RomaSuona. La musica in Italia 1970-1979 (recensione)

 

Giradischi Thorens
m&s - Giradischi Thorens

Prendetevi il tempo, di certo il gusto (cit.), di fare visita, ascoltare e apprezzare la Musica, probabilmente nella sua accezione migliore, con un pizzico di nostalgia - forse (anzi sicuramente) - nei riguardi di un passato che è destinato a non tornare, ma se siamo fortunati ci sbagliamo.

Curata da Guido Bellachioma (con l’amichevole collaborazione di Pino Candido), promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo, RomaSuona è stata ideata, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo: a tutti i coinvolti in questo progetto vadano i nostri personali ringraziamenti e l'esortazione a spostarne la data di chiusura più in avanti, perché il 12 di luglio è, secondo noi, troppo vicino.

Si offre allo sguardo e all'udito dell'appassionato - ma anche del semplice curioso meno esperto - la possibilità di confrontarsi con il ricordo di quello che senza dubbio il primo ha già ascoltato o ha avuto e che conserva ancora gelosamente (ci riferiamo a dischi o altra forma di supporto fisico). A meno che non si abbia subito l'onta del prestito poi mai restituito e/o dimenticato negli anni: purtroppo esistono anche alcuni collezionisti veramente senza scrupoli!

In concreto davanti ai nostri occhi si rivela - con lo stesso effetto suscitato dai tesori della caverna su Alì Babà - un patrimonio incredibile di suoni e persone, concerti e dischi (ribadiamo che prima si chiamavano così), a testimonianza di un decennio di arte (dal 1970 al 1979), raccontato per immagini, foto, oggetti, poster, biglietti e ovviamente 33 giri esposti e suonati in digitale, considerando la colonna sonora in sottofondo, di sala in sala, che viene periodicamente aggiornata: in tutto ci sono 300 pezzi scelti con attenzione - ovviamente - dallo stesso curatore, dove trovano spazio praticamente "tutti", brani che la tecnologia moderna (Shazam) permette di individuare sempre o quasi con precisione, così da favorire anche la nota per la memoria di quello o quelli che andranno approfonditi (non si può conoscere tutto!) o riascoltati. 

Nell’arco degli anni '70, leggiamo ancora nel comunicato stampa, la musica ha saputo travalicare i propri canoni estetici per fondersi con la letteratura, le arti visive e il cinema, agendo come potente catalizzatore di identità collettive, in un’epoca segnata dall’espansione dell’industria discografica e dall’avvento pionieristico delle radio libere. E l'esposizione si dimostra attenta rivelatrice di ogni aspetto culturale del decennio, lasciando fuori praticamente nulla. Il visitatore indugia lungamente davanti a ogni fotografia, facendo scattare immediatamente il ricordo del primo concerto, quando probabilmente sia chi era sotto il palco e chi era sopra aveva qualche ...ina di anni in meno.

Raccontandola così, rischiamo di essere fuorvianti e portare verso una strada sbagliata: RomaSuona non è né un'operazione archeologica, né la nostalgica visione di un mondo lontano (quando tutto era migliore), né è legata alla sola Capitale, come il titolo potrebbe far pensare (ma c'è il sottotitolo). Niente di tutto questo.

RomaSuona è una proposta culturale di riscoperta, chiara, logica e ben strutturata, che consente a tutti di avvicinarsi a un percorso fondamentale della conoscenza musicale, necessario perché non si può riuscire a comprendere il buono (poco) che abbiamo ora, senza aver conosciuto l'eccellente (e tanto) che c'era prima, nel nostro Paese e non.

Sfilano davanti a noi (in realtà è il contrario) così tanti artisti che diventa difficile enumerarli tutti, ma l'efficace dépliant a corredo (12 pagine), dove tutto è presentato, catalogato e numerato, aiuta a non perdersi nulla, indugiando quanto si vuole, e permette anche di curiosare tra i nomi dei vari prestatori, alcuni dei quali sono gli stessi artisti ritratti. Immaginiamo quanto sforzo di diplomazia e "supplica" sia stato necessario perché oggetti così preziosi si separassero (anche solo temporaneamente) dai legittimi proprietari. Sciocco chi pensi si tratti di poca cosa: un foglio di carta stampato 50 anni fa o un vinile colorato con la copertina leggermente rovinata non sono semplicemente il ricordo di un concerto e un banale album, ma contraddistinguono in maniera inequivocabile un'epoca storica e artistica ben definita. Sorvoliamo sul fatto che li avremmo "asportati" volentieri, ma rettitudine professionale e sistema di allarme/sorveglianza ce lo hanno impedito.

Il nucleo della mostra è costituito da un corpus di circa settecento scatti fotografici in larga parte inediti: dalle luci dei grandi palchi al silenzio dei backstage, le immagini narrano la creatività degli artisti in studio e durante le performance, come anche l'estetica spontanea delle piazze, cristallizzando l'anima di un'epoca attraverso l'obiettivo dei fotografi, vero motore della mostra, riprendiamo nuovamente dal comunicato stampa, visto che non avremmo potuto esprimerci meglio.

Non riteniamo sia necessario chiosare ulteriormente, semplicemente e in forma sbrigativa non possiamo che concludere con un'unica esortazione verso chi ci legge: RomaSuona va vista e anche piuttosto velocemente, visto l'avvicinamento della sua conclusione. Bisogna solo prendersi il giusto tempo. Non c'è bisogno di scrivere altro.

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
Change privacy settings