Se siete fra coloro che armati di cellulare si avvicinano al divo del momento per scattare la foto ricordo (mossa e mal inquadrata) che rimarrà sempre nella memoria dei telefoni, fino a saturazione della scheda, probabilmente non sarete troppo interessati a visitare Icons, bellissima parata di stelle musical-cinematografiche, immortalate dal fotografo britannico Terry O'Neill, (nato nel 1938 a Londra), a partire dai primi anni '60.
L'artista - perché quando si "pennella" anche se con una macchina fotografica non si può essere semplicemente definito fotografo - ha onestamente dichiarato di avere avuto, nella sua carriera, fortuna. “Mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto: la Londra degli anni '60". E' probabile che parzialmente sia vero, ma non basta essere nello stesso luogo fisico di Mick Jagger (tanto per fare un nome) per riuscire a tirarne fuori un ritratto così intenso, poi bisogna metterci e molto del proprio. E in ogni caso le foto partono dagli anni '60, ma si arrestano ai giorni nostri. Oltre a questo, vedendo i luoghi dove sono stati realizzati gli scatti, bisogna anche avere una discreta possibilità economico-professionale per potersi muovere sui set cinematografici internazionali e continuare a ritratte con un suggestivo bianco e nero i nomi più importanti - le icone appunto - del mondo dello spettacolo di sempre. Artisti che hanno mantenuto intatto nei decenni il loro fascino e rendono ancora più potenti e godibili le bellissime immagini presentate.
In totale sono esposte 48 "fotografie" che rappresentano il massimo che si potrebbe volere (ed ottenere) dalla propria macchina fotografica, concentrate in due sole sale, più che sufficienti per rimanere incantati da tanta bellezza e provare invidia per chi, altro esempio, ha messo in posa Paul Newman o Bruce Springsteen, oppure è stato invitato al matrimonio di Ringo Starr. Una volta presenti a questi eventi, è poi facile tirar fuori la macchina fotografica e fare buoni scatti, non è proprio così, ma proviamo almeno ad illuderci. Prodotta e organizzata da Arthemisia e curata da Cristina Carrillo de Albornoz, la mostra offre, si legge nel comunicato stampa di presentazione, un’ulteriore testimonianza di come il culto della celebrità abbia influenzato il lavoro degli artisti dell’epoca. E su questo non abbiamo dubbi, visto l'incanto immediato che l'esposizione suscita in tutti i presenti, almeno durante la nostra recente visita.
La prima sala è dedicata principalmente alla "musica", ma è difficile e semplicistico etichettare i ritratti di "icone" che hanno travalicato sicuramente il campo artistico di appartenenza. Ci accoglie il ritratto del fotografo britannico e la sua biografia, poi immediatamente dopo la sfortunata Amy Winehouse. Una foto stupenda - la stessa del pannello promozionale - di grandissima profondità nella sua apparente semplicità, ottenuta nel 2008, a Londra, prima del concerto tributo per i 90 anni di Nelson Mandela. A seguire i due grandi rivali musicali di sempre: Beatles vs Rolling Stones, qui gli scatti più particolari ed intensi sono appannaggio delle "pietre rotolanti". Bellissimo il ritratto di Mick Jagger e parimenti divertente quello di Keith Richards che conquista per il titolo, La mattina dopo, lasciando a chi guarda il far correre la fantasia sulla contestualizzazione dell'avverbio temporale. Sull'altra parete fanno mostra di sé, per non farsi mancare nulla, The Boss, Elton John e Rod Stewart.
La sala "grande" è principalmente dedicata al cinema e chi ama la settima arte trova sicuramente una grande soddisfazione e prova una vera emozione nel far scorrere lo sguardo su Harrison Ford, Sean Connery, Audrey Hepburn, Robert Mitchum, Robert Redford, Orson Welles, Michael Caine, Brigitte Bardot, Clint Eastwood (e la lista potrebbe continuare). Frank Sinatra rappresenta il crossover tra le due forme artistiche. Per farla breve ci sono quasi tutti coloro che abbiamo visto e rivisto in pellicola decine (centinaia) di volte. Anche in questo caso subentrano le passioni personali e ci si sofferma di più o di meno sull'attore o attrice preferiti. Mostra nella mostra, la parete dedicata a David Bowie, immortalato per copertine di dischi o durante concerti. Anche in questo caso è l'intensità del personaggio ritratto ad emergere o è la bravura del fotografo a riuscire a portare fuori l'emozione dallo scatto? Noi la risposta non l'abbiamo, ci limitiamo ad osservare ed ammirare, sia chi ritrae che chi è ritratto. "Avevi l'impressione che ogni giorno succedesse qualcosa di rivoluzionario" aveva ancora dichiarato Terry O'Neill. La sua di rivoluzione l'ha certamente fatta attraverso l'obiettivo delle macchine fotografiche.
Scrive la curatrice: Il contributo alla storia della fotografia offerto da O'Neill è consistito nella capacità di creare un nuovo stile di ritratto, più intimo e reale, più in sintonia con lo spirito spontaneo e fresco degli anni Sessanta, senza tuttavia mai sminuire l'aura, il carisma e il mistero del personaggio ritratto. Ogni opera esposta è frutto di una pazienza illimitata, da parte del fotografo, nel ricercare l'angolo perfetto, a volte per mesi interi, mantenendo una salda fiducia in sé stesso e un'idea molto chiara di ciò che voleva ritrarre. Il risultato dimostra una maestria davvero inimitabile. Ecco spiegato semplicemente perché certe foto non sono ripetibili.
Apprendiamo successivamente che Terry O'Neill è stato nominato Commander of the Order of the British Empire per il servizio fotografico realizzato in occasione del compleanno della Regina. Congratulazioni Sir Terry O'Neill.









