontare nella mostra l’appassionante storia autobiografica, arricchita anche da un album di famiglia che prende le mosse dal 1912, cioè dal suo anno di nascita.
Cinque sezioni – La sezione autobiografica (appunto), Paris, Les parisiens, Les Enfants, Ritratti dedicati alle Célebrités – per raccontare la poetica di questo autore che ha fatto del "caso" (comunque molto studiato, ma mai costruito) il successo dei suoi scatti. Se l’ultima sezione - una serie di ritratti dedicati alle Célebrités della Parigi del suo tempo, con le quali è spesso legato da una sincera amicizia: da Alberto Giacometti a Sabine Azéma, da Blaise Cendrars a Colette, da Jacques Prévert a Simone de Beauvoir, da Fernand Léger a Georges Braque, da Jean Cocteau a Pablo Picasso – come qualche scatto a colori possono risultare ignoti anche ai conoscitori dell’arte fotografica il resto della mostra traccia un percorso volto all’analisi dei suoi soggetti più usuali.
Piazze, palazzi per raccontare i profondi mutamenti della città francese a partire dalla guerra fino agli anni ’80 ma anche il popolo parigino, gli “abitanti” del luogo e delle fotografie, ma soprattutto i bambini.
Bambini, solitari o ribelli, che coglie spesso in momenti di libertà e di gioco fuori dal controllo dei genitori. Non cattura la vita così come si presenta, ma come vuole che sia. Di natura ribelle, il suo lavoro è intriso di momenti di disobbedienza e di rifiuto per le regole stabilite.
Lo sguardo perennemente rivolto "dove non c'è niente da vedere", alla ricerca delle immagini che "fanno stare bene" e che testimoniano la normalità del fare e del non fare quotidiano: i bambini giocano, saltano, ballano, copiano i compiti e si dipingono in viso lo sguardo "furbetto" della marachella appena compiuta, e così giovani donne che passeggiano attirando sguardi ammirati e mai licenziosi, coppie che si scambiano dolci effusioni. Sono tutti contrasti "raccolti" o pescati che fanno comprendere appieno quanto quest’ultimo verbo sia il più attinente al suo lavoro perché come nella pesca la sua ricerca dell’attimo e del particolare deriva dalla pazienza. Doisneau è come un pescatore che al posto della lenza e dell’amo ha la macchina fotografica ed attende di “pescare” l’attimo che desidera immortalare, sia esso fuori da un bar o ad un evento mondano.
E’ il fascino dell’imperfetto che Doisneau ricerca e trasforma nei suoi scatti come l’asterisco di Samuele Bersani: Doisneau ha scoperto il segreto della vita rincorrendo la verità umana nelle sue bellissime difformità e imperfezioni.
E’ questo "ricercato imperfetto" che negli scatti di diventa perfezione perché la nostra attenzione si focalizza sulle emozioni e sulle gestualità.
Iconica ed emblematica l’immagine scelta per la locandina della mostra “Le Baiser de l'Hôtel de ville del 1950”: la coppia (Françoise Bornet, una studentessa di teatro e il suo ragazzo, Jacques Carteaud) non è stata in questo caso frutto del caso. Il fotografo stava realizzando un servizio per la rivista statunitense Life, vide i due giovani baciarsi e chiese loro di “ripetere” il gesto per il suo obbiettivo.
Una curiosità: la nipote di Françoise vendette la stampa autografata che il fotografo aveva a suo tempo inviato alla “protagonista dello scatto”, nell'aprile del 2005 per € 155.000.
UN CERTAIN ROBERT DOISNEAU
Riccione, Villa Mussolini
a cura di Atelier Robert Doisneau
mostra promossa dal Comune di Riccione
organizzazione Civita Mostre e Musei Maggioli Cultura
collaborazione diChroma Photography Rjma Progetti culturali









