Basterebbe questa frase “Io non ho mai dipinto una donna grassa nella mia vita”, pronunciata da Fernando Botero e trascritta su uno dei pannelli dell’allestimento, per giustificare la visita alla mostra "Botero" allestita al Palazzo Pallavicini di Bologna. Fino al 26 gennaio 2020 è infatti possibile ammirarne la visione rotonda o "tondeggiante" attraverso una selezione di 50 opere (tra disegni, acquerelli, carboncini) fatta dallo stesso Botero appositamente per l’exhibition della città emiliana. Le opere appartengono principalmente alla collezione privata dello stesso artista e la mostra è stata divisa tematicamente in sette sezioni: vita, religione, nudi, nature morte, circo, colore, tauromachia.
La visita è un inno alla vita e al colore, all'amore per l’arte in genere e alla bellezza della forma che appare ancor più stridente in un momento storico in cui la società esalta - anche grazie ad alcuni media - un volume ridotto, sottile, inesistente, quasi più simile, per rimanere in ambito artistico, ai lunghi colli e alle figure esili di Modigliani o all'assenza di corporeità di Giacometti. Eppure basta guardare appena al di sotto della superficie, oltre l’apparenza, magari al di là della cornice, per comprendere pienamente (e mai avverbio è più azzeccato) tutta la poetica che riesce a racchiudere un'opera pittorica di Botero. Non si può e non si deve ridurre la sua arte alla facile etichetta di "pittore/artista/scultore di corpi grassi" se non si conoscono le basi della sua visione, tra l'altro notevolmente influenzata dalla pittura italiana rinascimentale, soprattutto da Piero della Francesca. L'arte è una visione sempre diversa della medesima cosa
Fernando Botero cominciò a prendere familiarità con gli artisti europei nel corso del viaggio studio che si "regalò" grazie alla somma conquistata con il secondo premio al IX Salone degli artisti colombiani: Spagna (Goya, ma anche i Tiziano custoditi al Prado), Francia (l'avanguardia) e l'Italia con Giotto, Mantegna e soprattutto, appunto, Piero della Francesca, del quale l'artista colombiano ammirava la volumetria, lo spazio occupato dai corpi, nell'ambiente e purezza della luce pura rinascimentale che "bagna" di luminosità, ad esempio, la Madonna di Senigallia, da lui molto amata.
Le opere presenti nell'allestimento sono quindi la sintesi del percorso che l'artista ha compiuto dalla prima formazione, guardando le illustrazioni della Divina Commedia di Gustave Dorè, ai lavori eseguiti per El Colombiano - il più importante giornale di Medellin, sua città natale - fino ai tempi più recenti. Racchiudono il desiderio di tornare all'infanzia, magari con i ricordi del circo visto da bambini, l'assenza completa di ombre - perché l'arte deve dare serenità e quindi essere scevra da inquietudini o caos - forme dilatate che però si rifanno inequivocabilmente alle geometriche (che essendo "matematicamente pure" sono quindi rasserenanti) con campiture piatte ed uniformi. E' la ricerca di una bellezza armonica ideale che appare immune allo scorrere del tempo, ma che, allo stesso tempo, non lo ignora: il "tempo" è infatti presente in molte raffigurazioni sia concettualmente che materialmente. A volte lo stesso soggetto è illustrato in diversi "momenti" oppure è descritto dall'inserimento di orologi.
Emblematica di tutte queste caratteristiche che prende il nome di "boterismo", la figura scelta per il manifesto della mostra che non può lasciare indifferenti: una donna di profilo, cristallizzata in un momento non definito dalle luci ambientali, perché completamente immersa in una luminosa monotono, sguardo "sereno" che non tradisce emozioni e orologio al polso. Volume dilatato senza ombre. L'unica pecca della mostra, dalla quale il visitatore esce conscio che, visto attraverso l'occhio dell'artista, il proprio ritratto potrebbe non essere quello che ci si aspetta, è proprio non avere la possibilità di essere ritratti da Botero stesso. Ma chi può dirlo?
BOTERO
curatore Francesca Bogliolo
ente promotore Gruppo Pallavicini S.r.l.
con il patrocinio di Comune di Bologna, Ambasciata Colombiana in Italia
Palazzo Pallavicini
Bologna
www.palazzopallavicini.com









