Alzi la mano chi - appassionato di letteratura gialla - non ha visto (rivede regolarmente e rivedrà in futuro) le eccezionali versioni in bianco e nero di Nero Wolfe (con Tino Buazzelli e Paolo Ferrari), Maigret (un ottimo Gino Cervi, anche per Georges Simenon) o Padre Brown (Renato Rascel), ed è alla ricerca della donna di picche assieme al Tenente, non Colombo, ma Sheridan (Ubaldo Lay), oppure è in attesa del raffinato Philo Vance (Giorgio Albertazzi) o di Sherlock Holmes (Nando Gazzolo). Ancora di più se avete perduta la briosa Laura Storm interpretata da Lauretta Masiero (vi diamo però un indizio: RaiPlay, ma non rivelate a nessuno che ve lo abbiamo detto noi).
In ogni caso, per evitare di commettere reati successivi, vi suggeriamo di non mancare la mostra Sulle Tracce del Crimine. Viaggio nel giallo e nero Rai. Un percorso per immagini, dominato ovviamente dal colore a tema, che racconta in maniera precisa e suggestiva di come la Rai di ieri abbia trasformato il genere giallo e investigativo (oggi si preferisce chiamarlo "crime") in molti anni di assoluta qualità compositiva e mestiere artigianale, arrivando in più casi a dominare ogni forma di confronto, anche internazionale. Il Maigret di Cervi, il Nero Wolfe di Buazzelli e il Padre Brown di Rascel ne sono una "prova" inconfutabile, almeno finora. Per onestà intellettuale riconosciamo la superiorità dell'Hercule Poirot di David Suchet - consigliamo la lettura di Sir David Courtney Suchet (aka Monsieur Hercule Poirot) - e un più che onesto pareggio con lo Sherlock Holmes di Basil Rathbone. A nostro parere il Tenente Colombo fa categoria a sé (Peter Falk è il Tenente Colombo).
Non ci troviamo di fronte solo al bianco e nero di ordinanza, ma si arriva anche al colore (sbiadito) dei giorni nostri, partendo dagli sceneggiati storici veniamo infatti alle serie più recenti, molto meno incisive e dal giallo meno accecante, fatta esclusione per quella del commissario siciliano con la passione per gli "arancini" (da qui si capisce che non è palermitano) e per la buona tavola, soprattutto se fatta di pesce fresco. Da appassionati non potevamo poi mancare al gioco delle figurine (ce l'ho, ce l'ho, mi manca) controllando i titoli e le edizioni dei numerosi gialli esposti in due bacheche chiuse (peccato, ma almeno ci siamo evitati il maldestro tentativo di furto).
Guardando e riguardando, affascinati dal bianco e nero di circa 200 immagini, ma ancora di più stupiti dalla grande eccellenza degli attori coinvolti (praticamente il meglio offerto dai palcoscenici di allora), ci è venuto spontaneo chiederci chi sia il colpevole, chi abbia commesso il primo delitto di occupare i palinsesti televisivi - escludendo ovviamente la sola Rai 5 e gli altri canali tematici - con chiassose improvvisazioni musicali (pare che li chiamino talent e che la gente li guardi, peccato poi che i dischi non li compri nessuno), improvvisati alla ricerca di fama (li chiamano reality) e altre esibizioni quizzaiole basate sinceramente sul nulla assoluto. Un guardare solo al passato, il nostro, probabilmente da mente anziana, ma che non può non considerare come il passaggio dallo sceneggiato alla fiction ne abbia comunque appiattito l'aspetto culturale. Così come riteniamo impossibile che di fronte a questa "televisione" potesse verificarsi una visita sul set di Alfred Hitchcock (1960, ritratto assieme ad Anton Giulio Majano e Carlo Romano).
L'appassionato che visita la mostra è facile che riconosca tutti o quasi i fotogrammi, indipendentemente dalla sua età, e che si soffermi con grande piacere davanti ad immagini che richiamano alla sua mente non solo la perfezione della letteratura poliziesca, praticata in forma di sceneggiato praticamente da chiunque (evitiamo la lista dei nomi, perché tanto ci sono tutti), ma anche la grande quantità dei "generi" rappresentati. Citiamo in maniera del tutto arbitraria "A come Andromeda" di Vittorio Cottafavi, la pazzesca serie breve dedicata a Friedrich Durrenmatt (vi suggeriamo di cercare le interpretazioni di Paolo Stoppa, non solo come Commissario De Vincenzi ma anche come Commissario Barlach, per rendervi meglio conto di quello a cui oggi abbiamo rinunciato), il celebrato francese "Belfagor" (ma che rivisto con il gusto odierno sente un po' il peso dei suoi anni) o - e ci fermiamo qui - "Il segno del comando" e "La Baronessa di Carini", entrambi firmati da Daniele D'Anza.
In conclusione, la mostra va sicuramente visitata e soprattutto il catalogo va acquistato. Vedendo la prima e sfogliando il secondo vi verrà la voglia di rivedere gli sceneggiati e di riprendere in mano i libri (elettronici o cartacei non cambia), anche in questo caso riscoprirete non solo l'eccellenza della scrittura, ma di come quelle stesse atmosfere siano state trasferite in ambienti italiani, ma sempre rispettosi dell'originale. Ecco perché il giallo - quello ovviamente fatto bene - non morirà mai. Il delitto (della finzione televisiva) soddisfa e continuerà a farlo, anche se indirizzato verso un pubblico ristretto (ma pagante).
SULLE TRACCE DEL CRIMINE
Viaggio nel giallo e nero Rai
nasce da un'idea di Stefano Nespolesi ed è curata da Maria Pia Ammirati e Peppino Ortoleva
ha il patrocinio del MIBACT - Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
è promossa e coprodotta da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e da Rai Teche e fa parte di Romarama, il programma culturale di Roma Capitale
realizzata in collaborazione con Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e INA (Institut National de l’Audiovisuel)
progetto grafico a cura di Rai Direzione Creativa
progetto scenografico a cura di Carlo Canè
supporto organizzativo Zètema Progetto Cultura









