Solo dopo ci siamo accorti che si trattava di un'opera esposta!
L'aneddoto può far sicuramente sorridere, ma è la sincera rappresentazione di quello che ci è successo e che potrebbe succedervi visitando la mostra Sembra vivo! Sculture iperrealiste dei più grandi artisti contemporanei, a cura di Maximilian Letze in collaborazione con Nicolas Ballario. Il catalogo è edito da Skira. La mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia.
Superata l'impasse iniziale, che giustifichiamo con la voluta assenza di luce nella sala di proiezione, entriamo nei primi spazi oramai avvisati su quello che troveremo: esseri umani riprodotti alla perfezione, ma allo stesso tempo dotati di anima artistica, frutto - immaginiamo - dello studio dei grandi maestri del passato (suggeriamo di ricavarsi il tempo anche per una prossima visita alla Galleria Borghese, dove sono ammirabili molte stupefacenti sculture di Antonio Canova), ricerca contemporanea e sfruttamento di nuove materie. Ci viene naturale stabilire un parallelismo tra questa mostra e il teatro, grazie ad un pensiero del compianto Gigi Proietti (Benvenuti a teatro, dove tutto è finto ma niente è falso). Se sostituiamo la parola teatro con il titolo (breve) della mostra, il risultato è il medesimo, cambiano solo le sensazioni suscitate.
Gli artisti esposti sono 29 e le varie collezioni che hanno contribuito hanno messo a disposizione 43 installazioni, dove è difficile distinguere un corpo vero da un’opera d’arte tanto i dettagli sono realistici. Ci muoviamo tra le opere alternando la curiosità fanciullesca per i particolari all'ammirazione per l'esecuzione. Confessiamo di esserci soffermati per molto tempo al fianco di Jonathan (2009) di Daniel Glaser e Magdalena Kunz, per riuscire a capire se si trattasse di uno scherzo umano o di una vera (quindi finta) installazione artistica. Per consolarci non siamo stati gli unici con stampato un vistoso punto interrogativo sulla fronte (noi e gli altri visitatori e non l'opera).
Non potendo stimolare in nessuna maniera Jonathan, per costringerlo ad un movimento differente o ad una qualsiasi espressione, ci siamo arresi di fronte al nostro totale insuccesso, ma quanto avremmo voluto fare una linguaccia o un'altra smorfia, anche se atteggiamenti così maleducati non ci appartengono, oramai siamo cresciuti (forse). Volendo mai incitare comportamenti disdicevoli e sanzionabili, diamo conferma ai lettori che si tratta di una scultura cinematografica, la tipologia artistica maggiormente esplorata dalla coppia di artisti. Proiettando volti di persone esistenti su teste o corpi modellati e accompagnati da suoni, evocano l’idea della raffigurazione realistica e stabiliscono un gioco di illusioni che mette alla prova la percezione comune. In questo modo, pongono un interrogativo sull’immagine stessa dell’individuo contemporaneo.
Particolarmente provocatorie le tre braccia di Maurizio Cattelan (Ave Maria, 2007), ma per un certo aspetto leggermente "scontate", vista la celebrità dell'artista. Veniamo immediatamente smentiti da Ghosts (2021), opera realizzata "in" piccioni tassidermizzati. Molto bello l'Andy Warhol (2013) di Kazu Hiro, una scultura in silicone polimerizzato al platino con capelli umani appartente alla collezione privata dell'artista. Stupefacente la delicatezza dei lineamenti di Chiquita Banana (2007). L'opera di Mel Ramos in resina sintetica policroma rappresenta un concetto di alta bellezza rielaborato con i dettami stilistici della pop art. E in ogni caso, come matrice comune a tutte le opere, abbiamo corpi nudi che non vengono esposti semplicemente, ma danno alla loro pelle (sintetica) un diverso significato, frutto della sensibilità dell'arte.
Torniamo al divertimento puro ammirando Caroline (2014), una - immaginiamo - bella e contemporanea ragazza in resina che ci accoglie all'ingresso della mostra, mostrandosi abbigliata semplicemente con magliettina, jeans e scarpe sportive, ma nascondendoci il suo volto. Che sia un modo per confermare che l'arte non può e non deve svelarsi mai completamente? Non lo sappiamo e non è nemmeno così importante saperlo, proveniendo dal mondo teatrale siamo consapevoli che le domande irrisolte sono sempre più delle risposte e che - se proprio ne abbiamo bisogno - possiamo cercarle al nostro interno. Di analoga bellezza il viso di Lily (2013 / silicone, pigmento, vetroresina, acrilico, capelli), opera di Jamie Salmon, artista proveniente dall'industria cinematografica. Segnaliamo infine anche Ordinary Man (2009-2010) di Zharko Basheski, Embrace (2014) di Marc Sijan e la particolare suggestione visiva offerta dalla realtà deformata di Evan Penny, con Self Stretch (2012), opera in silicone, pigmento, capelli, alluminio. Ma è ovvio che ognuno di noi si troverà a operare una propria e sempre opinabile quanto personale selezione.
Andando in conclusione non possiamo che consigliare una visita, c'è sicuramente tempo al momento in cui pubblichiamo il nostro articolo, ma perché attendere? Suggeriamo di immergersi nelle sensazioni che ogni scultura potrà suscitare, senza mai dimenticarsi della domanda più saliente (vero o finto). Sia il titolo dato alla mostra che Gigi Proietti ci hanno già fornito la risposta.
SEMBRA VIVO!
Sculture iperrealiste dei più grandi artisti contemporanei
ideata da Institut für Kulturaustausch, Germany
prodotta e organizzata da Arthemisia
a cura di Maximilian Letze
in collaborazione con Nicolas Ballario
catalogo Skira









