Motivi geometrici a formare un corpetto nascono dall’azzurro dell’acqua rubato al mare, nelle cui insenature si scorgono conchiglie; ali variopinte di un pappagallo si fondono con foglie tropicali e fiori dai colori meravigliosi; decorazioni che prendono spunto dai sogni di colei che le ha create toccano terra nelle pieghe di un abito che invece della stoffa usa… la carta.
E’ all’insegna della visione onirica di Caterina Crepax – figlia d’arte del celebre fumettista Guido, dal quale ha sicuramente ereditato la “mano disegnativa” – la mostra dal titolo “La gentilezza della Carta – La sostenibilità è bellezza”, ospitata fino al 30 gennaio 2022 dalla Fondazione Fasion Research Italy di Bologna.
Il richiamo all’urgenza della sostenibilità diventa un modo per riflettere, attraverso la lente della bellezza, sul tema della sostenibilità, fortemente condiviso dall’autrice e dal Patron della Fondazione Alberto Masotti e diventa il pretesto per l’inaugurazione del Punto Sostenibilità. Materiali tessili, accessori e soluzioni di packaging sostenibili per la moda nel più completo archivio italiano, sia fisico che digitale. Dalla lana riciclata alla seta rigenerata - al tatto simile al cachemire - dal jersey biodegradabile ai complementi in alluminio riciclato, passando per la riscoperta di antichi filati e tessiture, l’archivio ospita il meglio dell’innovazione, con una ulteriore caratteristica legata alla green vision e al commercio: solo materiali e soluzioni già industrializzate e immediatamente disponibili per la produzione in piccola o larga scala, quindi con risparmio di risorse impiegate.
Diciotto abiti scultura che evidenziano il percorso evolutivo della Crepax - dall’infanzia piena di colore, forbici e carta agli studi architettonici che influenzano la visione tridimensionale – e che mettono in scena l’immaginario multiforme e onirico dell’artista, esaltando contemporaneamente il fascino dell’Italian style e restituendo una riflessione contro lo spreco. La carta con più di una vita può diventare sempre altro da sé, trasformandosi da materia funzionale a sostanza di una immaginazione feconda. I sogni, la bellezza della natura, il mondo orientale e i suoi decorativismi, la mitologia classica; e ancora, ali traslucide di insetti, pistilli di fiori, riccioli in ferro battuto, intarsi di vecchi pavimenti, grattacieli, rocce, nuvole, foglie, conchiglie, mappe di città. Gli abiti, degli “origami” a grandezza naturale, sono modellati sugli innovativi manichini di Bonaveri, in materiale da fonte rinnovabile e biodegradabile e realizzati in carta prodotta con il 100% di fibre riciclate dalla storica cartiera Cordenons, ulteriore citazione e desiderio di sostenibilità.
Numerosi pattern provengono dal prezioso archivio di textile design di F.FRI, nata nel 2015 per volontà del Cavalier Alberto Masotti, già Presidente dello storico marchio La Perla, per supportare i settori della moda e del design Made in Italy.
“Il tema della sostenibilità è da sempre centrale nel mio lavoro – dice Caterina Crepax – e la carta di riciclo e riuso è il materiale che più di altri diventa metafora della gentilezza che dovremmo usare nei confronti del nostro pianeta. Per questo progetto ho cambiato il mio usuale approccio creativo, che normalmente concepisce l’idea finale dell’opera, per realizzare la quale poi cerco carte di ogni tipo, dagli scarti tipografici ai vecchi libri ai pirottini per i dolci. In questa occasione invece il punto di partenza è stato il magnifico Fondo Brandone, e la sfida è stata quella di creare abiti che valorizzassero le splendide grafiche dell’archivio, mixandole per arrivare a un’armonia di colori e forme: in un certo senso per la prima volta mi sono improvvisata, per così dire, stilista, un approccio che mi ha stimolato e divertito moltissimo”.
“Sono passati molti anni da quando ho letto i primi report sull’inquinamento prodotto dall'industria della moda, ma ricordo ancora lo sconcerto che ho provato – spiega il Presidente della Fondazione FRI Alberto Masotti. - Il settore in cui lavoravo e che tanto amavo era la seconda attività più inquinante del mondo e ancora oggi, purtroppo, la strada verso l’evoluzione green è lunga. Mi consola vedere che le nuove generazioni sono più attente a questi temi e ne sentano l’urgenza. Spero che la mostra – che parla ai cuori attraverso il linguaggio universale dell’arte – possa far riflettere e trasmetta un concetto in cui credo profondamente: la sostenibilità è bellezza, è un valore e un dovere imprescindibile”.









