Appiani. Il neoclassicismo a Milano (recensione)

Andrea Appiani è da sempre ricordato come uno dei principali rappresentanti del Neoclassicismo

Toeletta di Giunone
m&s - Andrea Appiani, Giunone assistita dalle Grazie (Toeletta di Giunone), 1810-1812 circa olio su tela Pinacoteca Tosio Martinengo, Brescia Courtesy Fondazione Brescia Musei ©Archivio Fotografico Musei Civici di Brescia-Fotostudio Rapuzzi

Palazzo Reale di Milano sta ospitando una mostra che ne abbraccia tutta la vita creativa. Appiani non solo era milanese: la sua esistenza è trascorsa proprio nello stesso periodo - compreso tra la seconda metà del Settecento e primi decenni dell’Ottocento - in cui il movimento neoclassico si è sviluppato sia in Italia sia nella stessa Milano.

Proprio Palazzo Reale lo ha visto all’opera nel suo periodo più luminoso e di maggior prestigio: l’ascesa di Napoleone Bonaparte a cavallo dei due secoli e il decennio 1805-1814 del suo Regno d’Italia con capitale Milano. Quindi Palazzo Reale è il luogo per eccellenza maggiormente adatto a ospitare una mostra a lui dedicata, in cui il suo talento e la sua arte restano consegnati alla Storia per sempre. 

Le opere esposte arrivano sì principalmente da Milano – Galleria d’Arte Moderna, Castello Sforzesco, Pinacoteca di Brera – ma anche dalla Gran Bretagna e dal Louvre. Acquarelli, ritratti, bozzetti, disegni preparatori sono diversi generi e offrono esempi delle diverse tecniche utilizzate da Appiani.

Per l’eccezionalità di questa mostra, sono tornate a Palazzo Reale seppure temporaneamente le quattro lunette raffiguranti la Giustizia, la Prudenza, la Fortezza, la Temperanza: figure allegoriche che ornavano la Sala del Trono di Napoleone. La loro collocazione resta a Villa Carlotta a Tremezzina, sul lago di Como, nuova dimora dopo aver subito danni durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Nella Sala delle Cariatidi si può vedere il cartone preparatorio del restante ciclo pittorico di cui le figure allegoriche facevano parte: l’“Apoteosi di Napoleone” prestato dal Louvre e opera d’effetto che accentua l’intera unicità della mostra. Tale unicità è data anche dalla ricostruzione fatta, attraverso una sofisticata tecnica, dell’altro ciclo - quello dei “Fasti di Napoleone” - ricollocato proprio nel posto originario, ossia il ballatoio della stessa Sala delle Cariatidi.

Interamente originali sono invece tutte le altre opere esposte nel resto del piano nobile del Palazzo Reale, percorso espositivo che porta il visitatore di sala in sala fino ad accompagnarlo nell’ultimo tratto con l’attraversamento delle Sale degli Arazzi, che colgono e restituiscono, a degna cornice, l’atmosfera di altri tempi.

Le pareti delle sale espositive, a differenza di quanto successo in mostre passate, non sono state coperte da pannelli monocromatici. Felice è stata la scelta di lasciarle libere, mostrando la tappezzeria che, grazie anche ai bei colori accesi dell’oro e del carminio, si sposano perfettamente con le opere di Appiani. Ciò non solo dal punto di vista estetico, ma anche risaltandone ancora di più la sua presenza, il suo connubio con il Palazzo e rendendoli reciprocamente legati nella Storia. 

Allo stesso modo il nome di Appiani resta intrecciato al secondo fortunato periodo in cui ha avuto altrettanto la fortuna di vivere, ovvero quello napoleonico, iniziando dal primo ritratto fatto a un giovane generale in ascesa: “Il generale Bonaparte e il Genio della Vittoria che incide le sue imprese alla battaglia del ponte di Lodi”, 1796. Per poi ritrarlo, pochi anni dopo, come “Napoleone Presidente della Repubblica italiana”, Re d’Italia nel “Ritratto di Napoleone” incoronato con l’alloro; poi ancora, addirittura come un dio dell’Olimpo nel disegno “Napoleone in trono”. Simbolismi attinti dal Neoclassicismo, abbracciato da Appiani nella forma e nella sostanza, la mostra offre, sala dopo sala, la testimonianza visiva di quello che l’artista grazie al suo talento ha realizzato aderendovi totalmente.

Numerosi sono i ritratti in cui Appiani è stato maestro, qui esposti a testimonianza anche delle novità tecniche con cui riusciva a cogliere sia l’importanza del lignaggio sia le peculiarità caratteriali tanto di donne quanto di uomini in tal modo immortalati. Il ritratto di “Antonio Canova” spicca come altro cuore pulsante del Neoclassicismo italiano; altri volti di personaggi storici, politici e femminili seguono il visitatore con il loro sguardo in prospettiva.

La mostra riesce a collocare Appiani nel luogo più congeniale, esaltando l’architettura neoclassica dello stesso Palazzo Reale e ricordando l’importanza che Milano aveva ricoperto nel periodo napoleonico con l’incoronazione di Napoleone nel Duomo adiacente, avvenuta nel 1805, apoteosi che aveva coinciso con quella dello stesso artista, pittore e spirito neoclassico.

redattrice
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