Chagall. Sogno e Magia (recensione)

Le opere poetiche, sognanti e magiche di Marc Chagall, significativo e didascalico titolo "Sogno e Magia"

m&s - opere di Chagall (foto © media & sipario)

La prima sensazione che si prova entrando nelle sale allestite per la mostra "Chagall. Sogno e Magia" è quella di "leggerezza". Ma non è una leggerezza assimilabile alla frivolezza o, ancor più negativamente, all'assenza di peso come dato qualitativo o funzionale, bensì è una sensazione provata nell''accezione poetica di "volo", di librarsi nell'aria senza la pesantezza di fastidiosi orpelli o di "responsabilità quotidiane". E' questo, quello che si prova iniziando il percorso che si snoda attraverso le 160 opere di Marc Chagall – il nome ebraico era Moishe Segal e quello russo Mark Zacharovič Šagal, divenuto poi in francese Chagall (Lëzna, 7 luglio 1887 – Saint-Paul-de-Vence, 28 marzo 1985) -  disposte nelle cinque sezioni sui due piani del palazzo rinascimentale del capoluogo emiliano (Palazzo Albergati).

La seconda sensazione che si prova,  guardando gli acquerelli, le acqueforti, i dipinti, i disegni che provengono da collezioni private, è quella di essere letteralmente "tuffati", immersi, come i protagonisti di Mary Poppins, dentro una delle opere dai colori vivi e fluttuanti di questo artista naturalizzato francese che, passato attraverso il fauvismo ed il cubismo, è riuscito a creare uno stile personale inconfondibile intriso di poesia.

Una poesia dettata dall'amore provato in primis e soprattutto verso Bella, moglie ed unica donna mai amata dall'artista (nonostante una seconda compagna, conosciuta dopo la morte di Bella), poi verso la figlia Ida, ma anche verso la natura e i luoghi della sua infanzia. Uno stile "puro" nell'accezione dello stupore che potrebbe provare un bambino scoprendo mano a mano il mondo, meravigliandosi delle cose belle ed accettando anche quelle brutte perché assimilate da un'anima non ancora compromessa da sovrastrutture e condizionamenti. Una sorta di "poetica del fanciullino" del Pascoli, dipinta su tela, forse anche inconsciamente (il Fanciullino è del 1897, Chagall Nasce nel 1887) almeno in prima istanza. In prima istanza, proprio perché Chagall è divenuto non solo un artista della tela, ma anche delle parole, per la sua vicinanza al mondo della letteratura: oltre a stringere legami professionali ed affettivi con il mondo letterario (soprattutto francese) illustrando numerosi testi, pubblicherà egli stesso due libri, Ma vie (La mia vita), scritto in russo e tradotto dalla moglie nel 1931, accompagnato da disegni e Poèmes, una raccolta delle liriche composte dal pittore tra il 1909 e il 1965.

Infanzia e tradizione russa; Sogni e fiabe; Il mondo sacro, la Bibbia; Un pittore con le ali da poeta; L'amore sfida la forza di gravità. Le cinque sezioni - l'allestimento della mostra prodotta e organizzata da Arthemisia è curata da Dolores Duràòn Ucar - portano il visitatore ad estraniarsi completamente da ciò che avviene fuori dalle sale, come se fosse trasportato in un mondo senza tempo e senza spazio che non sia quello creato dalle immagini che sta ammirando. L'"immersione" che già abbiamo assimilato a quella provata da Michael e Jane Banks dentro il disegno dello spazzacamino Bert è completa se si utilizza l'audioguida proposta all'ingresso della mostra. A raccontare la vita e le opere di questo poeta della tela è la figlia Ida che attraverso aneddoti della propria infanzia illustra il legame d'amore tra i genitori che hanno dato vita a capolavori come "Fidanzati su sfondo blu" (1931 - 1932) o "Il gallo viola" (1966-1972).

Se i disegni per le "Favole" di La Fontaine, o i temi religiosi - nei quali Chagall riesce a rappresentare l'esodo biblico come un'allegoria della persecuzione a cui gli ebrei sono sottoposti con l'invasione nazista durante la seconda guerra mondiale - non bastassero a convincere anche il più reticente tra gli appassionati d'arte ad una visita, gli spazi interattivi realizzati a metà ed al termine del percorso sono decisamente un quid in più: una proiezione olografica in 3D realizzata da Display Expert ed una vera e propria "Dream Room con una video installazione (ideazione e regia di Vincenzo Capalbo e Marilena Bertozzi - realizzazione Art Media Studio di Firenze) che permette al visitatore di rendere l'immersione nelle opere ancor più veritiera o di trovarsi improvvisamente in un sogno dal quale non si ha il desiderio di svegliarsi.

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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