È stato lo stesso Paladino a curare il nuovo allestimento - finora inedito - delle sue opere
Uomini realizzati in terracotta: immobili. Imperturbabili. Dormienti come il protagonista di Non mi rompete del Banco del Mutuo Soccorso. Uomini forse ancora in attesa di un risveglio, ma da cosa? Ancora più simbolici, riletti ora, in un momento in cui tutto il mondo aspetta qualcosa. La guarigione, la libertà, la possibilità di uscire, di fare e disfare tutto. D’altra parte l’arte è da sempre stata lo specchio della società, anche quando, come nel caso de “I dormienti” di Mimmo Paladino, l’opera risale alla fine degli anni Novanta, ora riproposti con un nuovo allestimento inedito curato personalmente dall’artista, particolarmente apprezzato per essere uno dei maggiori esponenti della transavanguardia italiana.
“I dormienti” dopo l’esposizione del 1998, furono inseriti in un’installazione collocata nei sotterranei della Roundhouse di Londra, dove parte fondamentale giocava la musica di Brian Eno, artista che, come Paladino, lavora sull’iterazione di moduli variamente ripetuti. Dopo vent’anni Paladino ripropone “i dormienti” come una nuova “esecuzione dello stesso brano musicale”, aggiungendo nuovamente alle 32 figure di terracotta il commento musicale del compositore britannico, dimostrando ancora una volta in più quanto sia importante la dicotomia tra arti visive e musicali.
Molti hanno visto nelle figure “sospese” - seppur assolutamente ancorate a terra, sia per il materiale in cui sono state realizzate, sia per la collocazione spaziale – un richiamo ai resti di Ercolano e Pompei. In realtà lo stesso artista ha dichiarato di essersi ispirato ai disegni di Henry Moore dei ricoveri di guerra inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale: ma se il mondo di Moore era pervaso dalle tenebre, claustrofobico e dominato dalla morte l’immaginario creato da Paladino è nella penombra dell’open space della galleria e la musica di Eno libera le figure dalla pesantezza del sonno suggerita dalle posizioni della terracotta.
Paladino però non è solo scultore. Nato nel 1948 nei pressi di Benevento viene instradato all’arte dallo zio paterno, pittore. Nel 1969 conosce Achille Bonito Oliva che lo affiancherà in tutta la sua carriera artistica che subisce una svolta con il trasferimento proprio a Milano. Fotografia, pittura, incisione, scultura, scenografia: non c’è un risvolto artistico con il quale Paladino non si sia misurato diventando perfino regista.
I più profani lo conoscono per i suoi cavalli, il cosiddetto “marchio di fabbrica”, il tratto distintivo dell’artista: dalla “Montagna di sale” del 1990, nata come scenografia per “La sposa di Messina” di Freidrich Schiller, in Sicilia, alle repliche della stessa – con numero di cavalli modificato - in Piazza del Plebiscito a Napoli o davanti a Palazzo Reale di Milano, i cavalli di Paladino discendono dall’epico Ronzinante di Don Chisciotte per diventare simbolo di movimento e libertà. Movimento e libertà che, a ben guardare, si possono ritrovare anche ne “I dormienti”: quale luogo più libero che non quello del sonno e del conseguente sogno per muoversi liberamente e senza vincolo alcuno?
Completa l’esposizione, al primo piano della Galleria, la grande opera inedita dal titolo “Sunday Mornin' Comin' Down”: 100 disegni realizzati (tra cui anche l’iconico cavallo) nel corso del 2020 che compongono un puzzle nel quale i frammenti dell’artista convergono in un unicum monumentale, una “finestra panoramica” sul mondo di Paladino, alla ricerca di un equilibrio naturale tra intimismo e memoria collettiva. La mostra è corredata da un volume con testo introduttivo a cura di Demetrio Paparoni.
Cardi Gallery
presenta
I DORMIENTI
di Mimmo Paladino








