Un artista chiamato Banksy (recensione)

A Ferrara una selezione di opere originali dell'artista "sulla bocca di tutti" e sui "muri del mondo"

opera di Banksy
m&s - Banksy, Mickey Snake (foto © media & sipario)

Noi siamo quello che vediamo, leggiamo, ascoltiamo. È una frase che abbiamo sentito, letto, a volte declinato su noi stessi. Nel caso di Banksy è evidente come questo artista contemporaneo (dovrebbe essere nato nel 1974, anche secondo Wikipedia) abbia letto, visto e ascoltato tantissimo. E soprattutto è evidente come sia riuscito ad interpretare ciò che "ha fatto suo" nella maniera che è ormai mediaticamente e universalmente conosciuta: con intelligenza, guizzo creativo, fantasia, tagliente ironia e anche maestria.

Approcciarsi ad una sua mostra, raramente viene autorizzata dall'artista che ne è però a conoscenza, non è facile. Non perché i messaggi che, in questo caso Banksy, desidera veicolare non siano di immediata intuizione (oltretutto le opere sono corredate di ampie spiegazioni, che riportano spesso sue dichiarazioni, quanto perché si rischia di arrivare pieni di aspettative e avere paura di rimanere delusi o - al contrario - giungere all'allestimento con il pregiudizio che il clamore intorno a questo "personaggio" sia stato gonfiato dalla ridondanza mediatica e social. E invece... Invece si trovano delle opere che scuotono gli animi, stimolano la mente, non lasciano indifferenti e portano a pensare che si vorrebbe avere metà della sua intuizione e capacità di cogliere "qualcosa", per farne un messaggio o anche semplicemente incamerarlo nella propria mente.

Al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, si "tenta" di conoscere Banksy attraverso la visione di oltre 100 opere appartenenti a collezioni private, che fondalmente ripercorrono la storia fino ad ora conosciuta di questo "sconosciuto" - ma solo per volto, età, origini - artista. Si dice sia nato nel 1974 a Bristol, qualcuno azzarda possa essere il musicista (e graffitista) Robert Del Naja dei Massive Attack. Uno studio condotto dal Mail on Sunday nel 2008, invece, avrebbe identificato Banksy in Robin Gunningham, già studente della Bristol Cathedral Choir School, ipotesi accreditata dagli studiosi della Queen Mary University di Londra, che hanno raggiunto questo risultato servendosi del cosiddetto "profilo geografico criminale".

L'artista "sconosciuto più conosciuto al mondo" (o, come sostiene il presidente di Ferrara Arte, il più "parlato") è "figlio" ed esponente della pop art, della land art, della street art, ma anche della società odierna e, pur essendo unico nel suo genere, rimanda culturalmente a nomi più o meno noti del passato. Andy Warhol certamente, ma anche Yves Klein con la sua "impagabilità dell'arte" e il concetto di vuoto. Seguendo il percorso espositivo ci si interroga di fronte al video della "distruzione" di "Girl with Ballon" appena dopo l'assegnazione all'asta, ma dell'iconica immagine si trova anche una serigrafia sotto la dicitura "C'è sempre una speranza" e la serie sui "topi", come "Gansta Rat", il topo rapper. I topi sono tra i soggetti preferiti di Banksy che scrive: "Esistono senza permesso. Sono odiati, braccati e perseguitati. Vivono in una tranquilla disperazione tra la sporcizia. Eppure sono capaci di mettere in ginocchio intere civiltà". Che ci sia un'analogia con il Rat-Man di Leo Ortolani? Affascinante ipotesi, ma è probabile che nessuno potrà confermarcela.

L'artista coglie il parallelismo tra i topi e gli street artist e cita, mutuati, quelli di un altro writer parigino, Blek Le Rat, molto vicino al suo pensiero, che negli anni '80 li disseminava per Parigi. Si può ammirare anche "L​​ab Rat​"​, realizzato in spray e acrilici su compensato nel​ ​2000, una delle tante opere “riscoperte” di Banksy: originariamente pannello laterale di un palco allestito presso il Glastonbury Festival, venne dipinto sul posto; il pannello è rimasto poi per anni in un magazzino e alla sua riscoperta, nel 2014, è stato autenticato dall’artista. In "Jack e Jill Police Kids" mette sotto la lente d'ingrandimento i temi legati all'infanzia, il rapporto con i genitori e la società di imprinting militarista; "Virgin Mary" (o Toxic Mary) è una dura critica al ruolo della religione nella storia; in "Sale end Today", una delle immagini meno conosciute, traspare - se si può ancora più spiccato - il suo sarcasmo: la fine dei saldi è la vera e unica fonte di disperazione in una società capitalista; in "Soup Can" appare ben delineato il contatto con il maestro Warhol. Ogni segnale artistico di Banksy è un "graffio", è un segno "graffiante" del pensiero di questo "graffitista" che ha capito e nobilitato gli stencil, che non può passare inosservato pur rimanendo invisibile.

Sono tante le opere che fanno riflettere, che pongono l'accento sui nostri atteggiamenti quotidiani più meschini, sulle dinamiche di mercato che sembrano tirare i fili di troppi comportamenti, non solo nell'arte. Tante, ribadiamo che a Ferrara ne sono esposte più di cento, che non sarebbe possibile descriverle tutte e che possono solo essere viste, ammirate e, nella migliore delle ipotesi, incamerate. Il consiglio è quindi quello di visitare la mostra, anche più di una volta, e lasciare che i messaggi veicolino liberi come libera è la mente e la mano di Banksy quando traduce il proprio pensiero su un muro, su una tela, su un supporto.

UN ARTISTA CHIAMATO BANKSY
Palazzo dei Diamanti di Ferrara
organizzatori Fondazione Ferrara Arte e Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea
in collaborazione con Associazione Culturale MetaMorfosi
a cura di Stefano Antonelli, Gianluca Marziani e Acoris Andipa

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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