Jago, Banksy, TvBoy e altre storie controcorrente (recensione)

Bilancio bolognese positivo per gli “enfant terribiles” dell’arte contemporanea. A Palazzo Albergati hanno totalizzato 126.398 visitatori

immagine della coda per entrare alla mostra
m&s - Controcorrente a Palazzo Albergati: coda per entrare alla mostra

Che cosa accomuna Jago, TvBoy e Banksy? L’essere giovani, certo; l’essere assolutamente tre personaggi controcorrente; l’essere tre esponenti dell’Arte contemporanea che ha (finalmente) sdoganato e slegato (in una sorta di paradosso) l’opera d’arte dal suo naturale contenitore.
Ci aveva provato, riuscendoci, Duchamp, ma quella che un tempo veniva definita contemporanea è diventata arte moderna e chissà che prima o poi non venga etichettata in un altro modo come è stato fatto per il Rinascimento, il Romanticismo, l’Impressionismo. Ed ecco quindi che i tanto “deplorati musei” tornano in auge per gli allestimenti espositivi degli artisti di nuova generazione creando però la dicotomia contenitore-contenuto. Una dicotomia che viene ampiamente superata dal significato, in un continuo gioco semantico, delle opere esposte.

Palazzo Albergati, in Via Saragozza a Bologna, all’apparenza sembra il “contenitore” più sbagliato per i “ragazzi terribili dell’arte”, per la sua storicità e per le sale affrescate in ampio contrasto con le opere esposte. Ed invece, in un gioco paradossale, proprio la location gioca a favore degli artisti.

Jago, pseudonimo di Jacopo Cardillo (nato nel 1987), è il maggior privilegiato tra i tre:  le sue opere scultoree ben si adattano al contesto museale, ma l’allestimento – con ambienti scuri e sapienti giochi di luce – lo favorisce sicuramente rispetto agli altri due. “The first baby” ad esempio: 7 cm di marmo bianco divenuto un minuscolo bebè dall’espressione serena e pacata, è stata la prima scultura inviata nello spazio, durante la missione Beyond dell’Agenzia Spaziale Europea del 2019; il “bambino di marmo” dal peso di 200 grammi è stato affidato alle cure dell’astronauta italiano Luca Parmitano  (Jago aveva già firmato l’opera lasciando l’impronta di un dito impressa con il sangue) ed è rimasto in orbita per tutti i sette mesi della missione raggiungendo non solo un primato unico nel suo genere, ma anche assumendo appieno il significato per il quale era stato – mai più verbo può essere azzeccato – concepito. “The first baby” è la nascita di un nuova generazione che si trova ad affrontare un futuro ignoto e vasto tanto quanto le galassie che compongono l’universo ed è peraltro stato immortalato in uno scatto fotografico (divenuto anch’esso un’iconica opera d’arte) da parte di Parmitano mentre galleggia in assenza di gravità.

Ma il “bimbo” non è l’unica scultura esposta. L’inquietante – per lo sguardo che segue l’osservatore - ritratto di papa Benedetto XVI (Habemus Hominem, 2016) domina l’ingresso all’area a lui dedicata in cui troviamo anche “L’apparato circolatorio” del 2017 in cui Jago ha tradotto la frequenza del battito cardiaco. Un’iniziale struttura in argilla, poi elaborata al computer, dalla quale ha ricavato un'animazione in 3D di un battito del cuore. Il movimento è stato poi suddiviso in trenta momenti, tutti rappresentanti un micromovimento del singolo battito. Ogni momento ha dato origine ad un modello, stampato mediante una stampante 3D, con cui sono stati realizzati 30 calchi in gesso, all'interno dei quali è stata colata l'argilla, poi diventata terracotta e smaltata. Ognuno dei 30 cuori ruota sul proprio asse, e sono esposti in modo da voler ricreare la giusta sequenza del movimento di un cuore, nel corso di un solo battito.

