Il percorso espositivo (curato da Gražina Subelytė e Simon Grant), racconta, attraverso un centinaio di testimonianze costituite da dipinti, sculture, opere su carta, fotografie, pupazzi e materiali d’archivio, la storia della galleria Guggenheim Jeune – chiamata così in riferimento alla galleria parigina Bernheim-Jeune e al fatto che Peggy Guggenheim è la giovane (jeune) esponente della famiglia nel mondo dell’arte, rispetto al più maturo zio Solomon R. Guggenheim – e l’esperienza di colei che la fondò al 30 di Cork Street di Londra nel gennaio del 1938, per concluderne poi l’attività a giugno 1939.
Nonostante fosse per lei la prima volta da gallerista, Peggy si dedicò con grande determinazione a questo progetto, non tanto per ricavarne profitto economico, quanto per aiutare esponenti del mondo dell’arte, sostenendo e supportando peraltro molto le artiste donne. Si trattò quindi di un’esperienza significativa, anche perché la realizzazione di questo spazio si inserì con una proposta artistica moderna e contemporanea in un periodo storico particolare – quello fra le due Guerre mondiali – e in un contesto istituzionale estremamente conservatore quale quello londinese di quel periodo. Si può perciò affermare che la galleria Guggenheim Jeune fu una piattaforma per l’espressione artistica radicale e anche una forma di resistenza silenziosa ma importante contro il Nazifascismo.
Nelle intenzioni della mecenate vi era in realtà quella di fondare, in seguito alla chiusura della galleria, un vero e proprio museo di arte moderna a Londra, progetto poi sfumato a causa dell’imminenza della Seconda guerra mondiale, ma di fatto concretizzatosi a Venezia negli anni successivi alla fine del conflitto. Questa mostra crea dunque, per così dire, un filo conduttore ideale fra le due città e le due esperienze, oltre ad essere un omaggio all’amore che legò Peggy Guggenheim all’Inghilterra. Del resto, lei stessa dichiarò in un’intervista del 1976: “Sono innamorata di Venezia da cinquant’anni. Se non vivessi qui, vivrei nella campagna inglese”.
Non è perciò un caso se, dopo la tappa veneziana, “Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista” sarà presentata alla Royal Academy of Arts di Londra dal 21 novembre 2026 al 14 marzo 2027, per approdare infine al Guggenheim Museum di New York (città d’origine di Peggy) dal 16 aprile al 12 settembre 2027.
La galleria Guggenheim Jeune diede un contributo determinante – insieme alla Redfern Gallery, alla Mayor Gallery e alla London Gallery – alla diffusione delle Avanguardie, promuovendo artisti locali e internazionali, appartenenti soprattutto alle correnti del Surrealismo e dell’Astrattismo. Furono diciotto mesi intensi e produttivi, durante i quali Peggy Guggenheim organizzò ventuno mostre e consolidò il suo ruolo di sostenitrice dell’arte moderna e curatrice, macinando primati importanti come la prima personale nel Regno Unito del precursore dell’Astrattismo Vasily Kandinsky, una mostra monografica dedicata a Jean Cocteau, la prima esposizione britannica interamente dedicata al collage, una controversa mostra di scultura contemporanea e una mostra di opere realizzate da bambini, incluso il dipinto di un giovanissimo Lucian Freud al suo debutto espositivo.
E sono proprio le opere chiave che hanno fatto parte di quelle mostre ad essere ora esposte nella mostra di Venezia insieme a lavori simili appartenenti allo stesso periodo, e a opere di artisti che Peggy Guggenheim avrebbe successivamente collezionato.
L’esposizione mette inoltre in risalto la dimensione relazionale dell’esperienza londinese della mecenate e il ruolo determinante delle sue amicizie e collaborazioni con esponenti di rilievo del Modernismo, come Arp, Samuel Beckett, Marcel Duchamp, Roland Penrose, Herbert Read e Mary Reynolds, nonché l’importanza della rete di galleristi e intellettuali attivi nella Londra di quegli anni.
Il percorso espositivo si snoda in 11 sale, ciascuna delle quali racconta un momento cruciale dell’esperienza londinese della collezionista.
