Prima di scrivere della mostra in corso, forse è opportuno introdurre quel filone artistico richiamato dal titolo - la Street Art - e differenziarlo da altri che possono esservi accumunati. Ma che cos’è realmente la Street Art? Che sembra essere divenuta così di moda da quando - prepotentemente e meritatamente - esiste Banksy? Ma che non sarebbe così famoso se non ci fosse stato, prima di lui, Keith Haring.
L'Arte di Strada racchiude tutte le espressioni artistiche e di conseguenza tutti i linguaggi (dal pittorico alla danza hip hop) che si manifestano nei luoghi pubblici, a volte (ma sempre meno) anche illegalmente. Il Graffitismo (non nell’accezione di arte preistorica) è un “intervento” pittorico realizzato sul tessuto urbano che prevede comunque delle scritte, delle lettere, il lettering con la firma dello stesso artista che diventa un logo, una testimonianza dell’abilità nel maneggiare bombolette spray, tecnica e colore. I Murales, anche in questo caso senza citare l’arte rupestre, non corrispondono al graffitismo perché sono rappresentazioni figurative in piena regola che, saltuariamente, contengono anche la firma.
Dove si colloca quindi Keith Haring, “quello degli omini”, come lo chiamano i meno avvezzi all’arte? Sicuramente a New York, geograficamente parlando, città nella quale arriva dopo un primo percorso artistico iniziato all’Ivy School of Professional Art di Pittsburgh, dove aveva studiato grafica pubblicitaria, presto abbandonata perché poco adatta al suo stile, ma che sicuramente (con il senno di poi) ha influenzato il suo stile così diretto, efficace, comunicativo.
È nella Grande Mela che, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ‘80, Haring incontra Paolo Buggiani, toscano del 1933, che accendeva l’antagonismo urbano tramite performance ad alto contenuto “politico”, utilizzando la metropoli come “museo a cielo aperto”. E’ l'italiano a comprendere per il primo la genialità ed il talento del giovane e a “collezionare” le opere metropolitane di Haring, “staccandole” dai muri e conservandole. Haring poneva le sue opere davanti agli occhi di tutti, nella profonda convinzione che l’arte non fosse un’attività elitaria riservata all’apprezzamento di pochi: “l’arte è per tutti e questo è il fine a cui voglio lavorare”. E’ da questa leit motiv che, probabilmente, decide di esprimere il proprio estro creativo riempiendo gli spazi pubblicitari vuoti della metropolitana di New York.
Grande conoscitore dell’arte - "devi sapere le regole per poterle infrangere" (cit.) - non solo quella contemporanea di Warhol, Pollock, ma anche quella di Picasso e quella concettuale di Klee, amico di Alechinsky e Basquiat, oltre che assiduo frequentatore del Club 57, Haring cominciò a realizzare i suoi “omini”, quelle figure lineari che, pur essendo semplici, esprimevano grande dinamismi e soprattutto “vivevano”, anzi “vivono”, come se si dovessero staccare dal muro e muoversi liberamente nello spazio. ''Un giorno, viaggiando in metropolitana, ho visto un pannello che doveva contenere un messaggio pubblicitario. Ho capito subito che quello era lo spazio più appropriato per disegnare. Sono risalito in strada fino ad una cartoleria e ho comprato una confezione di gessetti bianchi, sono tornato in metropolitana e ho fatto un disegno su quel pannello. Era perfetto, soffice su carta nera; il gesso vi disegnava sopra con estrema facilità”.
A Palazzo Campana ci sono 20 di queste opere originali, realizzate sui muri della metropolitana tra il 1981 e il 1983. Ad ampliare la visione artistica 30 pezzi di Paolo Buggiani, incentrati sui progetti a New York, un documento unico per attraversare simbolicamente la città e tracciare la mappa di azioni e opere ormai estinte. "... la mia attività di ricerca è divisa in due parti: la prima continua il mio gioco intimo della pittura, mentre la seconda mi coinvolge in prima persona attraverso le sculture indossabili, gli oggetti, le macchine metamorfiche inserite nel contesto urbano e nella natura. L'altro mio desiderio è sempre stato quello di volare, ma non avendo mai fatto corsi d'aviatore, ho imparato a farlo simbolicamente con le mie opere d'arte dedicate a "Icaro", simbolo di libertà e desiderio d'evasione... personaggio disubbidiente e meraviglioso!"
Avendo chiara questa visione d'insieme, ci riproponiamo la domanda: dove si colloca “artisticamente” Keith Haring? In nessuna corrente artistica e volendo ovunque, abbracciando in toto il concetto ad ampio respiro di Street Art: un mondo metropolitano, “altro” rispetto a quello conosciuto, in cui fondere e confondere graffitismo, murales, grafica, fumetto, linguaggi apparentemente complessi, espressi però semplicemente (mai superficialmente), che veicolao messaggi che riguardano diversi temi della sua epoca, quali capitalismo, razzismo, ingiustizia sociale, apartheid, riarmo nucleare, droga e aids, ma anche amore, felicità, gioia e sesso. C’è da chiedersi cosa avrebbe ancora dato al mondo, se non fosse scomparso all’età di soli 31 anni. Ma anche questo evento tragico ha contribuito a creare il mito, permetteteci la licenza poetica, dell'omino Haring.
MADE IN NEW YORK
KEITH HARING (Subway Drawings)
PAOLO BUGGIANI
E LA VERA ORIGINE DELLA STREET ART
a cura di Gianluca Marziani
Palazzo Campana
Piazza Dante Alighieri 1, Osimo
23 luglio 2020 - 10 gennaio 2021