Ci perdonerà Banksy – l’artista ignoto per volto e vita che compare quando una persona meno se l’aspetta con i suoi interventi di Street Art – se per questa volta non parleremo (come ci perdoneranno gli altri artisti “controcorrente” che non abbiamo spazio per citare),  in maniera approfondita delle sue opere, ma ampio spazio gli abbiamo dedicato in altre recensioni solo a lui riservate. Una serie di serigrafie (e la possibilità di scattarsi una foto come la protagonista della sua più conosciuta opera “Girl with Ballon”) bastano da sole ad aver voglia di conoscere più approfonditamente – per quanto lui stesso possa concedere – l’artista e la sua volontà di denuncia sociale, politica e contro il consumismo.

Ampio spazio per il terzo artista degli “Enfant Terribles”: TVBoy. Forse il meno noto, al secolo Salvatore Benincasa (classe 1980), è stato “classificato” come esponente del NeoPop ed è balzato alla cronaca per aver creato il suo alter ego, appunto TVBoy, simbolo del suo voler distinguersi dalla cultura massificata delle nuove generazioni, ad opera, principalmente ed appunto, dalla televisione.
Nonostante sia uno street artist e quindi poco collocabile in un ambiente museale, ben si adatta a Palazzo Albergati per l’esposizione di fasi preparatorie, o repliche su tela dei suoi graffiti più noti, comunque autografate. “Hope”, con Barack Obama ricorda Warhol (come a dire che non si inventa nulla, neanche nell’arte) ma il sacro ed il profano perennemente mescolati – “Super Franciscus” su tutte (Papa Francesco nei panni di Superman) - ci fanno comprendere come il messaggio anti propaganda mediatica – sia il leit motiv della sua arte.  Se il bozzetto ci fa sorridere, alla lettura della collocazione dell’opera originale il sorriso si spegne. Il “murales” era sorto sulle impalcature dell’ormai chiuso Caffè della Pace, aperto fin dal 1891 e luogo simbolico di Roma. I proprietari – il Vaticano – hanno in passato sfrattato il caffè per far posto ad un Hotel di Lusso ed ecco che appare la doppia faccia della chiesa, seppur manifestata dallo stesso – attuale – Papa. Quasi un contraltare la  “Santa Chiara con Acqua Benedetta”. La Ferragni con il figlio Leone, nei panni di una Madonna con bambino, veicolano un messaggio pop in senso stretto, con tendenze trash e estremamente provocatorie. Il “Grido di Vittorio Sgarbi”, novello “Urlo di Munch”, il ritratto di Falcone piuttosto che il “Bacio di Hayez” con mascherina e igienizzante, ci restituiscono, così come per gli altri due artisti le cui opere sono esposte, uomini di cultura che voglio veicolare il proprio messaggio attraverso un nuovo modo di vedere e concepire il “prodotto” artistico.

Ma l’arte e nella fattispecie l’opera d’arte, può essere considerata un prodotto? Prima di loro Yves Klein aveva tentato di convincere il pubblico e i critici del fatto che l’arte fosse impagabile e non valutabile, disperdendo il suo compenso in lingotti d’oro nella Senna (facendo diventare il gesto una performance) e Banksy pochi anni fa ha inserito nella sua “Bambina con pallone” un congegno di autodistruzione appena battuta all’asta l’opera le cui quotazioni sono “schizzate” alle stelle. Così come per la foto che ritraeva Klein gettare i lingotti nella Senna. E quindi? L’arte ha un prezzo? O anche questo fa parte della dicotomia esistente tra contenitore e contenuto?

JAGO, TVBOY, BANKSY E ALTRE STORIE CONTROCORRENTE
mostra curata da Piernicola Maria Di Iorio
prodotta e organizzata da Arthemisia
con il patrocinio del Comune di Bologna
e la collaborazione di Piuma, Pop House Gallery e Apapaia
catalogo edito da Skira

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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