Rino Gaetano (recensione)

A mano a mano ti accorgi che Rino Gaetano ti ruba ancora un pensiero e un sorriso, anche in mostra

Allestimento della mostra
m&s - l'ingresso della mostra al Museo di Roma in Trastevere

Chi ha qualche anno (molti) ricorda ancora il primo passaggio sanremese di questo ragazzo, allampanato e con la tuba. Era il 1978 e allora non capimmo “Gianna”. Ora possiamo finalmente fare outing, anche visitando la mostra che lo omaggia - in questo momento - al Museo di Roma in Trastevere, visitabile fino al 28 aprile 2024.

La carriera di Rino Gaetano, come altri grandi della musica, è stata purtroppo breve: arrivato alla grande notorietà a 27 anni, con già tre dischi pubblicati, scompariva appena tre anni dopo, vittima di un incidente stradale e forse di una macchina dei soccorsi non propriamente efficiente, ma è facile a distanza di decenni continuare a fare dietrologia. Fortunatamente, anche se è veramente una magra consolazione, ci è rimasta la sua musica e una crescente attenzione mediatica, motivi per cui lo si celebra costantemente e questa mostra ne è chiara dimostrazione, con la presenza di un pubblico che si fa sempre più giovane (se non fosse possibile l’accezione poco rispettosa potremmo dire che è sempre più di moda).

Nel corso della visita, tra dischi, maglioni, chitarre e altri oggetti (anche molto personali) vogliamo chiederci, senza la pretesa di trovare una risposta, cosa ci sia in questo artista, nella sua linea musicale principalmente, che gli ha permesso di “resistere” nel tempo, addirittura mantenere e accrescere estimatori, anno dopo anno. Se fosse semplicemente una moda, prima o poi qualcosa d’altro sarebbe arrivato per una fisiologica e repentina sostituzione, invece non è così. A tanti è successo, a Rino Gaetano no. Perché?

Ci rispondiamo che la musica di Rino Gaetano conserva intatta la sua freschezza compositiva, prestandosi ad analisi del linguaggio che permettono di ricercare quella particolarità che, forse, alla fine degli anni ‘70 veniva nascosta da atteggiamenti apparentemente eccentrici, in grado di sopravanzare una maschera alla vera essenza del volto. Nelle canzoni di Rino Gaetano c’è tutto e il contrario di tutto, come ogni artista sensibile è riuscito a far passare messaggi duri sotto “allegre musichette”, a stigmatizzare i comportamenti di una società che probabilmente gli piaceva poco, ma che poteva contrastare - come ogni altro musicista - con la forza delle sue parole. Aveva ed ha la stessa pericolosità sociale di un artista di Street Art contemporaneo, che sia Banksy o altri. Una mente libera e intelligente, molto più di quanti lo circondavano.

Potremmo già accontentarci della nostra risposta, scaturita per caso dall'ascolto di molte canzoni, ma visto che in scienza nulla si può affermare senza avere prove a dimostrazione, abbiamo deciso, anche in assenza di scienza, di confrontarci con due artisti (di musica e parola) e chiedere il loro pensiero su Rino Gaetano. La prima che abbiamo disturbato è Claudia Campagnola, attrice romana, ovviamente anagraficamente lontana dal periodo, ma impegnata da alcune stagioni in un bellissimo spettacolo su Rino Gaetano scritto e diretto da Toni Fornari, Chi mi manca sei tu (recensione)

"Nella mia carriera ho avuto l’opportunità di essere il Fool del Re Lear insieme a Giuseppe Pambieri. Questo ruolo è stato per me il più illuminante di tutti, il mio ruolo preferito, e subito mi è venuto in mente Rino e il suo cilindro, ereditato dall'amore che provava per Petrolini. All'interno del testo di Shakespeare, il Fool è l’unico personaggio che ha la possibilità di parlare al Re in maniera autentica e diretta, di dire verità anche scomode. Il genio di Rino è stato proprio questo: nella semplicità dei suoi testi, semplicità apparente è chiaro, raccontava verità scomode, ancora attuali, nella vita di oggi. Soprusi, speculazioni, mancanza di rispetto per gli altri: sembra che nulla sia cambiato. E Rino si è potuto permettere, e lo ha fatto con un grande coraggio, di raccontare queste cose. E’ stato capito non da tutti, nemmeno nell'ambiente, ma quello che ancora mi stupisce è di come sia riuscito a sfruttare perfettamente la sua arte per illuminare delle coscienze e accendere il pensiero. Ancora oggi, non solo la mia generazione, ma anche quella più giovane lo ama, perché ha detto e continua a dire delle cose incredibili. E’ il Matto, il Fool, ma alla fine siamo sicuri che poi il vero matto sia lui?", è la sua articolata ed esauriente risposta.

Potremmo già accontentarci, la nostra affermazione è stata confermata, ma perché non richiedere una controprova? E allora disturbiamo anche Carlo Mercadante, direttore artistico di Isola Tobia Label, etichetta musicale indipendente, con una Targa Tenco portata a casa proprio per Ad esempio a noi piace Rino, un progetto collettivo dedicato a Rino Gaetano. Anche per lui la domanda è brevissima, il suo pensiero su Rino Gaetano. La risposta lo è altrettanto e non lascia dubbi: "A prescindere dal gradimento, ci sono stati artisti che hanno segnato il passo evolutivo. Il passaggio al livello successivo. Quelli che per primi hanno cambiato modalità. Ci riconosco Modugno, Battisti, Bennato, Daniele, Rino Gaetano e altri. Non ho tutti i suoi dischi e non conosco tutte le sue canzoni a memoria ma gli riconosco questo merito". A quanto pare siamo tutti d'accordo, non rimane - a chi non l'ha ancora fatto - che visitare la mostra ed esprimere così il proprio pensiero.

RINO GAETANO
Museo di Roma in Trastevere
16/02/2024 - 28/04/2024

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Sotto il patrocinio del Ministero della Cultura e della SIAE Società Italiana degli Autori ed Editori
Media Partner Rai e la collaborazione di Rai Teche e Universal Music Publishing Group
A cura di Alessandro Nicosia e Alessandro Gaetano
Con il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura

Catalogo
Rino Gaetano. Il poeta contemporaneo
Nicosia Alessandro, Gaetano Alessandro
Pagine 144, Editore Gangemi

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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