Giuseppe Veneziano. True Stories (recensione)

Le Vere Storie di Giuseppe Veneziano mostrano la società contemporanea con il linguaggio del pop

m&s - Giuseppe Veneziano
m&s - Giuseppe Veneziano

A prima vista, visitando la mostra (Bologna, Palazzo Pallavicini, a cura di Valerio Dehò) viene -  senza grandi sforzi di voler essere originali o esprimere pensieri artistici di maggiore entità - immediatamente in mente il parallelismo/confronto con Banksy, anche se la visione "ultrapop" di Veneziano si muove su temi più leggeri (in realtà non è così).

Se la linea creativa e specifica del (probabilmente) britannico Banksy è basata su satira e stigmatizzazione di potere, capitalismo, politica, esprimendo così una forma di protesta allo stesso tempo silenziosa (un'opera non parla) quanto rumorosa e chiassosa (attraverso i media), il siciliano Veneziano fa della reinterpretazione di "volti noti" la sua cifra stilistica principale, reinterpretando i principi cardine della pop art con uno stile personale e acutamente provocatorio.

Se Banksy spinge alla riflessione, Veneziano "racconta" tutto direttamente con la sua opera, che contiene quanto è già necessario per apprezzare e comprendere il pensiero dell'artista sulla società contemporanea, che non ne esce poi troppo bene, né dall'uno e né dall'altro.

Fumetti e cartoon rappresentano il mondo in cui l’artista è immerso e l’atmosfera in cui la mostra conduce i visitatori, un luogo in cui cultura alta e cultura popolare convivono e si scontrano, rivelando attraverso “storie vere” le contraddizioni della realtà contemporanea. Le debolezze e i falsi miti che ci circondano sono messi a nudo con un approccio ironico e provocatorio che da sempre contraddistingue il lavoro di Veneziano. 

Con l'assefuazione al peggio e l'asticella che cresce di giorno in giorno, le provocazioni di Veneziano affrontano e dileggiano i miti dell'infanzia (i personaggi disneyani) e dell'adolescenza (i supereroi), più l'attualità, mettendoli in contrapposizione con atteggiamenti sessuali e personali che - oggi - dovrebbero essere oramai sdoganati. Non è così, visto che si parla di "miti" il risultato ipotizzato è praticamente sicuro e ottenuto, quasi con disarmante facilità. 

L’artista ritrae sé stesso come la Gioconda, imita Dalì che a sua volta fa il verso a Velázquez mentre dipinge Biancaneve; Spiderman prende il posto di Jeff Koons e la Ragazza con l’orecchino di perla si fa un selfie senza veli. Il risultato è un festoso mash up in cui tutto convive, passato, presente e futuro coincidono e ogni distanza inesorabilmente si accorcia. I supereroi dei fumetti e i miti del passato incontrano i personaggi e gli oggetti del presente in un’antologica di ampio respiro, in cui non mancano incursioni nella storia dell’arte, da Goya a Raffaello.

Le opere di Veneziano sono immediatamente comprensibili, ed è già un pregio, riprende i temi della pop art e li trasferisce di peso dal XX al XXI secolo, mantenendo la stessa freschezza e la stessa coerenza artistica. Il pubblico viene rassicurato dalla brillantezza dei colori, dalla pulizia delle linee e colpito (o divertito) dalla libertà estrema che - si immagina - i personaggi ritratti si trovano per la prima volta a vivere, senza la minima necessità di rispettare il politically correct, anzi.

Veneziano esprime e trasmette con molta efficacia il "non giudizio", anche portato all'estremo, ma - visto che parliamo di tele e non di persone - il fatto che Biancaneve decida di sterminare i 7 nani non suscita orrore, perché sappiamo (o dovremmo) distinguere finzione da realtà. Noi ne sorridiamo, così come proviamo empatia e rispetto per Wonder Woman e Batwoman che - finalmente - possono esprimere il proprio sentimento, l'una per l'altra. E se non è libertà questa, ci chiediamo cosa lo sia?

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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