Tutti gli "ismi" di Armando Testa (recensione)

Nelle Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino possiamo ammirare gli "ismi" del Leonardo della comunicazione pubblicitaria

m&s - Carmencita e Caballero (foto © media & sipario)

"Ismi" come "modernismi; "ismi come cromatismi"; "ismi" come equilibrismi. Varrebbe la pena chiedere all'Accademia della Crusca di "coniare" dei nuovi sostantivi che terminino in "ismi" pur di riuscire a descrivere il genio creativo di Armando Testa che la mostra nei Musei Reali di Torino cerca di illustrare, spiegare e raccontare.

Di origini torinesi, Testa è stato un artista, un pubblicitario, un creativo appunto, che aveva la "testa" non solo nel cognome: una testa che lavorava velocemente, in modo lungimirante, in equilibrio sulla punta di una matita o di un pennello che intingeva nell'arte. Un'arte soprattutto legata alle avanguardie del Novecento, al quale era stato iniziato in giovane età dal pittore astratto Ezio D'Errico.

Spesso, quando qualcuno mi chiede dei miei inizi dico che sono nato povero, ma moderno. A 14 anni sono entrato in tipografia per fare l’apprendista compositore. Pur lavorando in un ambiente vecchio e tradizionale, ero curiosissimo di scoprire quanto di nuovo c’era in giro e leggevo tutte le riviste che mi capitavano sotto mano: la curiosità è il primo scalino verso la creatività. Con mia grande gioia frequentavo la scuola tipografica serale, dove avevo per insegnante Ezio D’Errico, uno dei dieci pittori astratti italiani di allora. Inutile dire che mi innamorai dell’astrattismo e di tutto il mondo dell’arte moderna. Questa passione per le tendenze più nuove in campo grafico e pittorico e l’amore istintivo per l’arte astratta hanno contribuito a formarmi una cultura. Una cultura non razionalmente costruita, ma che proprio per questo mi consente oggi di trovarmi in una situazione di assoluta libertà rispetto alla “cultura ufficiale”.

Avanguardie che si trovano in realtà in tutti i suoi progetti, siano essi grafici, fotografici, tridimensionali o video e che sono stati in parte esposti in questo allestimento - dal titolo più che azzeccato "Tutti gli "ismi" di Armando Testa" - curato dalla moglie Gemma De Angelis Testa e da Gianfranco Maraniello, direttore del Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (MART). Opere intervallate da video provenienti dalla Collezione dell'Agenzia Armando Testa tra i quali due estremamente evocativi.

In entrambi Testa parla dell'amore puro verso l'arte che a volte gli ha anche fatto perdere dei clienti, pertanto nel primo si ascolta: “Il Testa qualche volta ha delle cose azzeccate negli ‘ismi’, chiamiamoli ‘ismi tutti i modernismi. Qualche volta però sarà bene guardare di più il marketing”.

Nel secondo l’artista (in nessun altro modo si può definire, anche se non ha “etichette”) rivela il contenuto di un suo sogno “Dopo la guerra sono tornato ad affrontare la pubblicità. I miei disegni astratti non piacevano tanto, perciò man mano li ammorbidivo e li facevo sempre più figurativi, finché una notte ho sognato Mondrian, che mi ha detto “Armando, basta così’”. E se glielo ha detto Mondrian, capiamo perché il frutto dei suoi "ismi" sono l'ippopotamo azzurro Pippo della Lines o la coppia Caballero e Carmencita di Caffè Paulista, che i "ragazzini" di una volta ricordano con affetto, come protagonisti televisivi del Carosello, con la loro mitica frase: "Carmencita abita qui?"

Forme rubate, anzi, prese in prestito e trasformate, dai dipinti di Mondrian appunto, ma anche dai "Feu D'artifice" o dalle forme geometriche circolari (vedi "Mercurio passa davanti al sole") di Giacomo Balla o dai manifesti di Depero, per non parlare del dadaismo o del cubismo. Gli extraterrestri del pianeta Papalla guardano con fare furtivo e scanzonato l'allegro Uomo Moderno della Facis, mentre il "Tempo" raffigurato come un albero dai rami a forma di mano tende le sue grinfie sulle persone.

Le fotografie del cibo su alluminio che rendono appieno il senso dell'umorismo di un uomo dai capelli coperti da un cappello a falda larga e con i baffi realizzati da una matita trattenuta tra naso e labbra: la colonna morbida e odorosa di gorgonzola (sembra di sentirne il profumo), la poltrona di prosciutto, "Anche l'occhio vuole la sua parte", e poi gli animali che sembrano prevedere la volontà social dei nostri giorni, solo per citare alcuni dei pezzi esposti, immediatamente evocativi di messaggi tanto convincenti - lo scopo della pubblicità - quanto artistici.

Il Punt e Mes del vermut Carpano o l'Elefante Pirelli, le sedie con le matite e i dipinti: un mondo d'arte e di ingegno, un "parco di divertimenti" per la creatività, al quale ancora oggi bisognerebbe rifarsi, in una mostra che ha come unico limite quello di essere fin troppo breve, come l'ultimo giro di giostra quando da piccoli non si avevano più i gettoni.

TUTTI GLI "ISMI" DI ARMANDO TESTA
a cura di Gemma De Angelis Testa e Gianfranco Maraniello

Musei Reali Torino – Sale Chiablese
Dal 25 Ottobre 2018 al 17 Marzo 2019

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
Change privacy settings