Surrealist Lee Miller (recensione)

In mostra la fotografia (e l'arte) surrealista, grazie alla storia e alle immagini di Elizabeth Lee Miller

la grafica della mostra
m&s - Surrealist Lee Miller

Il surrealismo è un movimento artistico d'avanguardia nato sia "con" che dall'evoluzione del dadaismo, in Francia, nel primo dopoguerra. "Con" perché ne ha raccolto i concetti, ma ne ha poi sviluppato il pensiero dando spazio all'inconscio e al sogno che precedentemente avevano avuto solo un ruolo marginale se non inesistente all'interno della corrente artistica.

Anche senza avere ben chiari in mente questi presupposti, si può facilmente visitare la mostra dal titolo "Surrealist Lee Miller" lasciandosi avvolgere dall'atmosfera che le immagini esposte regalano al visitatore. La retrospettiva, la prima in Italia dedicata a questa artista, forse sconosciuta ai più, celebra con 101 fotografie e pannelli didascalici Elizabeth "Lee" Miller, modella, fotografa, fotoreporter la cui vita pare l'emblema del surrealismo stesso.

Preferita tra i tre figli dal padre Theodore, fu lasciata fin da subito libera di seguire le proprie passioni e la vena artistica, anche per cercare di colmare il dolore e il trauma di una violenza sessuale subita a sette anni. Studiò arte a Parigi, scenografia e illuminazione a New York e cambiò spesso scuole e corsi di studi a causa della sua verve indisciplinata. La carriera come modella cominciò in maniera fortuita quando venne letteralmente "salvata" dall'essere investita da un'auto dal direttore della rivista Vogue, Condè Nast, che la volle in copertina, affascinato dall'accento francese acquisito dalla ragazza durante il soggiorno parigino e dallo stile e portamento innati.

Dopo due anni come "soggetto" fotografico, la Miller decise di diventare autrice di fotografie e inseguendo passione e desiderio tornò a Parigi per intrecciare una relazione artistica e professionale con Man Ray. Volitiva e intraprendente superò la diffidenza di quello che è assunto come fotografo surrealista per eccellenza, diventandone modella, allieva, musa ispiratrice e spesso scattando fotografie attribuite erroneamente allo stesso Ray. Insieme a lui sviluppò (forse per fortuna, forse per bravura) la tecnica della solarizzazione e cominciò a frequentare la cerchia degli artisti surrealisti (Picasso, Ernst, Cocteau, Mirò), alternando costantemente l'attività di modella a quella di fotografa in una perfetta sintesi del pensiero surrealista.

Riflettere e far riflettere, soggetto e oggetto, cambiamento dei punti di vista: tutta la vita di questa particolare artista fu segnata da questi concetti, sia quando seguì il marito in Egitto, compiendo tour fotografici per sé e per i propri ospiti (o amanti), sia quando decise si confrontarsi con la fotografia di reportage (seguendo poi il suo secondo marito Roland Penrose), o quando partì come fotografa freelance per Vogue. Sue le testimonianze degli incessanti bombardamenti su Londra, ma anche l’assedio di St. Malo, la liberazione di Parigi, i combattimenti in Lussemburgo e in Alsazia e, inoltre, la liberazione dei campi di concentramento di Dachau e Buchenwald. I reportage vengono realizzati e corredati da didascalie scritte di suo pugno. La fotografia più celebre rimane forse "Autoritratto nella vasca da bagno del Führer", più alcune immagini scattate negli appartamenti di Hitler, raramente esposte anche a livello internazionale e mai diffuse a mezzo stampa per l’uso improprio fattone negli anni da gruppi neonazisti.

Le 101 immagini presenti sono divise negli ambienti attraverso un percorso cronologico che segue Lee nei suoi spostamenti temporali e geografici ed anche nell'evoluzione del suo sguardo, che passa dalla volontà di esprimere concetti surrealisti, attraverso gli scatti, a quella di mostrare ciò che non poteva più essere tenuto nascosto della realtà, attraverso l'occhio surrealista. I ritratti degli amici - tra i tanti spicca Picasso - sono perciò vicini, girando appena l'angolo, alle distruzioni compiute dai bombardamenti, alle gambe ancora vestite dalle divise da prigionieri vicino alle montagne di ossa dei caduti, al ritratto del cadavere di un ufficiale tedesco. La stessa esposizione, nel ripercorrerne la vita, è come un'installazione surrealista che passa dal sogno, all'incubo, alla realtà.

Palazzo Pallavicini e
ONO Arte Contemporanea
presentano
SURREALIST LEE MILLER

Palazzo Pallavicini
Bologna

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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