Al MAMbo (Museo di Arte Moderna Bologna), fino al 13 maggio 2018, è possibile visitare "Revolutija". Da Chagall a Malevich da Repin a Kandinsky. In mostra 72 quadri giunti direttamente dal Museo di Stato Russo di San Pietroburgo, con in più 40 foto originali, due sculture, tre video per celebrare e spiegare la Rivoluzione Russa in occasione delle celebrazioni per il centenario. L'esposizione è stata curata da Joseph Kiblitsky e di Evgenia Petrova.
Un allestimento che, sfruttando gli ampi spazi della sede espositiva, abbraccia il visitatore e, oltre a condurlo simbolicamente nella vastità del territorio sovietico, lo porta anche nella sfaccettata vastità delle avanguardie artistiche russe. "Dimenticate le mostre sui russi che finora sono state fatte in Italia. Quello che a noi interessa è mostrare la varietà e la complessità degli stili, degli atteggiamenti e dei pensieri", scrive Evgenia Petrova.
Tra i primi del '900 e la fine degli anni '30 - ma soprattutto tra il 1910 e il 1920 - furono molteplici e diverse tra loro le arti che si svilupparono, a volte eco dei fauves o dei cubisti francesi, a volte tentativi pittorici rivolti al primitivismo, al cubofuturismo, fino al suprematismo e al costruttivismo con un contemporaneo collegamento tra espressionismo figurativo e puro astrattismo. Ed è per questo che, oltre al doveroso omaggio alla pittura iconica e maggiormente conosciuta di Chagall, di Kandinsky o di Malevich, ci sono artisti rimasti forse un po' troppo nell'ombra, come Repin, Petrov-Vodkin o Kustodiev.
Dipinti di realismo socialista si affiancano e tentano di allontanare il pensiero avanguardista di Malevich, il suprematismo, che nasce nella mente dell'artista già nei costumi di scena - che si possono ammirare in riproduzione scala 1:1 in un'intera sala - e nelle scenografie realizzate per l'opera "Vittoria sul Sole". Il nero su bianco in sequenze di quadrati su quadrati, in scatole prospettiche fondate e costruite da quadrati. Il quadrato è la forma statica per eccellenza nella quale possono essere iscritte altre forme geometriche. Da qui il trittico quadrato, croce e cerchio nero. Nell'estremo suprematismo, nella sintesi in cui "l’opera non rappresenta gli oggetti del mondo sensibile, ma ha un’esistenza artistica autonoma”, Malevich opera la frattura fra il dipinto rappresentativo e quello astratto.
Difficile, se non aiutandosi con l'audioguida, riuscire ad avvicinare questa estrema sintesi dell'arte al "Ciclista" della Goncarova (facilmente affiancabile a Boccioni), al "Mejerchol’d" di Grigor’ev, il ritratto di "Anna Achmatova"o a "Che libertà", l'opera del 1903 del pittore Ilya Efimovich Repin che introduce la mostra. In questa una coppia si immerge nel mare in tempesta tenendosi per mano. Una metafora dell'amore, ma anche dell’onda della rivoluzione che non si deve, non si può, affrontare da soli. Un momento di gioia, di adrenalina, da ricordare.
La mostra ha avuto una genesi di circa due anni e attorno all'esposizione è stata creata una serie di iniziative rivolte alla famiglia e alla didattica. Oltre all'audioguida bisognerebbe soffermarsi sulle "spiegazioni" date ai dipinti e alle opere in generale da parte di bambini, firmate semplicemente con il nome di battesimo e l'età. Nella loro semplicità e sincerità fanno capire l'arte molto più delle spiegazioni lette sui volumi preposti e colgono il messaggio nella sua immediatezza. L'arte non è forse nata anche per questo?









