Philip Colbert: The Lobster Empire

Invasione romana delle opere di Philip Colbert, che di sé dichiara: “Sono diventato un artista quando sono diventato un'aragosta”

immagine di un uomo in posa
m&s - Phili Colbert (Foto © Antonio Masiello / Getty Images for Philip Colbert)

E come potremmo dargli torto, è il primo nostro commento a caldo, dopo aver seguito tutta la marcia di avvicinamento dell'artista britannico alla Capitale italiana, iniziata in stile banksyano il 6 ottobre 2022 e ora in conclusione, domenica 8 gennaio 2023, quando chiuderà la personale a lui dedicata, nel Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro. Ne ripercorriamo le tappe principali, partendo appunto dallo scorso anno e da una breve presentazione dell'artista.

Chi è Philip Colbert
Nato in Scozia nel 1979, attualmente vive e lavora a Londra ed è spesso indicato come il "figlioccio di Andy Warhol". Laureato con un master in filosofia presso l’Università di St. Andrews, ha creato un seguito globale per il suo personaggio (una aragosta che sembra tratta da un cartone animato) assieme ai suoi dipinti storici dal carattere hyper pop. La sua ricerca artistica è stata sostenuta da figure del mondo dell'arte come Charles Saatchi e Simon De Pury. 
Il suo lavoro esplora in maniera inedita i modelli della cultura digitale contemporanea, creando un dialogo storico con le icone della storia dell'arte. Sulla scia di altri maestri, come Richard Hamilton, Roy Lichtenstein e James Rosenquist, i suoi dipinti affrontano temi e soggetti tratti dalla storia dell’arte che vengono mischiati ai simboli quotidiani della cultura di massa contemporanea, il tutto narrato attraverso gli occhi del suo alter ego: l’aragosta. 

L'invasione delle aragoste in Via Veneto
Il progetto di arte pubblica è stato sviluppato da Studio Philip Colbert, Cathrine Loewe e Bam srl in collaborazione con il Municipio Roma I Centro e l’Associazione “Via Veneto”. Per quasi tre mesi (a partire da ottobre 2022), dodici opere iconiche dell’artista hanno animato la via simbolo della dolce vita romana e vera e propria icona cinematografica.
Sculture di grandi dimensioni e diversi materiali - alluminio, bronzo e acciaio - che rimandano a famose opere d'arte “indossate” dalle aragoste-sculture, come l'Orinatoio di Duchamp, i Girasoli di Van Gogh o lo Squalo di Damien Hirst, in un dialogo, a tratti anche fastidiosamente stridente, con la storia dell'arte antica e moderna e con il contesto urbano. Tra queste, per la prima volta, è stata esposta la scultura più grande, il King Lobster, alto sei metri, che saluta i suoi seguaci con la corona regale e le chele alzate. 

The Lobster Empire al Complesso di San Salvatore in Lauro
In questa personale realizzata da Bam srl in collaborazione con Studio Philip Colbert e Catherine Loewe, l’artista presenta una selezione dei suoi lavori più celebri, già esposti in importanti istituzioni in tutto il mondo - Tate Modern di Londra, Van Gogh Museum di Amsterdam, Modern Art Museum di Shanghai, Hong Kong Museum of Art, Multimedia Art Museum di Mosca - e note gallerie come la Sejong Gallery di Seoul, la Whitestone Gallery di Taipei, la Saatchi Gallery di Londra e Los Angeles e la Gallery Nichido di Tokyo - solo per citarne alcune.
Diciotto opere, tra scultura e pittura che ne raccontano il mondo racchiuso nel personaggio più iconico: l’aragosta, “un cartone animato contemporaneo protagonista del Surrealismo”, quasi un alter ego attorno al quale l’artista è riuscito a costruire un seguito globale, lanciando nei mesi scorsi un innovativo progetto virtuale sul metaverso, “Lobstars", i cui proventi sono stati interamente devoluti alla ricerca a favore del benessere degli animali marini.
In mostra si trovano la serie di preziose sculture in marmo bianco di Carrara che riproducono l’aragosta in scene classiche: il combattimento con il Minotauro, il taglio della testa di Medusa o la lotta con il serpente come nel gruppo scultoreo del Laocoonte, l'icona prototipica dell'agonia umana nell'arte occidentale. L’altra parte dell’esibizione è invece dedicata ad una selezione di opere pittoriche, tele multistrato in olio dai colori forti, che raccolgono immagini pop riconoscibili in tableaux pieni di ironia. 
Ma l’immaginario dell’artista non si ferma agli evidenti rimandi ai pittori pop, come Andy Warhol, Richard Hamilton, Roy Lichtenstein e James Rosenquist, ben visibili nell'ossessione per le immagini di consumo e per i simboli della cultura di massa. Ad una più attenta lettura emergono,  infatti, anche la sua passione per la filosofia e la storia dell'arte, lo studio delle tecniche compositive di antichi maestri come Paolo Uccello, Peter Paul Rubens e Anthony Van Dyck, che Philip Colbert reinterpreta con l'umorismo psicologico tipico dei surrealisti. Un dialogo tra passato e presente che può risultare a tratti stridente e che si riverbera sulla città eterna, un luogo in cui la vivace vita contemporanea si scontra senza soluzione di continuità con le antiche civiltà. 

m&s ringrazia Sofia Li Pira (SLP Studio) per la cortese collaborazione.

Giornalista
Editor per amore, giornalista per passione. Tra libri, poesia, teatro e serate in compagnia, ho fatto della scrittura un lavoro. La mia giornata tipo? Risveglio tra pagine da correggere, pomeriggio in mezzo alla natura a leggere, la sera sulla poltroncina di fronte al palco!
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