La sala 1, che è quella che di fatto apre il percorso, si potrebbe definire programmatica poiché all’interno vi sono raccolte opere fondamentali dell’Astrattismo e del Surrealismo, che riflettono quella che era la tendenza artistica della galleria. Fra di esse, “Testa e conchiglia” di Jean (Hans) Arp (1933 c.) che è la prima scultura che Peggy Guggenheim acquista per la sua collezione, ma anche “Ragazze tra gli archi” (1936), dipinto realizzato da sua figlia Pegeen Vail.
Le sale successive sono invece più specificatamente dedicate alle singole esposizioni organizzate al Guggenheim Jeune.
La sala 2 ospita infatti alcune delle opere esposte in occasione della retrospettiva dedicata nel 1938 a Vasily Kandinsky – che comprendeva dipinti, acquerelli e guazzi realizzati dal 1909 al 1937 per mostrarne l’evoluzione del linguaggio astratto – con l’aggiunta di “Cosacchi” (1910-11), opera non inclusa in quella esposizione. Il pittore russo, esiliato a Parigi dopo la messa al bando dell’arte moderna da parte del regime nazista, collaborò a distanza con la collezionista per l’allestimento espositivo.
La sala 3 è dedicata poi a Marie Vassilieff, della quale sono esposte, anche attraverso testimonianze fotografiche, le tipiche figurazioni fatte a mano, che spaziano dalle bambole ritratto di natura più intima ai pupazzi e alle maschere, che raffigurano icone dell’epoca come Marlene Dietrich. Create con stoffa, cartone, filo di ferro e altri materiali innovativi, queste opere esplorano in maniera giocosa il tema dell’identità e le questioni di genere. Si trovano inoltre in esposizione il dipinto “Bambole” (1938) e una foto di un costume in rhodoid (acetato di cellulosa) realizzato dall’artista russa per l’adattamento teatrale di “Une saison en enfer” (1937).
La sala 4 offre invece spazio alla scultura contemporanea che fu assoluta protagonista dell’ ”Exhibition of Contemporary Sculpture” del 1938, una mostra controversa ma di grande successo che introdusse il pubblico ai nuovi linguaggi scultorei (astratti e non figurativi) che stavano emergendo in Europa. Sono esposte, tra le altre, opere di Jean (Hans) Arp, Henry Moore e Sophie Taeuber-Arp. Per affinità visive e concettuali nella sala si trovano anche le sculture di Barbara Hepworth ed Edward Wadsworth, che però non parteciparono a quella mostra.
Nella sala 5 sono esposti alcuni ritratti di celebrità londinesi di Cedric Morris e la prima opera esposta dal pittore Lucian Freud, quando era ancora adolescente, con il titolo “Vecchio che corre” (1937-38), mentre nella sala 6 è possibile vedere dipinti e guazzi surrealisti dell’artista Charles Howard e una scultura in arenaria rossa intitolata “Sposa” (1939) di Heinz Henghes.
La sala 7 ospita incisioni, acqueforti e stampe su gesso degli artisti dell’Atelier Studio 17, laboratorio di stampa sperimentale fondato da Stanley William Hayter.
Segue, nelle sale 8 e 9, un omaggio alla storica esposizione ”Abstract and Concrete Art“ del 1939, con opere di artisti quali Piet Mondrian, Sophie Taeuber-Arp e Otto Freundlich.
La sala 10 è dedicata principalmente ai pioneristici ritratti fotografici a colori di Gisèle Freund, presentati originariamente in mostra nel 1939 in forma di proiezione: una modalità espositiva che l’artista predilesse per tutta la vita per mostrare le sue trasparenze a colori dedicate ad artisti e intellettuali. L’esposizione fu peraltro l’ultima prima della chiusura della galleria. In questa sala sono presentate inoltre alcune pagine dell’album dove Peggy Guggenheim raccoglieva gli inviti e i cataloghi delle mostre tenute a Guggenheim Jeune, la cui progettazione grafica era curata dalla sua unica dipendente Winifred (Wyn) Henderson.
La sala 11 riunisce infine opere di quegli artisti inclusi nella mostra sul collage e nelle diverse esposizioni dedicate al Surrealismo, tra i quali Rita Kernn-Larsen, André Masson, Reuben Mednikoff, Wolfgang Paalen, Grace Pailthorpe, Yves Tanguy e John Tunnard. Il catalogo è distribuito da Marsilio Arte.







